Cosenza e Rende, tre giorni di discussione sul movimento del ’77

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Chiedi al ’77… (… se non sai come si fa)

Tre giorni di discussione sul movimento del ’77

Cosenza e Rende – 18, 19 e 20 maggio 2017

Il collettivo studentesco Azadì, il centro sociale Rialzo e il centro sociale Sparrow propongono tre giornate di discussione a quarant’anni dal movimento del ’77, da svolgersi in diverse sedi tra Rende e Cosenza, nei giorni 18, 19 e 20 maggio 2017. Questo documento è una breve sintesi degli obiettivi che ci proponiamo e di come vorremmo articolare la discussione sui tre giorni.

Il tema è vasto e ricco e non è facile pensare a un’organizzazione della discussione che non rischi di ingabbiare la stessa in rigidi schemi stile convegno di studi. Il nostro obiettivo è, da un lato, affrontare una serie di contenuti relativi al movimento del ’77 anche in chiave di approfondimento storico e di testimonianza (non dimentichiamo che i più giovani spesso non sanno neppure dell’esistenza di quel movimento), ed è per questo che abbiamo pensato di dare la parola a chi c’era, partecipava e oggi ha tanto da raccontare. Dall’altro, vorremmo provare a suscitare una discussione che, partendo dal racconto di quella esperienza, riesca a farla dialogare con un presente irto di problemi e di interrogativi che, a ben vedere e fatte le dovute distinzioni, presentano una fortissima analogia (se non una continuità diretta) con i problemi e le domande inevase di quarant’anni fa.

Abbiamo dunque pensato di articolare i tre giorni attorno ad altrettanti grandi blocchi tematici, ciascuno rispondente a un’esigenza precisa.

Il primo giorno (giovedì 18 maggio, Università della Calabria) da dedicare soprattutto alla dimensione storica del ’77. Cos’era quel movimento? Chi ne erano i protagonisti? Cosa avvenne in quell’anno? Questo attraverso testimonianze rappresentative delle diverse realtà territoriali del movimento stesso, dalla Milano dei circoli del proletariato giovanile alla Roma della cacciata di Lama e del corteo del 12 marzo, dalla Bologna dei carri armati e della chiusura di radio Alice all’esperienza dell’Autonomia proletaria del Sud, che sviluppa un percorso e un’analisi originali: la risposta armata dello Stato e le complicità dei fascisti, con la regia del ministro di polizia Kossiga e le uccisioni dei/delle compagni/e Francesco Lo Russo, Giorgiana Masi, Walter Rossi, Benedetto Petrone.

Il secondo giorno (venerdì 19 maggio, centro sociale Sparrow) da dedicare all’approfondimento dei contenuti del movimento del ’77. Vorremmo qui tentare di restituire l’immagine di un movimento che, pur costituito da anime molteplici e diversificate, seppe tuttavia aggregarsi attorno ad alcune idee-forza comuni (la pratica diretta della soddisfazione dei bisogni; il rifiuto del lavoro e della sua ideologia; il rifiuto della delega ad ogni livello dell’azione politica; il rifiuto dell’autorità dei capetti rivoluzionari; il rifiuto dell’ideologia intesa come pensiero alienato e alienante) salvaguardando al tempo stesso le differenze al suo interno, facendo anzi di queste un elemento di forza anziché di debolezza. Dunque un approfondimento sui temi sollevati dal movimento, sulle sue analisi, sugli obiettivi e le pratiche di lotta, sulle diversità culturali, espressive, comunicative che lo hanno attraversato.

Il terzo giorno (sabato 20 maggio, centro sociale Rialzo) è quello in cui vorremmo affrontare il problema dell’attualità del movimento del ’77. Se già in premessa possiamo cogliere una serie di continuità e corrispondenze col nostro presente, specie sotto il profilo della crisi – viviamo un momento ulteriore e più profondo di quella stessa unica crisi capitalistica che si innesca proprio con gli anni ‘70 –  e della sua gestione antiproletaria, le differenze appaiono abissali sotto il profilo della coscienza e della risposta politica delle ex masse, delle nuove e profonde lacerazioni che attraversano il corpo sociale, del degrado della cultura ad ogni livello. Chiediamo dunque al ’77, ma soprattutto chiediamo a noi stessi, qui e ora: cosa ci manca per non cedere alla rassegnazione di essere passati da “giorni che valgono anni” ad anni che si trascinano tra indifferenza e subalternità?! Quali orizzonti possiamo immaginare, a quali prospettive lavorare per far sì che alle domande inevase del’77, in linea con quelle dell’oggi, si possa dare finalmente risposta?