Cosenza, i soliti problemi al centro vaccinazioni

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Centro vaccinazioni in tilt

Anche ieri è stata una giornata campale per tante mamme e bambini in fila per vaccinarsi e un’altra mattinata è trascorsa tra attese e disorganizzazione.

Se lunedì gli utenti, esasperati e arrabbiati, sono stati costretti a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine (e come sanno i nostri lettori, purtroppo, non è una novità) affinché i sanitari continuassero il loro lavoro, interrotto a causa di due infermiere che hanno deciso di abbandonare il posto a orario ormai scaduto, ieri la situazione non è stata da meno, ma questa volta a intervenire è stata un’ambulanza.

Il centro vaccinazioni di via delle Medaglie d’Oro è aperto fino a mezzogiorno e proprio quando le lancette dell’orologio si sono sovrapposte, una delle dottoresse addetta al servizio decide di interrompere il suo lavoro e andare via.

Scoppia il caos, genitori e bambini in fila dalle nove si ribellano e chiedono di far proseguire le vaccinazioni, vista l’attesa e le scadenze dei prossimi giorni. Sono tanti i piccoli che inizieranno a frequentare l’asilo e dovranno, pertanto, esibire il certificato delle vaccinazioni. Per quelli più grandi, invece, il decreto Lorenzin ha previsto una serie di vaccini da fare, pena l’esclusione dalla scuola.Per questi motivi, l’ufficio diventa una polveriera, volano parole grosse tra i pianti e le grida dei piccoli, e la dottoressa che aveva deciso di terminare la sua giornata lavorativa alle dodici accusa un malore e richiede un’ambulanza. Gli operatori del 118 arrivano velocemente e le prestano le prime cure, la dottoressa rimane chiusa nella stanza in cui vengono vaccinati i bimbi per oltre mezzora insieme ai colleghi dell’ambulanza, finché si decide di portarla via, probabilmente al pronto soccorso cittadino.

Immediatamente i presenti vengono pregati di tornare nel pomeriggio, alle 15,30, poi si anticipa alle 15 e si consiglia ai genitori dei ragazzi più grandi di tornarsene a casa e attendere la comunicazione che arriverà dalla scuola. Un impiegato, infatti, avvisa gli utenti, che in virtù di una collaborazione tra provveditorato e Asp, quest’ultima invierà una comunicazione alle famiglie per informarli della data in cui dovranno recarsi al centro per vaccinare i propri figli.

Tutto risolto? No, i genitori dei bimbi non ci stanno ad andar via senza aver concluso niente e protestano in maniera vibrata, minacciando denunce. Solo allora il medico rimasto in servizio riprende a vaccinare, senza sosta fino all’orario di chiusura, anche nel pomeriggio.

Dopo due giorni di caos, ci si chiede perché il centro non viene trasferito in locali più grandi e idonei a ospitare bambini e genitori, che in alcuni periodi dell’anno sono davvero tanti. Eppure gli spazi all’Asp non mancano di certo; perché non si aumenta il personale sanitario in detti periodi e, soprattutto, è giusto terminare la giornata di lavoro facendo intervenire polizia e ambulanze?