Cosenza, porto delle nebbie: la “staffetta” tra la figlia di Morrone e la moglie di Granata

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Una volta c’era quella di Mazzola e Rivera, poi quella di Totti e Del Piero. La “staffetta” (così si chiama in gergo calcistico) è stata una costante del pallone italiano e il termine, piano piano, come sempre succede, è passato anche ad altri settori del nostro vivere quotidiano.

Cosenza è da sempre un laboratorio sperimentale per la politica e per la giustizia. Dal centrosinistra degli anni Sessanta al teorema dei no global degli anni Duemila una lunga serie di esperimenti allucinanti.

Oggi, per fortuna, non dobbiamo darvi conto di storie gravi come quelle citate ma prendiamo atto che al porto delle nebbie sta andando in scena una staffetta tra giudici che è tutta un programma.

Dalle stanze dei bottoni è partito un ordine preciso dopo la vicenda giudiziaria nella quale è rimasto coinvolto Maximiliano Granata, presidente del Consorzio Valle Crati, indagato per voto di scambio, corruzione elettorale e abuso d’ufficio e interdetto dai pubblici uffici per un anno.

La moglie di Granata è Lucia Angela Marletta, magistrato in servizio nel settore penale del Tribunale di Cosenza. Una barzelletta. Davanti a situazioni del genere, qualsiasi Tribunale avrebbe preso provvedimenti per incompatibilità ambientale. Qui no, siamo al porto delle nebbie. Dove, per mettere una pezza, si fa ancora peggio che restare col buco.

Gli scienziati di turno hanno pensato di mandare la Marletta al civile spedendo, contestualmente, Manuela Morrone, la figlia del “mammasantissima” Ennio al penale. Come se l’incompatibilità ambientale ampiamente acclarata della figlia di Morrone fosse meno grave di quella della moglie di Granata. E come se la Marletta, messa al civile, non possa fare danni come già sta facendo, al pari di tutti i guai che ha fatto nel penale per proteggere quel traffichino di suo marito.

Ma c’è di più. Proprio il “mammasantissima” Ennio Morrone, ai tempi dell’arresto di Franco Pacenza, era diventato famoso in tutta Italia per una intercettazione con il soggetto in carcere nella quale, tra tutte le altre amenità, lo informava che al posto del giudice che lo aveva arrestato (Greco) stava per entrare la signora Marletta in Granata. Eh sì, perché Maximiliano Granata ha lavorato per anni prima come factotum e poi nella struttura di Ennio Morrone alla Regione. Insomma, tutto in famiglia.

C’è da rimanere sconcertati per il modo di agire del Tribunale. Ma cosa si aspetta per intervenire con decisione?