Cosenza, porto delle nebbie: chi ha paura di Cozzolino?

Oramai, e per fortuna, lo hanno capito tutti i cosentini: la corruzione in Tribunale è tra i principali problemi della nostra città. Una situazione che perdura da decenni: insabbiamenti, favoritismi, archiviazioni tanto al chilo, sentenze killer e sentenze comprante, corruzione, tutte “pratiche” che buona parte dei magistrati che lavorano a Cosenza, riservano solo agli amici degli amici. I quali ricambiano generosamente con mazzette, regalie, case, bustarelle farcite di denaro pubblico, e privilegi vari. È questo l’andazzo al Tribunale. E non da mo’. Far parte del loro “giro” vuol dire aver svoltato alla grande, meglio di un terno al lotto: puoi commettere qualsiasi tipo di reato che l’impunità, previa elargizione di mazzetta, è assicurata. Non solo impunità… puoi anche disporre della procura come meglio ti pare, magari per costruire inchieste farlocche contro i tuoi avversari. Una vigna che non ti dico. O meglio: una vergogna senza fine.

È chiaro che esistono, anche a Cosenza, magistrati perbene che svolgono il proprio lavoro con coscienza e rispetto per la toga e il cittadino, ma si limitano solo a questo. Nessuno ha mai osato, o meglio nessuno degli onesti ha mai avuto il coraggio di denunciare il grave degrado etico e morale che avviluppa ogni angolo del tribunale: dal penale al civile, passando per la cancelleria, per finire agli uffici della giudiziaria. E quelle poche volte che qualcuno ci ha provato a denunciare le anomalie e i tanti conflitti di interessi presenti nel Tribunale di Cosenza, vedi l’ispezione Lupacchini, tutto è finito a tarallucci e vino. Nessuno, neanche lo stato, ha mai osato toccare un magistrato corrotto a Cosenza, nonostante l’evidenza delle loro malefatte. Perché spesso e volentieri lo stato, rappresentato anche da “certi politici”, e il magistrato sono complici.

Come nel caso del magistrato Cozzolino, pm presso la procura di Cosenza. Uno dei pm più chiacchierati della città. Di lui si dice che non ha mai disdegnato la compiacenza della mala politica, e non solo. Sul suo conto gira di tutto. E le sue frequentazioni confermano le voci.

Infatti Cozzolino, pm preferito di Occhiuto, spesso e volentieri si accompagna a politici locali, tra i quali: Carmine Potestio, ex capogabinetto del sindaco Occhiuto e il presidente del Consiglio comunale Pierluigi Caputo. E fin qui non ci sarebbe niente di male se non fosse che Potestio è indagato dalla procura di Cosenza. Indagine affidata proprio a Cozzolino (per insabbiarla), il quale ha pensato bene di informare il Potestio sullo stato dell’indagine, invitandolo a cena, una settimana prima del blitz della Manzini, sugli appalti spezzatino, a palazzo dei Bruzi. E di informare anche il presidente del consiglio comunale di Cosenza Caputo dell’esistenza di una inchiesta che lo coinvolge (visto il ruolo) sulle finte missioni (i finti viaggi istituzionali) di diversi consiglieri comunali. Non solo, Cozzolino è anche titolare di quasi tutte le denunce presentate contro Potestio da diversi cittadini. Che sistematicamente insabbia.

Ora, alla luce di questo – e con la consapevolezza che la dilagante corruzione nei pubblici uffici a Cosenza è funzionale a tutte le caste, e sta bene alla masso/mafia, perciò niente deve cambiare – non dico di arrestare Cozzolino, ma almeno allontanare questo personaggio dalla procura cittadina giusto per non farla proprio sporca. Anche a mo’ di pigliata per il culo del cittadino, quel tanto che serve per dare un minimo di parvenza di legalità al palazzo dove la Giustizie e la Legalità dovrebbero essere di casa. Visto che le prove di queste sue frequentazioni ci sono. E il pm ha l’obbligo di non frequentare gli indagati. Ma neanche di fronte alla prova provata Cozzolino è stato allontanato. Continua tranquillamente a decidere della libertà delle persone che non fanno parte del “giro”, come più gli aggrada, continuando nella sua sporca azione di salvaguardia degli amici degli amici.

La loro sfrontatezza, derivante dalla certezza di impunità, ha raggiunto livelli non più tollerabili per una società civile e democratica. Possibile che non si riesce neanche a far cambiare sede a un personaggio corrotto come Cozzolino?

Niente di niente. Cosenza, come spesso vi abbiamo raccontato, è destinata a restare tra le città più corrotte al sud, e questo perché niente deve uscire, visto che ad essere implicati in ogni tipo di crimine contro i cittadini sono quasi tutti i nomi altisonanti di quella che dovrebbe essere la “Cosenza che conta”: magistrati, poliziotti, avvocati, professionisti di ogni ordine e grado, servitori dello stato infedeli, imprenditori, dirigenti e funzionari pubblici, e pezzotti da 90.  La “Cosenza bene”. Nel senso che: beni mia chi vigna c’amu truvatu. E la pacchia continua. In attesa del famoso cambiamento.