Cosenza, sanità “isola felice”

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Ci si chiede perché da tempo i cittadini non abbiano fiducia nella Giustizia.
E perché questo accada a Cosenza ancora più che in altre città.
Prendiamo l’ASP di Cosenza, un luogo dove si consumano illegalità diffuse da anni con una impunità assoluta. E teniamo volutamente fuori la storia della depressione cronica di Mauro, che per quanto sia arrivata fino al Corsera, non è certo il problema più grave.

Da sette anni 439 persone lavorano abusivamente presso l’Azienda sanitaria. Non lo diciamo noi ma lo ha stabilito la Corte dei conti condannando Franco Lucio Petramala e i suoi compari. È gente che dovrebbe essere fuori dalla pubblica amministrazione ma è dentro e chi non li licenzia commette abuso di ufficio. Chi è che non li licenzia? Un signore che si chiama  Remigio Magnelli, condannato in primo grado per false stabilizzazioni. Interventi  della procura? Nessuno.

Due anni fa si è scoperto che furono fatte assunzioni farlocche (in campagna elettorale, quindi voto di scambio) senza copertura finanziaria, senza selezione. Per semplificare, l’abbiamo chiamata operazione falsi precari. 

Quella gente, assunta dai Cinghiali e Scarpelli, da Nicola Adamo e Guccione, Giulio Serra ed una pletora di sindacalisti corrotti, è a spasso, non è stata pagata ma ha votato chi ne ha carpito il bisogno. Interventi della  Procura? Una (presunta) inchiesta della Manzini di cui non si sa niente.

Andiamo avanti. La cooperativa Seatt è il grande imbroglio che arricchisce il signor Gianfranco Ponzio, alias il Cinghialotto, uno che è fallito dolosamente diverse volte e che sfrutta il bisogno di centinaia di persone sottopagate. Ponzio ha messo nella cooperativa parenti di alcuni graduati delle forze dell’ordine per avere un importante specchio per le allodole. È un impunito. Anche qui la procura non fa niente.

Viene da dire che la sanità cosentina è un’isola felice per gabbiani dal volo leggero. Sì, perché qui a Cosenza non succede niente. Non è successo niente nel periodo Granieri, non accade nulla oggi.
Certo, vengono arrestati  disperati che violano le leggi e a cui nessuno concede  un’attenuante.
Circa dieci anni fa, un sostituto che oggi lavora a Catanzaro, fece arrestare una persona che aveva rubato una mimosa. Sì, una mimosa, che costerà un euro.
Quante centinaia di milioni di mimose vengono rubate impunemente senza che nessuno paghi?  È questo il dilemma.