Cosenza Pride, Occhiuto denuncia: minacce e ricatti da parte dei gay

LONDON, ENGLAND - JUNE 27: A couple kiss in Trafalgar Square after the annual Pride in London Parade on June 27, 2015 in London, England. Pride in London is one of the world's biggest LGBT+ celebrations as thousands of people take part in a parade and attend performances at various locations across the city. (Photo by Rob Stothard/Getty Images)

La vicenda del Pride a Cosenza ha definitivamente squarciato il velo di ipocrisia che copriva la vera identità politica e culturale di questa amministrazione, ed ha aperto gli occhi anche ai tanti che meno di un anno fa si affrettavano a rivotare Occhiuto, dopo essersi fatti ancora una volta ingannare dal suo bel faccino da ragazzo onesto e dalle sue conclamate bugie.

Occhiuto ha saputo ricostruire la sua rielezione ponendosi a vittima di complotti e di odiatori seriali al servizio di marpioni ed intrallazzini che ce l’avevano con lui perché è l’unico onesto di Cosenza. Una strategia che – dopo aver tacitato ogni possibile opposizione politica, culturale, sociale, attraverso il più classico degli strumenti: il do ut des – ha funzionato alla grande. Con la “falsa politica” Occhiuto è riuscito ad ingannare tutti. Infatti molti di quelli che lo rimproverano del mancato patrocinio al gay pride, tra cui molti gay e lesbiche, iniziano i loro commenti ai post di Occhiuto su questa vicenda con un: io l’ho votata però… Come fanno gli omofobi mascherati e i razzisti camuffati: io non sono omofobo o razzista, però…

Verrebbe da dire a questi, alcuni dei quali durante la campagna elettorale contestavano i nostri articoli che spiegavano la vera natura di Occhiuto: e mo’ ve la prendete in quel posto, anche se tale espressione non può che far piacere ad un gay (una battuta ci sta).

Oggi che il Re è nudo (a proposito di facili costumi), e a tutti è chiaro l’occhiutiano pensiero sui diritti civili, Occhiuto corre ai ripari e per difendersi, oggi come allora, tira fuori il suo repertorio di accuse ponendosi a vittima di attacchi gratuiti ed ingiustificati ad opera di terroristi, estremisti e sovversivi.

Una situazione che gli mette ansia e lo riporta indietro di qualche anno, precisamente al triennio rosso 2012/2013/2014: i famosi anni di piombo a Cosenza (evocati da Occhiuto nel suo post). Quando il povero Occhiuto era nel mirino di pericolosi terroristi che non perdevano occasione per minacciarlo telefonicamente, e di lanciare allarmi bomba al Comune. Una situazione tremenda dalla quale miracolosamente riuscì, nonostante i tanti attentati di quel periodo, ad uscirne indenne. Anche se i danni prodotti dall’attività terroristica denunciata da Occhiuto, furono ingenti per la città.

È questa, oggi, la paura e la principale preoccupazione di Occhiuto, non tanto per lui ma per la città e i cosentini: che quel nefasto periodo possa ritornare e con esso tutto il carico di inaudita violenza che si porta dietro. E i segnali di questo possibile ritorno degli anni di piombo a Cosenza ci sono tutti.

Occhiuto denuncia chiaramente che ciò, ovvero il ritorno del terrorismo a Cosenza, è già in atto e che le minacce, da parte di qualche gruppo eversivo gay, sono già arrivate, e dice: “Abbiamo già subito minacce e telefonate anonime per situazioni similari (sempre ispirate dagli stessi soggetti che oggi si ritrovano nell’organizzazione del “Cosenza Pride”) con rivendicazioni di atti terroristici di presunte bombe nascoste negli uffici comunali. Questo è il livello e la pura verità. Non c’entrano i diritti e non c’entrano gli omosessuali. Ho negato il patrocinio comunale (che non significa negare il supporto del comune) per questi motivi, ed il primo è: rispondere sempre alle minacce e ai ricatti con fermezza.

Dunque Occhiuto denuncia di aver subito minacce e ricatti. E questo lo mette al primo punto del suo No al patrocinio. Per Occhiuto è chiaro, come scrive, che a minacciarlo sono i gay e non, che organizzano l’evento a Cosenza. dato che è a loro che rivolge il suo post.

Dunque i nemici e gli attentatori di oggi, per Occhiuto, non sono più coloro i quali lui classifica come appartenenti ad un “mondo post bellico di comunisti che si definiscono di prima maniera”, ma i gay che si sono permessi di criticarlo in pubblico. E per questo devono pagarla. E forte delle sue amicizie che contano in questura, in procura, in prefettura, ha già attivato la macchina della repressione.

E’ così che funziona: quando non può mettere pezze o comprarsi le persone con i soldi di voi caggi, chiama in causa i suoi amici della procura. Come a dire: attenzione che vi ho puntato, se non la smettete di parlare di me finisce che quanto prima sarete convocati in procura per rispondere di chissà quale attentato a me o alle istituzioni. Chiaro?

E pensare che quando noi descrivevamo questo “sistema mafioso” di intimidazioni e di abuso di potere nei riguardi di chi manifesta dissenso nei confronti di Occhiuto, dove a prestarsi come manovalanza criminale sono procuratori e giudici, c’era chi ci accusava di esagerare nei riguardi del sindaco: gli stessi che oggi si trovano a subire ciò che ieri definivano “esagerato”. Cumu si dicia: fin’acchì un ci ‘ngappi, un ci cridi.

GdD