Cosenza piange Mario Gualtieri: I Musichieri, Il Lemonfiore e i successi più belli

La morte di Mario Gualtieri ha rattristato tutti i cosentini. Il popolare cantante del quartiere di Casali, classe di ferro 1941, ha attraversato quasi sessant’anni di scena musicale cosentina ed è passato dalle feste di piazza degli anni Sessanta agli spettacoli con le prime televisioni private di fine anni Settanta, dalle “ospitate” nei programmi televisivi nazionali degli anni Ottanta ai grandi concerti in America, in Australia e in Europa per i tantissimi emigrati nostalgici della nostra terra che l’hanno accompagnato fino agli ultimi anni. Genuino e ruspante, rappresentava pienamente la cosentinità ed era universalmente stimato e benvoluto.

La famiglia Gualtieri a Casali è un’istituzione da tante generazioni. Mario fa parte di una famiglia assai numerosa e ha tanti figli, fratelli, cugini, zii, nipoti e pronipoti… Tonino e Ottorino sono gli esperti di motori, gli eredi diretti di papà Domenico (per tutti Micuzzu) e mentre Tonino miete successi con le sue adorate moto sulle strade di tutta Italia, il negozio-officina, da piccolo piccolo che era nel quartiere Rivocati, sarebbe poi diventato negli anni un punto di riferimento per migliaia di cosentini nel quartiere di Andreotta. Totonno è stato anche il portiere della leggendaria squadra di calcio del quartiere, la Pro Casali, e tutti i cosentini lo ammiravano nei suoi tuffi e nelle sue parate prodigiose allo stadio “Emilio Morrone”. Mario, dal canto suo, ha sempre amato la musica.

Negli anni Sessanta, seguendo l’onda dello straordinario successo del programma della Rai “Il Musichiere” condotto da Mario Riva, a Cosenza nascevano “I Musichieri”, un gruppo di musicisti cosentini guidati da Mario e Gianfranco De Lio, valenti tastieristi e compositori e dai cantanti Mario Gualtieri, Tonino Lombardi e Fabio Trioli, le tre voci più belle della Cosenza del “boom economico”.Giovanni e Rino Giordano, che cantavano le canzoni popolari cosentine, quelle folk nel vero senso del termine, sono anche i primi commercianti di dischi e strumenti musicali e si affacciano alla ribalta proprio a cavallo del successo de “Il Musichiere”. Da qui l’idea di contrassegnare il loro negozio di Piazza dei Bruzi, sotto il portico a sinistra, con l’inconfondibile marchio “Giordano il Musichiere”. Un negozio che è stato un pezzo di storia a Cosenza, tappa obbligata soprattutto per le decine di gruppi e band (una volta si chiamavano “complessi”) che si mettevano insieme sulla scena musicale di quegli anni. Acquisto e (soprattutto) noleggio di strumenti. Ma anche tanti dischi attesi e da collezione, nell’epoca in cui impazzava l’amato vinile. I Beatles e i Rolling Stones ma pure Domenico Modugno, Claudio Villa e Tony Dallara. L’epoca degli “urlatori” che sconvolse la musica italiana. Storie d’altri tempi.

Giovanni e Rino Giordano, di conseguenza, erano pienamente coinvolti in ogni nuova iniziativa di gruppi e band (o se preferite “complessi”) e “sponsorizzarono” in tutto e per tutto la prima incisione discografica de “I Musichieri”. Il brano, come ci ricorda la memoria storica della musica cosentina Giannino Dodaro, si intitolava “Svegliati” e lo cantava proprio Mario Gualtieri. La facciata B era affidata a Fabio Trioli, che qualche anno dopo sarebbe stato il primo cosentino (e il secondo calabrese dopo Mino Reitano) a cantare sul palco dell’Ariston al Festival di Sanremo.

Cosenza, dunque, ribolliva di passione musicale e le feste di piazza si susseguivano continuamente. A Mario Gualtieri veniva riconosciuto il ruolo indiscusso di leader, anche perché era più grande d’età rispetto a Lombardi e Trioli. In queste feste si alternavano i pezzi inediti (pochi a dire la verità), le cover e le canzoni popolari cosentine e Mario, quando reinterpretava il successo di Claudio Villa, “Buonanotte Cosenza”, lasciava il segno ed emozionava tutti. Voce calda ma anche graffiante, sapeva interpretare il “pathos” cosentino e si adeguava alla grande al credo degli “urlatori” di cui sopra. Dopo la conclusione della lunga esperienza de “I Musichieri”, Gualtieri – come tanti altri cantanti – si era fatto la sua band, la sua piccola “orchestrina” e girava in lungo e in largo la provincia di Cosenza ma anche altri centri calabresi e iniziava a fare capolino pure all’estero per deliziare gli emigranti.Il periodo di maggiore successo per Mario Gualtieri arriva tuttavia alla fine degli anni Settanta, tra il 1977 e il 1979 per la precisione, quando sugli schermi di Telecosenza (la seconda emittente libera cosentina dopo Teleuno, fondata da Luciano Achito), in prima serata, va in onda la fortunatissima trasmissione “Il Lemonfiore”, una specie di parodia della celeberrima “Corrida” radiofonica di Corrado nella quale si cimentano talenti ma anche “schiappe” clamorose. E così se il cantante è stato bravo la gente gli può lanciare i fiori ma se ha cantato male, possono e devono partire raffiche di limoni. Mario Gualtieri è il conduttore della trasmissione e naturalmente si ritaglia il suo spazio per cantare e fare lo showman, riscuotendo enorme successo. La sigla finale di quella trasmissione è la celeberrima “Zia Teresina”, un inno immarcescibile al buon vino, all’allegria e alla compagnia anche se il morale non è alto come dovrebbe. Se ci fossero stati i dati di ascolto, non c’è dubbio che “Il Lemonfiore” avrebbe polverizzato ogni record.Sull’onda di questo successo, Gualtieri inizia una nuova fase della sua carriera e negli anni Ottanta incide un Lp nel quale è contenuta anche una bella canzone che si intitola “Ciao Fausto”, che rievoca il mito del Campionissimo di ciclismo Fausto Coppi e che presenta in anteprima sulla Rai, a Discoring, introdotto da Gianni Boncompagni, e poi naturalmente anche al Giro d’Italia. La popolarità di Gualtieri aumenta a dismisura: si ricordano ancora altre ospitate a programmi come “Pronto Raffaella” o a “Saint Vincent Estate” dove canta rispettivamente “Vento d’estate” e “Favola” ed è in questo periodo che i tour del cantante bruzio diventano appuntamenti imperdibili per tutti i cosentini, non solo quelli residenti in sede ma anche per quelli sparsi in tutto il mondo.

Nel 1982, per festeggiare la promozione del Cosenza in C1, il musicista Tonino Grazioso scrive “Magico Cosenza” e la affida alla voce di Mario Gualtieri. Si tratta del primo inno ufficiale della storia moderna del Cosenza Calcio e la tifoseria lo impara a memoria in un baleno (“Una canzone per il Cosenza io canterò… un ritornello scritto con il cuore in rossoblù”). Ancora oggi, a distanza di quasi quarant’anni, gli ultrà lo cantano regolarmente sia al “Marulla” che in trasferta.

Le sue tournée diventano sempre più numerose e coinvolgenti. E variano ogni anno dagli Stati Uniti (soprattutto New York e Chicago) al Canada (Toronto gli è sempre stata fedele) ma anche alla Svizzera (Losanna, Zurigo e Lachen), alla Germania e persino all’Australia. Tra le canzoni dialettali, i cosentini impazziscono per la “cattiveria” nei confronti della terribile “socra” (suocera): “… quannu chiova e malu tiampu fa chine’ ara casa i l’atri picchi nun sinni va… d’accussi aiu dittu l’atra sira e mammata facia a mossa c’un capiscìa…”. Ma sospirano di nostalgia anche al canto d’a sigaretta, indispensabile per atteggiarsi ara villetta: “Maleditta sigaretta, maledittu chiru juarnu ca vulia ffare u granni… signu propiu ruvinatu, i purmuni su fricati e l’arterie su ntippate… u dutturi mia m’ha dittu si cent’anni vu campari ta di disintossicari… m’aiu i trovari na minnuta e di latti m’aiu i mbriacari…“.

Ogni sera, “pilotato” dal suo inseparabile promoter, compagno di canto e genio del suono Marco Cozza, si ripete la stessa scena: la piazza è piena e la gente aspetta che salga sul palco Mario Gualtieri per ascoltare le sue canzoni ma la “regina” resta sempre lei, “Zia Teresina”. Sarà la fisarmonica, sarà l’elogio del vino, sarà quel che sarà ma quella canzone è rimasta nel cuore dei cosentini. Esattamente come Mario Gualtieri.

ZIA TERESINA

Datemi un bicchiere, voglio bere…
il vino, a volte, fa dimenticare.
Non voglio ricordare, questa sera,
la donna che, ridendo, mi lasciò.

Vieni, balla con me, zia Teresina,
vieni e lascia star, sorridi ancora.
Balla e fammi un po’ di compagnia,
scaccia insieme a me la nostalgia.

Amico mio, coraggio, bevi ancora,
e non lasciare vuoto il mio bicchiere.
Stasera voglio dire addio al passato
e al futuro dare il benvenuto.

Vieni, balla con me, zia Teresina,
devi stare allegra questa sera.
Il mio paese, là, fra le montagne,
ed il mio cuore, ormai, fra le rovine.
Su, balla, gira ancora, zia Teresina,
e tu riempi ancora il mio bicchiere:
il vino buono fa dimenticare,
e voglio berne tanto da morire.