Cosenza e Rende, lo squallido business del legno

Tagli alberi a Cosenza (e Rende) tra determine irregolari e mancanza di professionalità

Boschi e centrali a biomasse a parte (http://www.iacchite.com/la-mafia-dei-boschi-le-centrali-biomasse-grandi-affari-soliti-noti/), il business del legno non risparmia nemmeno le città e le aree ad esse limitrofe.

Da anni, tra Cosenza e Rende è in atto la distruzione dei rispettivi patrimoni arborei comunali attraverso le discutibili pratiche della capitozzatura e dei tagli selvaggi, fatti passare per potature stagionali. Non sono poche le associazioni ambientaliste che in questi anni si sono “alleate” per cercare di fermare i continui tagli degli alberi cittadini, protestando contro le amministrazioni comunali e mettendo in campo iniziative dirette a limitare gli scempi (http://www.iacchite.com/cosenza-e-rende-unite-per-il-business-della-legna-alla-centrale-a-biomasse-di-falck/).

Nonostante il lavoro costante e mirato delle associazioni, i potatori-boia continuano a capitozzare, senza rispettare le regole previste per i lavori che vengono effettuati sulla pubblica strada, senza avvalersi di personale formato e, soprattutto, senza la presenza di un agronomo (sebbene negli scorsi, con una determina ad hoc, era stato nominato tale Mario Reda, agronomo fantasma, ma pagato).Il diktat è tagliare. Oltre alla mancanza assoluta di una “coscienza verde”, i tagli selvaggi si trasformano in proventi per ditte & Co. Infatti, dalla pagina facebok “Fermiamo L’abbattimento Degli Alberi a Cosenza e Le potature Selvagge” apprendiamo che «… si dovrebbero capire i motivi per cui il servizio di disboscamento, di taglio di alberi, canneti e rovi, compresi il trasporto e lo smaltimento, sul territorio comunale è stato affidato a titolo gratuito e senza alcuna spesa per l’Amministrazione Comunale di Cosenza nel 2016. Ma chi controlla se i tagli nei boschi comunali sono necessari o se gli alberi cittadini rovinati sono da eliminare completamente o possono essere salvati? Chi svolge il servizio avrebbe tutto l’interesse a tagliare indiscriminatamente gli alberi per fare cassa. Infatti, leggendo la determina che affida questo tipo di lavori alle ditte, si legge che la società provvederà “allo smaltimento, a propria cura e spese, del materiale legnoso estratto dai lavori in oggetto presso gli impianti a biomassa”. Oltre al lavoro gratuito, la ditta si impegna anche ad effettuare lo smaltimento a sue spese. C’è da dire che sul territorio di Rende sorge una centrale a biomasse, dove potrebbe finire, probabilmente, la legna proveniente dagli alberi tagliati in città e nei boschi appartenenti al comune bruzio…».

E si ritorna alle centrali a biomasse.

Gli amministratori della pagina facebook prima menzionata, hanno anche lanciato una petizione on line per chiedere al sindaco di Cosenza:

  • L’INCREMENTO DEGLI SPAZI VERDI URBANI, a norma della Legge n.10 del 14 gennaio 2013, art.6;
  • DI PIANTARE UN ALBERO PER OGNI NATO, ricordando che l’art. 2 della suddetta legge recita “In attuazione degli indirizzi definiti nel piano forestale nazionale, i comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti provvedono, entro sei mesi dalla registrazione anagrafica di ogni neonato residente e di ciascun minore adottato, a porre a dimora un albero nel territorio comunale”;
  • DI RENDERE NOTA LA QUANTITÀ DI TAGLI EFFETTUATI NEI BOSCHI SILANI DI PROPRIETÀ DEL COMUNE DI COSENZA;
  • l’approvazione in tempi brevi di un PIANO DEL VERDE COMUNALE, da attuare in un percorso continuo con le periferie;
  • LA PIANTUMAZIONE DI UNA QUANTITÀ DI ALBERI EGUALE A QUELLA ABBATTUTA.

Alberi sacrificati in provincia

I territori delle province calabresi sono stati massacrati dai tagliatori che negli ultimi anni hanno depauperato il patrimonio boschivo regionale. Nessuno ha fermato i tagli, nonostante gli appelli dei cittadini, come quello pubblicato sulla Gazzetta del Sud il 9 aprile del 2013 e indirizzato all’allora presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, Un gruppo di residenti della frazione Perito di Pedace si chiedevano perché «a distanza di circa 4 mesi dalla sua chiusura, la strada Provinciale 218 “Del Cardone” risulta ancora inibita al traffico veicolare. Questa era stata chiusa a causa di una frana caduta sulla carreggiata. Come mai, a distanza di 4 mesi, nessuno ha ancora provveduto a rimuovere la terra caduta e cosa c’entra la “messa in sicurezza” della Sp 218 con il taglio di decine e decine di alberi di alto fusto. Caro presidente, ecco a cosa sono serviti questi ultimi 4 mesi: a devastare ulteriormente il territorio».

Solo qualche giorno fa abbiamo pubblicato una lettera con la quale si chiede conto al presidente Oliverio di confermare se ha davvero ricevuto un contributo economico, in campagna elettorale, da una ditta boschiva di San Giovanni in Fiore coinvolta nell’operazione Stige. «È la stessa impresa – riporta la lettera – che, secondo i dati aggiornati alla primavera del 2016, ha fornito alla Centrale del Mercure biomasse per 9.110 tonnellate; in assoluto la seconda per quantità consegnate. Le rammento che il responsabile della Protezione civile regionale, Carlo Tansi, ha più volte lanciato l’allarme di interessi mafiosi nel settore delle biomasse. E le rappresento che in tema di tagli boschivi c’è un’indagine in corso che tocca anche il suo capo di gabinetto, Gaetano Pignanelli, sempre di San Giovanni in Fiore».

E si ritorna alle centrali, quelle che devastano i territori con gli incentivi pubblici avallati dalle Regioni.

2 – (fine)