Cosenza, sanità corrotta: il Cinghiale molla (anche) Fra’ Remigio Magnelli e Scoti

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Dal porto delle nebbie la notizia è trapelata sotto forma di velina fatta uscire su un quotidiano (di carta) di regime. Avevano chiesto l’arresto (poi rigettato e adesso oggetto di ricorso al Riesame) per Remigio Magnelli e l’interdizione per Vincenzo Scoti, due fedelissimi del Cinghiale nel suo regno della sanità. I due custodi della cassaforte di Tonino Gentile ovvero l’ufficio di collocamento e quindi i responsabili del Personale all’Asp e all’Azienda Ospedaliera.

La vicenda, di per se, è banale. Riguarda l’assunzione all’ospedale dell’Annunziata di due ginecologhe: falso e abuso d’ufficio, acqua fresca per i due personaggi, soprattutto per Magnelli. Ma il fatto nuovo è che la procura di Cosenza, quasi incredibilmente, si è messa a lavorare, anche se con la solita pantomima della richiesta d’arresto rigettata e il fatto ancora più sorprendente è che la notizia esca addirittura su un quotidiano di regime certamente vicino al Cinghiale. Con tanto di apertura del giornale dedicata all’animale stesso, quasi a voler significare che se quella notizia è uscita, è perché l’ordine è partito dall’alto.

Le due ginecologhe, entrambe assunte dall’Asp, inizialmente lavoravano all’ospedale di Acri. Dopo la chiusura del punto nascita, il loro trasferimento era assegnato a Castrovillari ma, grazie alla mobilità volontaria, vengono trasferite all’Annunziata senza alcun avviso pubblico e con un contratto a tempo determinato. Roba da banditi. Eppure le due ginecologhe continuano normalmente a lavorare e il dirigente dell’Asp non ritiene necessario sospenderle.

Partono le denunce, la Regione revoca la mobilità alle due ma trascorrono circa nove mesi, durante i quali le ginecologhe prestano regolare servizio. Arriva anche la denuncia del M5S e il caso arriva a Catanzaro, dove il prossimo 5 dicembre, capiremo cosa accadrà.

LA DENUNCIA DEL MEETUP COSENZA

Il commissario Scura e il suo vice Urbani

Leggendo la denuncia del Meetup Cosenza del M5S ci si accorge che è addirittura l’ex subcommissario della sanità calabrese Andrea Urbani (uomo del Cinghiale) a denunciare le malefatte degli stessi scagnozzi di Tonino Gentile.

“… Da un recente articolo apparso sul Quotidiano del Sud il 15/7/2017 la motivazione sottostante la mancata firma di Urbani al DCA 50 (quello delle assunzioni, ndr) sarebbe la non conformità di quest’ultimo alle regole ministeriali sul fabbisogno basate su una fotografia della produzione ospedaliera del 2015. Urbani avrebbe affermato che in Calabria ci sono 17 ortopedici di troppo, 11 medici nefrologi in eccedenza, 4 cardiochirurghi, 5 chirurghi toracici e 8 ginecologi definiti addirittura “inutili”.

Se queste affermazioni del Dr. Urbani sono vere, appaiono molto giuste e opportune alcune considerazioni: “se il fabbisogno di medici nelle strutture ospedaliere, basato su una fotografia dello stato dell’arte addirittura del 2015, parlava di tutti quei medici in eccedenza, se non addirittura “inutili”, aggettivo a dir poco infelice che avrebbe utilizzato il dr. Urbani per la sola categoria dei ginecologi, perché lo stesso Dr. Urbani non si è opposto alla autorizzazione dei concorsi per il reclutamento del personale medico?

Foto di Fabrizio Liuzzi

Nel solo ospedale di Cosenza, nel luglio 2016 è stato espletato un concorso con il quale sono stati assunti ben cinque nuovi ginecologi. Inoltre, sempre il Dr. Urbani, non si è opposto neanche alla stabilizzazione dei precari storici a tempo determinato con la quale sono stati assunti, solo nell’Asp di Cosenza, altri 4 ginecologi.
Se c’erano, per come avrebbe detto il dr. Urbani, ben “8 ginecologi inutili” sin dal 2015, perché ha permesso che venissero assunti, nella sola Cosenza, almeno altri 9 ginecologi, alcuni mediante concorso e altri mediante stabilizzazione, nell’anno successivo?
Visto che il debito in ambito sanitario della Regione Calabria è molto alto e che per questo motivo la stessa sanità regionale risulta commissariata già dal 2010, non sarebbe stato opportuno, per un più oculato risparmio di risorse, utilizzare al meglio questi cosiddetti 8 ginecologi “inutili” anziché reclutare nuovo personale e, quindi, spendere altri soldi pubblici, mediante concorsi o stabilizzazione?”. Insomma, con la mano sinistra (Urbani) il Cinghiale accusa e con la mano destra (Magnelli e Scoti) lo stesso Cinghiale delinque… Ma vi rendete conto?

CHI E’ REMIGIO MAGNELLI

Fra’ Remigio Magnelli è stato ribattezzato così da noi in onore del personaggio squallido e beone descritto da Umberto Eco nel “Nome della Rosa”.
Fra’ Remigio da Varagine, ex dolciniano eretico, stava in convento a rimpinzarsi “la pancia e la verga”. Era un ignorante di potere.
Remigio Magnelli continua incredibilmente a dirigere l’Ufficio personale dell’Asp di Cosenza nonostante la condanna in primo grado inflittagli dal Tribunale di Cosenza il 15 luglio 2014. Un anno di reclusione per abuso di ufficio. Cosa aveva fatto Remigio?

Secondo il Tribunale di Cosenza (ed è quanto dire!!!) aveva attestato falsamente che non vi erano professionalità interne al fine di favorire l’assunzione illegittima di Michele Fazzolari.

La legge 39 del 2013 parla chiaro: chi è stato condannato, anche con sentenza non definitiva, per reati contro la pubblica amministrazione deve essere retrocesso.

Quindi, dovrebbe essere il dott. Alberto Siciliano (altro cameriere del Cinghiale, non vi entusiasmate…), incensurato, a ricoprire quel ruolo.
Nessuno, però, osa toccare Magnelli. Non lo ha fatto Filippelli e non lo fa Mauro, che sottovaluta troppo la delicatezza del suo ruolo.
L’avvocato Silvia Cumino, responsabile anticorruzione dell’Asp, ha segnalato il caso a Cantone, com’era suo dovere. Mantenere al suo posto un dirigente che, secondo una sentenza di primo grado, ha detto il falso è grave. E l’avvocato Cumino ha pagato l’affronto con la rimozione dall’incarico: non si disturbano i manovratori.

magnaMagnelli, ovviamente, è un fedelissimo del Cinghiale nel suo regno della sanità, e se non viene cacciato a calci nel sedere ci sono precise ragioni.

Come successe per il suo predecessore, il dottore Bellusci (più volte indagato), che non si sapeva quanti cedolini mensili di pagamento avesse in nero. Era insostituibile perché aveva cablato il servizio e lui e solo lui poteva capirci. Solo quando era ormai in odor di pensione, il fido Magnelli venne affiancato al Bellusci per essere istruito nei vari malaffari orchestrati dal Cinghiale. Ora sta succedendo lo stesso per il Magnelli.

E poi, senza avvisi di garanzia e rinvii a giudizio, non si fa carriera. Ci chiediamo pure: perché tenerlo ancora al suo posto? Nell’ASP si trovano tanti dirigenti capaci e incorruttibili. Non è neanche determinante in politica, non ha un bacino di voti se non quello suo e della sua famiglia. Ma è evidente che conosce segreti troppo grandi per essere affidati al primo arrivato o a qualcuno che li possa smascherare. Ed è altrettanto evidente che oggi qualcun altro (Alberto Siciliano è il più “indiziato”) è pronto per prendere il suo posto e allora Magnelli può essere “mollato” tanto non serve più e quasi quasi ci fa pure un po’ pena…
CHI E’ VINCENZO SCOTI

Il dottor Vincenzo Scoti passerà alla storia per aver firmato, poco tempo fa, la squallida pensione del Cinghiale in persona. Scoti, capo del personale ed elemento di punta del “cerchio magico” del Cinghiale, ultimamente ha fatto carne da macello con le assunzioni ad minchiam degli Oss (Operatori socio sanitari), riesumando una graduatoria vecchia di quasi dieci anni. E chiamando solo gli amici degli amici. E poi non bandisce il concorso per dirigente ufficio stampa che da novembre risulta vuoto per il pensionamento del Cinghiale. Sempre in persona.

Di certo, le convocazioni degli Oss amici degli amici sono avvenute per telefono, per non destare sospetti, e quindi non coinvolgere in prima persona il solitario responsabile delle risorse umane, Scoti appunto, notoriamente asservito mani e piedi al Cinghiale, al secolo Tonino Gentile.

Pare che gli addetti dell’ufficio risorse umane, comandati comunque dai “soliti noti” di appartenenzia cinghialesca, abbiano dichiarato ai candidati della graduatoria di operatore socio sanitario del novembre 2007 che le convocazioni sono partite dal numero 97 e sono state bloccate al numero 114, per cui invece di assumere 21 unità, come da concorso e da graduatoria, ne hanno assunto 17, adducendo, come motivazione, che manca la copertura economica.

All’epoca, ci ponevamo alcune domande. 

1- Se c’era questa graduatoria, perché l’Azienda Ospedaliera ha proceduto ad indire un recentissimo concorso riservato per 12 posti di operatore socio sanitario?

2 – Se appunto c’era la graduatoria, perché l’Azienda Ospedaliera di Cosenza ha assunto, circa un anno e mezzo fa, 12 operatori socio sanitari per mobilità interregionale?

3 – Se c’era la suddetta graduatoria, per quale motivo, sempre l’Azienda Ospedaliera di Cosenza, ha proceduto alla chiamata di un operatore socio sanitario dalle categorie protette?

Ecco, queste sono solo alcune delle piroette che il Cinghiale ha fatto fare ai suoi fedelissimi che ora vengono clamorosamente mollati, un po’ com’è già accaduto con Gianfranco Scarpelli alias Mozzarellone e Antonio Perri detto Wikipedia per l’altra scandalosa questione dei falsi precari assunti all’Asp. Perché un Cinghiale è… per sempre!