Cosenza rinnova il suo atto di fede per la Madonna del Pilerio

Oggi Cosenza rinnova il suo atto di fede per la sua patrona, la Madonna del Pilerio. Una storia d’amore e devozione che nasce dalla notte dei tempi e che noi cosentini ricordiamo almeno una volta all’anno e non certo per merito di una chiesa deviata e corrotta. Quella di gentaglia come Trabalzini, Agostino e Nunnari, che ha sempre nascosto le vergogne sotto il tappeto proteggendo veri e propri delinquenti.

Per fortuna, non è a loro che dobbiamo render conto e dunque raccontiamo questa storia.

E’ nel 1576 che ha inizio la lunga vicenda che vede la Madonna del Pilerio come protettrice e guida dei cosentini che a lei si sono più volte affidati, nel corso della loro storia.

Dopo la battaglia di Lepanto, avvenuta nel 1571, la Chiesa cattolica, pur risentendo del “flagello” che s’abbatté con furia su di essa a causa della protesta del monaco agostiniano Martin Lutero, celebrò l’Anno Santo del 1575, a cui parteciparono più di 500 mila persone. Proprio in quel tempo, una forte epidemia pestilenziale distrusse Trento, la Valle dell’Adige, e le città di Verona e di Venezia. Da qui tale flagello non tardò a diffondersi in tutta Italia fino ad arrivare nella lontana Sicilia e nelle Calabrie, attaccando la città di Cosenza nel 1576.

LA PESTE DEL 1576

Benché nessuna delle fonti locali riporti tale tragico avvenimento, Domenico Martire scrisse che nel 1576 la terribile peste comparve in Sicilia e in alcuni luoghi della Calabria.

Nel 1577 l’Arcivescovo di Cosenza, mons. Andrea Acquaviva, dopo aver contratto a Cosenza il terribile morbo, morì a Roma. E’ proprio a quest’epoca che si fa risalire la nascita del culto della Madonna del Pilerio, riconoscendo alla sacra icona proprietà miracolose.

madonnapilerio1

Si racconta, infatti, che mentre il morbo pestilenziale infuriava in Calabria e sulla città di Cosenza, un devoto, rimasto anonimo, mentre pregava davanti all’icona della Beata Vergine Maria nella Cattedrale di Cosenza perché Essa scongiurasse ogni pericolo, vide apparire sul volto della Vergine un bubbone, simile agli orrendi segni lasciati dalla peste. Infervorato da un tale prodigio, corse ad avvertire il Vicario Generale dell’Archidiocesi che a quel tempo sostituiva l’Arcivescovo Acquaviva che si trovava a Roma.

Questi, assieme ad alcuni esponenti del clero e ad un numeroso seguito popolare, accorse per verificare l’accaduto. Nello stesso giorno, miracolosamente, il morbo cominciò a regredire nella città, nessuno degli ammalati morì e la malattia lentamente sparì, come se la Beata Vergine avesse voluto attrarre su di Se il rovinoso flagello, esonerandone i devoti. Dai paesi vicini fu un continuo e ininterrotto crescendo di pellegrini che da ogni parte correvano per porgere il proprio saluto all’icona della Madonna che amorevolmente prese, sul suo volto bizantino, il segno della malattia pestilenziale.

Negli anni seguenti il numero di pellegrini crebbe a tal punto che, nel 1603, l’Arcivescovo mons. Giovan Battista Costanzo fece collocare la sacra icona della Madonna su di un pilastro del Duomo, quindi venne posta sull’altare maggiore fino a quando non venne predisposta la costruzione di un altare in suo onore. Tutto ciò avvenne poco più tardi, nel 1607, nella cappella denominata appunto “De li Pilieri”.

LA MADONNA DEL PILERIO E I TERREMOTI

La Madonna del Pilerio intervenne a favore della città di Cosenza anche in occasione dei terremoti.

Nel 1638 ebbero inizio una serie di orrendi terremoti che coinvolsero vari centri del cosentino ma, la città di Cosenza se pur colpita, lamentò pochissime vittime. Lo stesso avvenne nel nei terremoti che si abbatterono sulla nostra regione tra il febbraio e il marzo 1783. Cosenza rimase quasi incolume mentre altri paesi e città della Calabria subirono ingenti rovine. Si racconta che la Vergine Protettrice di Cosenza volse ancora una volta il suo prodigioso sguardo sui suoi fedeli, e infatti mentre  imploravano la sua misericordia e protezione davanti alla miracolosa icona della Madonna del Pilerio, sul dipinto si aprirono delle fessure che ricoprirono il volto e il petto della Vergine.

Furono chiamati ad esaminare il quadro quattro periti pittori, Maradei, Oranges, Maio e Troiano, i quali asserirono che non ci fosse alcuna causa naturale nell’accaduto poiché la tavola di legno su cui era dipinta l’immagine, era rimasta completamente intatta.

images

Altri terremoti si registrarono l’8 marzo 1832, il 12 ottobre 1835 e il più terribile e rovinoso il 12 febbraio 1854.

In queste date i paesi del cosentino andarono distrutti e numerosi furono i morti. La città di Cosenza, pur subendo ingenti danni materiali, miracolosamente non registrò nessuna vittima.

I cosentini, sicuri del fatto che, lo sguardo materno della Protettrice di Cosenza avesse ancora una volta vegliato sulla città, chiesero all’Autorità ecclesiastica, di dedicare alla Vergine Maria del Pilerio una seconda festa, (che affiancasse quella preesistente dell’8 settembre), da celebrarsi il 12 febbraio.

La terra di Calabria tremò ancora il 4 ottobre 1870. Furono danneggiati molti paesi della provincia cosentina come Cellara, Mangone, Piane Crati, Pietrafitta, Aprigliano; ma Cosenza ancora una volta, miracolosamente, non registrò che lievi danni. In tempi più recenti altri terremoti sconvolsero, tra vittime umane e rovinose distruzioni, tutta la nostra regione. Tutto ciò avvenne nel 1905 e nel 1908, mentre la città di Cosenza fu esonerata da tale supplizio.

La Santa Sede, vagliate le motivazioni, accettò la richiesta e confermò alla Madonna del Pilerio il titolo di patrona della città.

Il popolo cosentino non attribuisce tutto ciò alla fortuna o al caso. Ogni avvenimento sembra portare il segno divino, che racchiude in se la grazia e la misericordia intangibile della Madre e Patrona della città che ha apportato nella coscienza dei suoi devoti la prova tangibile della sua materna protezione.