Cosenza, ponte di Calatrava: “Basta morti sul lavoro”

All’alba di oggi, un gruppo di militanti di “Potere al popolo” ha manifestato l’opposizione del movimento verso ciò che rappresenta il ponte di Calatrava salendovi sopra ed esponendo lo striscione “BASTA MORTI SUL LAVORO”.

Abbiamo così inteso ricordare il sacrificio dell’operaio Maurizio Tenuta, lavoratore in nero, che è deceduto questa estate dopo quattro mesi di agonia in seguito ad incidente su quel cantiere e nel terrificante silenzio delle istituzioni. La morte di Tenuta è l’esempio della barbarie che caratterizza i cantieri dei padroni del mattone della città, dove non esistono controlli né sul rispetto delle regole contrattuali né sulla sicurezza e dove regnano incontrastati lavoro nero, sottopagato e precario. Costantemente peggiorano le condizioni di vita e di lavoro delle classi popolari anche nella nostra città: precarietà e ricatti continui sono l’unica alternativa che viene offerta a fronte di una dilagante disoccupazione.

Quel ponte è anche il simbolo dell’utilizzo distorto delle risorse pubbliche. In un territorio dove i bisogni sociali vengono costantemente calpestati, si spendono montagne di soldi pubblici per realizzare grandi opere inutili: quel ponte è costato ben 20 milioni di euro e non serve a nulla dal punto di vista della viabilità urbana. Appare semplicemente vergognoso che una parte di questa spesa provenga da fondi ex-Gescal, trattenuti sulle buste paga dei lavoratori e destinati alla costruzione e manutenzione delle case popolari. In un territorio che soffre un’emergenza abitativa gravissima e dove le case popolari di tutti i quartieri avrebbero bisogno di manutenzione ordinaria e straordinaria, la Regione Calabria destina questi fondi ad opere superflue.

Quel ponte è pure il simbolo di un utilizzo del territorio che vuole soddisfare gli interessi speculativi della lobby trasversale del cemento. Tutta l’area intorno al ponte di Calatrava dovrebbe trasformarsi in una zona di forte sviluppo edilizio. Mentre in Italia i più accorti parlano di “consumo zero” del territorio, a Cosenza si moltiplicano le licenze a costruire e si aumentano ulteriormente le volumetrie consentite. Il tutto condito dalla spudorata logica del “panem et circenses”: la festa di inaugurazione del ponte, a cui uno sgrammaticato comunicato del dirigente del settore educazione del Comune invita ad una “spontanea partecipazione di massa dei bambini delle scuole cittadine” (come nelle parate del ventennio), costa ben 126.000 euro alle casse comunali, cioè alla collettività.Per questo, dopo la manifestazione sul ponte, ci siamo recati sotto Palazzo dei Bruzi, il luogo dove si porta avanti questo progetto di città che considera la politica come la continuazione degli affari e delle professioni con altri mezzi e sotto il Tribunale, dato che né sull’omicidio sul lavoro di Maurizio Tenuta né sugli sfrenati affari e le speculazioni che rischiano di devastare ancora il nostro territorio la Procura si è mai voluta impegnare a fare luce. Sarebbe interessante, ad esempio, se qualcuno volesse chiarire come mai si continua a costruire in ogni angolo libero pur in presenza di un mercato immobiliare fermo, asfittico, con una miriade di immobili tristemente vuoti ed i prezzi che sono letteralmente crollati nel corso degli anni. Chissà di chi sono e da quali affari provengono i soldi investiti nel cemento a Cosenza?

POTERE AL POPOLO – Cosenza