Cosenza, Occhiuto: “Un mandato di cattura che cammina”

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Deve aver capito che le cose si sono messe veramente male e, come è suo costume, tenta l’ultima disperata difesa recitando a memoria il suo oramai famoso cavallo di battaglia: la colpa non è mia, è degli altri. L’unica cosa che gli riesce bene. Insieme a quella di negare sempre, anche di fronte all’evidenza.

Quello di questi giorni è un Occhiuto irrequieto, nervoso, ansioso. Nonostante la faccia dell’apparenza che si porta in giro, è spaventato, terrorizzato, per le conseguenze, ora che le coperture sono saltate e il bel tempo dello sguazzo con Granieri è finito, che dovrà subire per tutte le sue malefatte.

L’ombra della scure della Giustizia si è sovrapposta alla sua, e lo accompagna ovunque. Vivono in simbiosi. Ogni giorno è un’ incognita che non sa mai come finirà. Difficile addormentarsi sereno, senza tonnellate di sonniferi e ansiolitici, in questa situazione.

Già, perché la situazione di Occhiuto va complicandosi, giudiziariamente parlando, ogni giorno di più. L’annuncio di Spagnuolo dopo l’operazione dei “furbetti del cartellino di Rogliano” che dice: “la nostra attività come procura continuerà anche su altre amministrazioni pubbliche”, lascia presagire nubi nere all’orizzonte. Per Occhiuto si capisce. Perché la prossima amministrazione oggetto dell’attenzione della procura non può che essere quella di Cosenza.

Da sinistra: Cannizzaro, il questore Anzalone, Occhiuto e Potestio

E’ chiaro, così come vi avevamo annunciato, che il procedimento sugli “appalti spezzatino” dove sono indagati Potestio e Cucunato (gli uomini di fiducia di Occhiuto) e gli “imprenditori amici”, è giunto al capolinea. Come è chiaro che questa inchiesta non potrà che portare all’emissione di ordinanze di custodia cautelare, vista l’evidenza, al pari dei furbetti del cartellino, dei reati commessi.

E poi, a prospettare questo scenario, c’è anche la necessità di Spagnuolo di liberarsi dell’infame macchia dell’assunzione clientelare e ‘mpastettata  del nipote. Assunto dalla sera alla mattina, come dirigente alla Cultura al Comune di Cosenza, senza che ce ne fosse bisogno, da Occhiuto. E se a questo aggiungiamo le inchieste in mano a Gratteri sul voto di scambio politico/mafioso in città, la quantità di ansiolitici che dovrà ingerire Occhiuto, diventa veramente importante.

Da quando si è reinsediato al Comune si muove con cautela, ha ordinato ai suoi sodali di lucrare solo lo stretto necessario e di dire agli amici degli amici che in questo periodo è meglio per tutti stare calmi e lontano da Palazzo dei Bruzi.

Nel mentre organizza la difesa, e si allena a fare il finto onesto, l’amministratore che ha puntato tutto sulla legalità e la trasparenza, ma soprattutto si prepara a fare quello che non sapeva niente degli intrallazzi che gli giravano attorno che sono stati tutti fatti a sua insaputa.

Giorgio Ottavio Barbieri

A chi gli chiede del suo rapporto con Barbieri, così risponde: «Barbieri vicino ai clan? Non me lo sarei mai aspettato».

Quell’angioletto di Occhiuto non se l’aspettava… si frequentano da una vita, eppure lui non se l’aspettava… si sono trovati a discutere dell’appalto di piazza Fera/Bilotti prima ancora dell’assegnazione, ma lui non sapeva che Barbieri era mafioso. Ha visto con i suoi occhi tutti i subappalti illegali presenti sul cantiere, ma lui che ne poteva sapere che quelli erano mafiosi.

E aggiunge sui  suoi amici e vicini di villa di ogni estate: «I Barbieri sono conosciuti come una famiglia di imprenditori. Questo ragazzo giovane (Giorgio, finito in carcere, ndr), che ha ereditato l’azienda dal padre, potrebbe aver avuto un carattere debole o un atteggiamento superficiale».

Poverino, ha un carattere debole, sarà colpa delle cattive compagnie se si è trovato in questo clan mafioso. A cominciare da quella con Occhiuto.

E per finire, Occhiuto, in maniera preventiva, lancia il messaggio principale rivolto alle procure: «Sarei disponibile a chiedere un tavolo con la Procura della Repubblica. Sarebbe un controllo preventivo che aiuti a evitare situazioni successive che possano fermare le opere. Potrebbe servire, ma forse neanche quello sarebbe decisivo, per fermare le infiltrazioni mafiose».

Il significato di questo messaggio, per chi conosce il linguaggio metaforico che usano i mafiosi tra di loro, è chiaro: sono disposto a farvi partecipare al tavolo dell’intrallazzo dove c’è anche la vostra bella fetta di torta, se appariamo tutto, pensateci. Vi conviene. Ce n’è per tutti.

Siamo di fronte ad un Mario alla frutta che giustamente si spara le ultime cartucce. Ma purtroppo per lui non sono destinate a fare centro. Occhiuto è quello che in gergo si chiama: un mandato di cattura che cammina. E come si dice a Cusenza: cci pù minà ccù na mazza.

GdD