Cosenza, il questore Conticchio scopre l’acqua calda: il problema è la disoccupazione

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“Sono un poliziotto di strada. Un servitore dello Stato che lavora per garantire la sicurezza dei cittadini, dare serenità alle persone e fiducia nelle istituzioni. Il bilancio dei miei primi tre mesi a Cosenza – spiega il questore Giancarlo Conticchio – è abbastanza positivo. Ho trovato una città che risponde alla richiesta di legalità. Ho trovato una questura e un intero corpo di polizia efficiente. Cosenza è una città identica alle altre città del Sud. Il problema principale della città e dell’intera provincia è la disoccupazione. Ciò che più preoccupa infatti è l’alto tasso di inoccupati che rischia di indurre le persone a delinquere. Noi possiamo segnalare il dato e ricordare che la disoccupazione aumenta il tasso di criminalità di una città, ma a dare soluzioni ed intervenire deve essere la politica. Dal punto di vista dell’illegalità sono aperti diversi fronti sulla criminalità cosentina e non solo. Credo nel sistema di prevenzione, è quello l’obiettivo delle forze di polizia”.

Queste le parole del questore Conticchio allo scadere dei suoi primi 100 giorni alla guida della questura di Cosenza. Il dottor Giancarlo Conticchio, pugliese, 55 anni, dirigente superiore della polizia di stato, prima di sbarcare a Cosenza dirigeva il Compartimento Polizia Ferroviaria per la Puglia, Basilicata e Molise. E’ laureato in giurisprudenza e si è specializzato in Criminologia clinica e psichiatrica forense all’Università di Bari. Sposato e padre di due figli, è in polizia dal 1988. Ha prestato servizio nel VII Reparto Mobile di Bologna, occupandosi della gestione di manifestazioni di ordine pubblico, tra cui i servizi in occasione dei Mondiali di calcio del 1990.

Ha lavorato poi alla questura di Taranto come vice dirigente della Squadra mobile e alla questura di Matera come dirigente della Squadra Mobile. Ha svolto servizio a Torino in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006 e nella Scuola della Polizia di Stato di Vibo Valentia come direttore. Conticchio è stato poi vicario nelle Questure di Gorizia, La Spezia e Campobasso e ad Agrigento.

Conticchio si definisce un poliziotto di strada ed inquadra le cause della perseverante criminalità cittadina nella disoccupazione. La scoperta dell’acqua calda. Ma è già un passo avanti rispetto al passato, o meglio a chi lo ha preceduto, almeno non ha detto che il problema a Cosenza “è il traffico”. Anche se, come gli altri, omette di spiegare le cause che provocano la disoccupazione: la corruzione, la collusione e la ferma volontà di certa politica a lasciare le cose così come stanno. Più morti di fame e disoccupati ci sono, più i corrotti hanno possibilità di comprare voti e vincere elezioni. Un sistema ed una condizione che fa comodo alla cupola che governa la città. Che evidentemente Conticchio non ha ancora né visto, né sentito.

Infatti anche lui, come i suoi predecessori, si guarda bene nel suo discorso di citare i reati contro la pubblica amministrazione che in città sono i più frequenti, così come la dilagante corruzione presente a tutti i livelli ed in ogni ente pubblico. Il vero male della città è la causa principale della disoccupazione: cosa vuoi che sia uno scippo ad una anziana, a confronto del ladrocinio di milioni di euro pubblici che sistematicamente a Cosenza spariscono? Conticchio non ha parlato dell’impunità di cui godono i veri mafiosi della città, che non sono quelli che spacciano il fumo, ma chi per denaro vende le proprie pubbliche prerogative al miglior offerente.

Conticchio è un uomo del sud e sa bene tutto questo, ma ogni volta riscontriamo una certa timidezza ad affrontare questi argomenti. Chissà perché. Eppure saranno stati in tanti che gli avranno parlato della reale situazione a Cosenza. Perché, lo voglio ripetere, in questura ci sono tantissimi onesti poliziotti che svolgono il loro lavoro con serietà e senso del dovere, e di sicuro avranno spiegato al questore come funziona il “sistema” e chi fa parte delle cupola politica/massonica/ mafiosa che governa la città.

Gli avranno di sicuro spiegato che esistono tante inchieste, che sistematicamente la procura insabbia, sulla corruzione nella pubblica amministrazione. Ma nonostante ciò i vertici delle forze dell’ordine, ogni volta che intervengono in pubblico, si limitano solo a parlare dei reati predatori. Come se qualcuno gli avesse detto che “certi” argomenti per loro sono tabù, e che devono occuparsi solo di spaccio e ladri di quartiere, e non ficcare il naso in affari che non gli riguardano. Altrimenti non si spiega il silenzio su questi argomenti.

Siamo sicuri che il dottor Conticchio quanto prima prenderà visione di tutto ciò, e in tal senso si adopererà, e tra 100 giorni forse gli sentiremo dire che il vero problema della città è la corruzione.