Cosenza, sanità corrotta: il lato oscuro della vicenda Martire-Mauro-Ferrentino

Silvana Ferrentino e suo marito Vincenzo Martire
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Vorremmo avere fiducia nel giudice Silvana Ferrentino. Per diverso tempo l’abbiamo pure elogiata, memori della condanna che inflisse, allorquando era al penale, a Pino Tursi Prato.
Però, signor giudice, ci consentirà di usare fino in fondo i diritti sanciti dall’articolo 21 della Costituzione e di porle alcune domande.

Innanzitutto, perché lei è il coordinatore del Tribunale del lavoro di Cosenza e in questo luogo si affrontano processi che riguardano i diritti, la previdenza e il contenzioso con le aziende sanitarie. E c’è qualcosa che non va nei suoi rapporti con Raffaele Mauro.

Il 27 novembre del 2015, la Ferrentino riconosce a Mauro il danno da stress con disturbo di adattamento per il lavoro svolto da dirigente sanitario. Lo fa sulla base di una Consulenza tecnica di ufficio che l’ASP non contesta. Una consulenza che sarebbe importante scoprire da chi è stata svolta. Perché Mauro è psichiatra e medico legale. In confronto, insomma, i conflitti di interesse del Cavaliere erano una barzelletta.

Raffaele Mauro

Com’è noto, Mauro da depresso viene promosso direttore generale. Scrive il falso dichiarando di non avere contenziosi in corso con l’ASP.
Sì insedia a fine gennaio 2016.
I termini per l’appello alla sua causa scadono il 27 maggio del 2016 ma Mauro decide che deve diventare esecutiva. Al povero avvocato Niccoli che gli presenta il ricorso lo tratta male e lo manda via.

Niccoli, che è uno stoccafisso, evita di mettere per iscritto questa necessità e mal gliene duole. Mauro lo caccia dall’ufficio legale (laddove mancano avvocati e si regalano soldi agli esterni). Niccoli presenta un ricorso di urgenza, detto ex art. 700, che viene incredibilmente respinto. Come si fa a non vedere che questo trasferimento lede la carriera di Niccoli?

Andiamo avanti. Come vedete nello screen shot, nel luglio del 2016 , Vincenzo Martire, medico nefrologo ospedaliero e consorte della Ferrentino, ottiene l’aspettativa semestrale dall’Azienda Ospedaliera. Aspettativa significa pausa, come mettersi in sonno per i massoni.
Martire ha avuto da Mauro un contratto a tempo determinato.

La cosa più clamorosa, però, arriva con la delibera n 1658 del 21 ottobre 2016 con la quale Martire vince la mobilità regionale per nefrologo all’Asp. Come può andare in mobilità se è in aspettativa? Ma davvero si può credere che a Cosenza tutti abbiano l’anello al naso? A firmare la delibera, ovviamente, Raffaele Mauro.

Ora, se sommiamo tutte queste vicende e se vediamo che nei giudizi di lavoro (Niccoli ma non solo) l’ASP vince sempre, da quando c’è Mauro, qualche dubbio nasce legittimo. E non può non essere alimentato da quello che dice lo stesso Mauro a proposito della vergognosa transazione con cui avrebbe voluto regalare 100 mila euro al truffatore Pietro Filippo. E sulla quale il commissario Scura gli ha imposto spiegazioni e chiarimenti che NON POTRA’ MAI DARE.

Pietro Filippo

Se davvero è stato un giudice del lavoro a proporre questa sorta di equo indennizzo dinanzi a persona condannata con sentenza definitiva per gravi reati, tra i quali quelli di essersi fatto timbrare il cartellino da altri e quelli di avere rilasciato patenti di guida senza effettuare visite, è tempo che il Csm si occupi della vicenda.

Noi abbiamo raccontato dei fatti, consapevoli che in democrazia più si svolgono funzioni apicali più si è soggetti a critica e controllo.
Un avvocato perbene, per quanto bimbominkia (tanto per citare un termine molto in voga), viene demansionato per avere tentato di fare il suo dovere e il giudice del lavoro gli nega il ricorso d’urgenza, mentre un medico truffaldino viene condannato in terzo grado e non solo rimane impunito ma addirittura gli si vorrebbero regalare anche 100 mila euro dei nostri soldi.

In mezzo c’è l’onorabilità di una magistratura civile che deve darci delle risposte. In nome (davvero però) del popolo italiano.