Cosenza: quella installazione non è un impiccato

di Gemma Anais Principe
In città in questi giorni sta facendo molto scalpore l’installazione di Dario Agrimi “Non dice chi è”, una figura maschile, sospesa nel vuoto e col volto celato da un lenzuolo nero, esposta nella vetrina della Galleria d’arte Ellebi, di proprietà delle sorelle Claudia e Marilena Sirangelo.
L’opera, vincitrice della sezione Artist in Gallery – Premio Arte Laguna 2016, fa parte della mostra temporanea Thesaurus, curata da Martina Cavallarin e inaugurata il 20 maggio scorso, e sin dai primi giorni ha sollevato diverse polemiche.
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Non è la prima volta che a Cosenza l’opera di Agrimi – pugliese classe ‘80, già ospite della residenza artistica BoCS Art organizzata dal Comune di Cosenza e curata da Alberto Dambruoso – divide gli spettatori, a disagio davanti a una forma d’arte soggettivamente dissacrante e che chiede di prendere una posizione all’osservatore, senza mezzi termini e senza che lo stesso abbia, molto spesso, gli strumenti culturali adatti a garantire un giudizio oggettivo e non soggettivo.

Dario Agrimi, La lezione, 2011, resina e vetro

Nel 2011 l’artista partecipa alla collettiva di arte contemporanea Open Space. La dimensione umana del contemporaneo, curata dall’allora soprintendente Fabio De Chirico e da Carmelo Cipriani e allestita nella Galleria Nazionale di Cosenza. In mostra espone La coda e La lezione – miniature di atti sessuali collettivi ai quali partecipano, tra gli altri, rappresentanti del clero e animali – e una Sacra Bibbia, con un errore ortografico voluto e imperdonabile per buona parte di pubblico che, nel registro delle visite, lascia commenti minacciosi che citano l’articolo 404 del codice penale, che attiene l’offesa alla religione di Stato mediante vilipendio di cose.

Le accuse di questi giorni, mosse da numerosi passanti offesi dall’allestimento, sono diverse: è una trovata pubblicitaria, macabra, poco adatta a bambini – alcuni avrebbero addirittura urlato dal terrore! – l’artista è insensibile nei confronti di quelle persone che hanno avuto tragiche esperienze familiari di suicidio. E’ qui che la vicenda, letta nel contesto contemporaneo della ipercondivisione di informazioni possibile grazie a internet, diventa un interessante esempio di analfabetismo funzionale: l’opera viene vista ma non osservata con attenzione, viene attaccata ma non interpretata se non tramite la singola esperienza personale, emozionale, impietosa. La maggior parte dei detrattori ha individuato nella figura un impiccato. Eppure, nessun cappio è presente nella scena.

Centinaia di commenti demandano la rimozione, manifestano la repulsione nei confronti dell’opera, la necessità di proteggere i bambini dalla visione dell’orrore. Ma non è dato sapere quanti tra questi siano entrati in galleria, chiedendo spiegazioni sull’opera, approfittando della presenza delle galleriste – mediatori culturali tra media e audience – per trovare una lettura, una storiella da fornire ai bambini, insomma un’assoluzione prima di digitare la pubblica gogna nei confronti dell’artista. Non è dato sapere in quanti, prima di accodarsi alle lamentele, abbiano fatto un giro su internet cercando nozioni che potessero aiutare la comprensione dell’opera soprattutto a coloro i quali, dietro il classico “io non ne capisco ma…” puntualmente trovano un confortante nascondiglio dal quale scagliare la biblica prima pietra dell’opinionismo dilagante.
Se lo avessero fatto, sul sito del prestigioso Premio Celeste di arte contemporanea avrebbero trovato una descrizione dell’opera comprensibile anche ai chierichetti.
DARIO AGRIMI Non dice chi è, 2015 silicone e materiali vari, cm 230x220x90
Ispirata alla vicenda di Helel, Lucifero. L’angelo portatore della luce del mattino che viene cacciato dal Paradiso insieme agli angeli ribelli. Trasformato in forma umana tenta di tornare in paradiso mascherandosi e camuffandosi prima da uomo e poi nascondendo il suo sguardo coprendolo con un telo nero. L’opera rappresenta il momento del tentativo quindi la s’intende come un mentre. Helel è mascherato ed in procinto di risalire in Paradiso, ma lascia il dubbio che possa essere bloccato o possa attraverso il suo travestimento eludere i controlli e tornare a casa.
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THESAURUS the·ṣàu·rus,te-/ sostantivo maschile 1. “Tesoro”: titolo usato dal Medioevo in poi per repertori scientifici, enciclopedie e dizionari. 2. In informatica, insieme di termini usati per classificare documenti e dati inseriti nell’elaboratore; anche, dizionario dei sinonimi di cui è dotato un programma di scrittura.
ANALFABETISMO FUNZIONALE Con il termine analfabetismo funzionale si intende l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana.