Cosenza, quando Spagnuolo si rifiutò di firmare la perquisizione a Chiaravalloti e minacciava De Magistris

Quando il potere politico viene attaccato dalla magistratura, all’interno del delicato e complicato sistema delle “toghe” scatta sempre qualche guerra interna, indicativa di un delicato “verminaio” destinato a coprire sempre qualcuno. E’ stato così tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, all’epoca delle inchieste di Agostino Cordova ed è stato così anche dal 2005 in poi, all’epoca delle inchieste di Luigi De Magistris.

All’attuale sindaco di Napoli ne hanno fatto di tutti i colori, fino a togliergli le inchieste e a costringerlo ad andare via mentre un altro magistrato onesto come Eugenio Facciolla è stato costretto a chiamare aiuto al Ministero della Giustizia ed è stato così che ha conosciuto Otello Lupacchini. Ormai è storia. Ma torniamo a De Magistris prima di approfondire nuovamente il tema dei veleni tra le toghe dell’attuale periodo.

Abbiamo scritto più volte che l’attuale procuratore capo di Cosenza, Mario Spagnuolo, è stato sostituto anziano (come Tridico oggi) per molti anni proprio nel porto delle nebbie di via Sicilia. Ha fatto carriera – qualcuno dice anche grazie alla massoneria deviata – usando come un grimaldello (lui sì che se ne intende, altro che i ladri che arresta!) il processo per l’omicidio del costruttore Pino Chiappetta ed approdando alla DDA di Catanzaro.

Anche nel capoluogo il magistrato più corrotto d’Italia ne ha combinato parecchie e tra queste ce n’è anche una che racconta spesso Luigi De Magistris, che è stato un magistrato onesto e di conseguenza veniva visto come il fumo negli occhi da gattopardi imbalsamati come Lombardi (per fortuna passato a miglior vita) e Spagnuolo (che sfortunatamente è ancora qui a commettere nefandezze e a proteggere i delinquenti come lui).

De Magistris si sente solo contro tutti in quel verminaio di Catanzaro (Spagnuolo con i vermi ha grandissima affinità). E ne ha la conferma quando il procuratore aggiunto Mario Spagnuolo e il capo dell’ufficio giudiziario Mariano Lombardi si rifiutano di firmare il decreto di perquisizione nei confronti dell’ex presidente della Regione, ex magistrato e fratello di grembiule massonico, Giuseppe Chiaravalloti. Ecco il suo j’accuse.

“… Hanno cercato in tutti i modi di dissuadermi dal mio proposito, riferendomi persino che Chiaravalloti diceva di non sopportarmi, sin da quando ero stato in Calabria la prima volta e che quindi sarei stato “massacrato”, che ero troppo esposto insomma. Precisamente mi dissero che stavo sui coglioni a Chiaravalloti.

Mi ripetevano che l’indagine era buona ma che, in quel momento, non volevano esporsi avvertendomi che, tra l’altro, in quelle ore sarebbero tornati gli ispettori. Sono rimasto allibito, un avvertimento sinistro….”.

Diciamo pure mafioso, che tanto con Spagnuolo questo termine non è mai sbagliato. Dalle nostre parti Spagnuolo, fin da quando si è messo in affari con Franco Pino, è il fautore numero uno della trattativa mafia-stato. Non sai mai dove comincia uno e finisce l’altro… Sarà solo il preludio alla vile caccia all’uomo contro De Magistris.