Cosenza, rubinetti a secco: i cosentini pronti a scendere in piazza

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Noi cosentini nell’arco di tutta la nostra storia – dai fieri tempi che ci videro altezzosi piacurari al servizio del potente popolo  Lucano, passando per la proverbiale sudditanza verso i forti e i vincitori tipica dei  valorosi guerrieri Bruzi, Brettii o Bruttii (chiamali come ti pare, sempri piacurari eranu), fino ad arrivare ai giorni nostri –  abbiamo imparato a sopportare di tutto: fame, miseria, soprusi, emarginazione, angherie, emigrazione. Chiunque ci ha governato ci ha preso sempre per caggi. E noi sempre zitti e muti.

Mai una rivolta, una rivoluzioncina, un tumultino, una sommossina, niente di niente. Amiamo restare affacciati alla finestra a guardare il susseguirsi degli eventi che ci interessano sperando che arrivi qualcuno, possibilmente un Eroe, disposto a toglierci le castagne dal fuoco. Per poi magari dirgli, qualora le cose per il “Salvatore” dovessero mettersi male: ma chini t’ha fattu fa, ti putii fa i fatti tua! A noi cosentini ci piace aspettare la fine della battaglia per capire chi è il vincitore. E solo poi ci schieriamo. Mai nella mischia, e se dovesse uscire qualche sgamo siamo maestri nel dire: la colpa è sempre di qualcun altro, mai la nostra.

Non nego che la storia della città è “costellata” anche da qualche insurrezioncina. Roba da poco però. Qualche alberello della Libertà piantato qua e là, un po’ di ribellismo cantinaro, qualche brigantello sparso nei boschi della Sila. Niente di più. Non voglio sminuire la nostra storia, ma converrete con me che nella storia delle rivolte che portarono a grandi stravolgimenti sociali (anche sul piano strettamente “locale”), Cosenza, nei libri di storia, diciamoci la verità, è poco citata.

Ma oggi ho come l’impressione che questo dato possa essere stravolto. Ho l’impressione che i cosentini stiano per cambiare il corso della storia. Della nostra storia. E lo deduco dal tono di centinaia e centinaia di messaggi che ci arrivano ogni giorno di cittadini infuriati che denunciano l’annoso problema dei rubinetti a secco.

Se fino a mo’ abbiamo sopportato di tutto e di più, oltre  agli sberleffi della storia, anche tutto quello che succede nel nostro presente, adesso siamo tutti pronti a dire BASTA!

Se fino a mo’ abbiamo sopportato, corruzione, ladrocinio, malasanità, ‘ndrangheta, pizzo, usura, politici collusi, massoni mafiosi, giudici accriccati, sindaci ammatassati, e possiamo continuare a sopportarli, ma quello che non possiamo più sopportare è la perenne mancanza d’acqua nelle nostre case.

Di noi si può dire tutto, ma all’acqua ci teniamo. Siamo persone pulite e civili. E la continua mancanza del prezioso liquido è una inciviltà, una barbarie che non si può più sopportare.

Su questo l’esasperazione ha passato ogni limite.

Non vogliamo più sentire chiacchiere. La colpa è di Occhiuto, della Sorical, di Incarnato, della Regione, dei debiti, non ce ne frega niente: VOGLIAMO L’ACQUA CHIARO!

Chi di dovere provveda.  Basta con le scuse, tipo: l’acquedotto è antico, la dispersione idrica è arrivata all’80%, i tubi sono dei colabrodo, è un problema che esiste da tempo, e cazzate simili.

VOGLIAMO L’ACQUA.

E questo è l’ultimo avvertimento, altrimenti quello che non è mai successo durante tutti questi secoli, succederà in questi giorni.

Sarà la mancanza d’acqua nelle case il motivo della prima grande e vera insurrezione di questa città.

E questa volta, lo dico a voi amministratori, il fatto è serio. La gente è talmente incazzata che da oggi in poi se non ponete subito un serio rimedio a questo disservizio, basterà un niente per ritrovarveli sotto le vostre case con pali e forconi.

Io vi ho avvisato.

GdD