Cosenza, sanità corrotta. Cooperativa Seatt: siete uomini, Cinghiali o caporali?

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Già stamattina vi abbiamo dato conto del “moderno caporalato” della cooperativa SEATT e del Cinghiale che tengono in pugno le persone in quello che è a tutti gli effetti un ufficio di collocamento con uno “stipendio” di 347 euro al mese a fronte di una gara d’appalto vinta per la “modica” cifra di 850mila euro. Senza contare le proroghe e gli “adeguamenti”.

Cosenza, sanità corrotta: il moderno caporalato del Cinghiale

Adesso, poiché vogliamo farci del male a tutti i costi, pubblichiamo la replica dell’avvocato della SEATT, tale Giampaolo Raia, a chi faceva notare l’anomalia e la facilità con le quali questa cooperativa, ormai da anni, sguazza a suo piacimento nel determinare le assunzioni per una serie di servizi (gestione archivi telematici, trattamento dati, gestione del Centro unico di prenotazione per le prestazioni sanitarie e dei centralini, call center telematico, riscossione pagamenti per i ticket, reception e vari front office). 

Leggiamo insieme queste farneticazioni.

La Seatt è rimasta aggiudicataria di una gara d’appalto avente ad oggetto per il triennio 2012/2015 dei servizi “gestione e conservazione archivi telematici; incameramento dati protocollo telematico, gestione prenotazioni prestazioni sanitarie; attività di ricezione archiviazione dati sensibili, reception e front office, presso le varie strutture dell’Asp di Cosenza”.

La delibera citata nell’articolo non è altro che l’impegno di spesa per il primo quadrimestre del 2015, in esecuzione del contratto di appalto stipulato tra la Seatt e l’Asp di Cosenza in data 26.10.2012, registrato presso l’Agenzia delle Entrate di Cosenza al n.750 del 26.10.2012. Dunque nessun affidamento ulteriore e soprattutto nessuno rinnovo.

A dimostrazione della assoluta legalità e trasparenza della gara in questione aggiungo che la stessa è passata al vaglio, financo, del Tar Calabria a seguito di impugnativa spiegata da altra ditta concorrente.

Gianfranco Ponzio è solo un consulente esterno della cooperativa e Annarita Pulicani, moglie di questi, non ha alcun ruolo nella stessa essendo peraltro impiegata presso altra azienda.

Concludo, ribadendo con forza, che la cooperativa Seatt non ha alcuna connotazione politica essendo stata aggiudicataria di appalti pubblici, presso l’Asp di Cosenza, sia in periodi di governi di sinistra sia in periodi di governi di destra (come se non sapesse che destra e sinistra in Calabria mangiano insieme da decenni, ndr) e ciò, da oltre dieci anni, e che la stessa dà lavoro a molti giovani del nostro circondario, occupando peraltro, personale appartenente alle cosiddette categorie protette.

avvocato Giampaolo Raia

Bene, a questo punto, per evitare di scrivere noi, riportiamo una splendida replica a questo buffone di avvocato scritta da Fortunato Marafioti, un giovane laureato in Giurisprudenza all’Università della Calabria.

Quando si dice che ognuno porta l’acqua al proprio mulino è proprio vero. Da giovane laureato in Giurisprudenza, che fa tanti lavori per sopravvivere e tanta fatica ad espletare bene il praticantato, ho avuto modo di leggere della vicenda della cooperativa Seatt di Rende, egemone nella gestione dei servizi esternalizzati dell’Asp Cosentina. Nelle dichiarazioni rese dall’avvocato della cooperativa mi sorprendono due cose.

La prima è la spietata critica che destina nei confronti del dirigente redattore della delibera dell’Asp di Cosenza, la n. 684 dell’1 aprile 2015, e di conseguenza del suo commissario straordinario, Gianfranco Filippelli. Quantomeno, un brutto esempio di ingratitudine esercitata da “chi” ha avuto tanto, a prescindere da tutto!

L’altra è stata la gaffe di volere attribuire all’atto deliberativo una valenza squisitamente contabile, meglio di mero impegno di spesa, relativamente al primo quadrimestre 2015.

Così non è, atteso che estende per il corrente anno (eravamo nel 2015, ndr) l’entità dell’affidamento – sanando quanto già “erogato” dalla cooperativa dall’1 gennaio 2015 – con conseguente implementazione retributiva di 1.011.380,00 di euro per 10 mesi.

Da qui, una chiara violazione delle regole e della cultura della buona amministrazione che impongono le procedure di evidenza pubblica, quelle autentiche, per l’affidamento dei lavori di servizio in outsourcing. Non solo, ne impediscono l’affidamento (figuriamoci l’accrescimento) in regime di prorogatio.

Una verità consacrata in una recente pronuncia del Tar Piemonte, la sentenza 3 aprile 2015, n. 573. Un dictum attraverso il quale l’attento Giudice torinese ha deciso in merito alle proroghe dei contratti di servizi e fornitura scaduti. Con questo ha “blindato” le proroghe dei contratti di servizi e forniture, ritenendo illegittima la pratica di ricorrere alle proroghe dei contratti scaduti (trattasi di affidamento senza gara) nonché l’estensione (addirittura) di una convenzione Consip.

Per intanto, all’Asp di Cosenza si fa tutt’altro, con buona pace di tutti.

Tralascio di individuare chi sono gli artefici e i beneficiari dell’operazione a tutti platealmente noti. Preferisco sottolineare l’uso distorto che si fa di alcune iniziative, frequentate da chi esercita il peggiore moderno caporalato da utilizzare nelle ricorrenti competizioni elettorali.
Sino a quando si continuerà, da una parte, a fare ciò che si vuole e, dall’altra, a sottacere le verità, il campo di gara sarà occupato da giocatori scorretti che obbligheranno quelli più bravi e ossequiosi delle regole a stare, al massimo, sulle gradinate.

Fortunato Marafioti