Cosenza, Occhiuto elimina De Cicco e Del Giudice e avvisa Spataro

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Una soluzione per superare la crisi a Palazzo dei Bruzi e riportare all’ovile quelle pecorelle smarrite di De Cicco, Del Giudice e Spataro, sembra non trovarsi. I vari tentativi di normalizzare la situazione sono più o meno falliti.

Non è bastato l’invito, di Occhiuto e famiglia, alla festa di compleanno di De Cicco a rasserenare gli animi. La guerra sotterranea tra Occhiuto, De Cicco, Del Giudice e Spataro continua. Già, perché quella che è in corso, tra Occhiuto e i tre, non  è una diatriba politica, che se così fosse potrebbe anche avvenire alla luce del sole, ma una guerra intestina per tutelare piccoli e grandi interessi di bottega che non possono essere spiattellati ai quattro venti.

Tutto succede dietro le quinte. La vera contrattazione avviene nei privè politici, e lontano da orecchie indiscrete. Ma nonostante la mediazione politica di qualche pezzotto, e di qualche amico degli amici, ancora c’è chi non si ritiene soddisfatto. L’irrigidirsi delle posizioni, causate principalmente dagli atti di prepotenza di Occhiuto, ha spostato la linea del fronte.

Non è più, per i tre, solo una faccenda di interessi, la guerra è diventata una questione di principio. Specie per De Cicco e Del Giudice. Gli affronti che Occhiuto ha sbattuto loro in faccia con disprezzo, hanno toccato la loro dignità e nessuno, adesso, vuole retrocedere. L’acuirsi dello scontro è inevitabile. Dal canto suo anche Occhiuto paventa le sue ragioni. E anche lui come i due consiglieri si è sentito offeso dal loro atteggiamento e dal loro modo di fare. E si ta guasti ccu Occhiuto, difficilmente ricomponi.

deciccoOcchiuto, fa sapere, di averci provato con De Cicco, per esempio, a trovare una soluzione alla sua richiesta, ma il buon senso non ha prevalso. La smania di avere il posto d’assessore subito, ha portato De Cicco a commettere errori che difficilmente riuscirà a recuperare. Occhiuto gli aveva spiegato, subito dopo la sua rielezione, che per la sua nomina ad assessore bisognava aspettare.

Motivandola così: Francè in questo delicato momento politico ho necessità di fare alcune nomine, ma non ti preoccupare che il posto tuo c’è, non appena passa la tempesta, rimpasto e ti chiamo. Ma c’è un problema che prima dobbiamo risolvere. Francè, te lo dico bellu bellu, il problema è che il primo dei non eletti nella tua lista è Pasquale Sconosciuto, che come sai è un uomo, come lo sei stato tu, di Morrone. E tu capisci che non posso mettermi in casa una persona che risponde a quel traditore di Luca Morrone. Questo è un ostacolo serio. Se non risolviamo questo non ti posso chiamare.

Ma De Cicco non ha voluto sentire ragioni. Forse perché mosso da un bisogno economico di avere lo stipendio da assessore, o chissà da cos’altro, ha iniziato a sbraitare dicendo che le parole di Occhiuto erano solo scuse e kiakkiere, perchè di nominarlo assessore, così come avevano concordato, non ne ha intenzione. Il suo posto oramai è occupato e difficilmente si libererà.  E’ così che la pensa De Cicco, istigato, dice Occhiuto, da un sapiente Spataro. Che in questa gruppo dei magnifici sei, pare essere la vera mente.

spataro occhiutoOcchiuto, nonostante le tante sparate di De Cicco, ci riprova a ricomporre. E’ chiaro che la santa pazienza di Occhiuto è dovuta alla necessità di evitare una crisi politica a pochi mesi dalla sua rielezione. Non lo fa perché vuole bene a De Cicco.

Sa che un De Cicco spinto da Spataro e da Del Giudice può creare problemi. E così decide di richiamare De Cicco e fargli una proposta: Francè così non va, con questi tuoi scatti di nervi non andiamo da nessuna parte. Capisco il tuo bisogno, ma devo mantenere, come ti ho detto, equilibri politici che non dipendono neanche da me. Se quello che vuoi è un assessorato, fammi un nome di un uomo o di una donna di tua fiducia che la nomino assessore, perché tu mi servi in consiglio ad arginare altre situazioni. Così superiamo anche il problema dell’entrata di Pasquale Sconosciuto.

Ma neanche questo soddisfa De Cicco. Che non fornisce nessun nome al sindaco. Il posto di assessore spetta a lui. Questa storia di Sconosciuto è una kiakkiera.

Occhiuto insiste e gli dice: se un nome non lo fai tu lo faccio io. Per me, se per te va bene, nomino Silvana Gallucci. Dovrebbe starti bene. E’ della tua lista, ha preso bei voti, sei in meno di Sconosciuto, è una brava persona, stimata da tutti, facciamo lei assessore.

Niente, neanche questo va bene. Perché De Cicco e Gallucci, nonostante l’appartenenza alla stessa lista, non vanno di pelo. La Silvana rimprovera a De Cicco di non averla aiutata, cosi come da accordi elettorali presi, a recuperare voti. E questo ha creato un conflitto tra i due. E a De Cicco di affidargli il suo assessorato non gli passa neanche per l’anticamera del cervello. E boccia anche questa proposta ad Occhiuto.

A questo punto se De Cicco non vuol capire, dice Occhiuto istigato da una Santelli che non ha mai visto De Cicco di buon occhio, ognuno ara casa sua.

Non resta altro da fare ad Occhiuto, a questo punto, che abbandonare la strada senza uscita intrapresa dai tre. Un vicolo cieco senza sbocco che altro non ha prodotto che l’acuirsi dei “dispetti” tra le parti, chiudendo definitivamente la porta ad ogni possibilità di riappacificazione.

Al punto che Occhiuto si esprime risolutivamente: a De Cicco e Del Giudice non li voglio più vedere. E se non piglia subito una posizione di distacco da questi, lo stesso vale anche per Spataro.

E sulla base di questo si è subito organizzato: al posto di De Cicco e Del Giudice, Cipparone e Malizia. E in panchina, qualora dovesse insistere Spataro, Anna Fabiano.

Il gioco è chiuso.

Gli altri tre dissidenti non li considero neanche tali. Perché di fatto sono già rientrati in maggioranza. Il loro è stato solo un fuoco di paglia. Una ragazzata. Una scappatella. E Occhiuto da bravo padre di famiglia qual è, dopo le dovute scuse a capo chino, li ha riaccolti a braccia aperte.

Si dice che il consiglio comunale è la rappresentazione plastica delle caratteristiche sociali dei cittadini. Che tradotto vuol dire: ognuno ha i politici che si merita.

GdD