Cosenza, triste capitale degli sfratti

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Il rapporto sugli sfratti relativo all’anno 2016 redatto dal ministero dell’interno, parla chiaro, sono ben 61.718 i provvedimenti esecutivi di rilascio degli immobili, di cui 2.539 (4%) per necessità del locatore, 4.350 (7%) per finita locazione e ben 54.828 (89%) per morosità.

Le richieste di rilascio presentate ammontano a 158.720 famiglie. Nonostante questi numeri il Ministero fa sapere che c’è un decremento del 5% rispetto all’anno precedente. Una lieve flessione determinata dai cali registrati in Friuli, Abruzzo, Molise, Sicilia, seguita comunque da un aumento in altre parti d’Italia. Per le richieste di esecuzione presentate all’Ufficiale Giudiziario il rapporto con l’anno 2015 fa registrare un incremento del +3,1%. Gli sfratti eseguiti con l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario mostrano un’impennata del +7,9%. Il rapporto tra i provvedimenti di sfratto emessi e il numero delle famiglie residenti in Italia si attesta, per l’anno 2016, a 1 sfratto ogni 419 famiglie, a fronte di 1 ogni 395 del 2015.

Per quanto riguarda la Calabria, possiamo dire che la nostra regione incide nella media nazionale in termini di esecuzioni di sfratto per il 2,1% (avanti a Basilicata, Abruzzo, Marche, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino e Friuli) che seguono con percentuali molto più basse. I dati relativi alla nostra Regione parlano di 1.293 sfratti eseguiti nel 2016 così suddivisi: 1 sfratto per necessità del locatore, 558 (43%) per finita locazione e ben 726 (57%) per morosità. Degli sfratti per morosità oltre il 70% si registra nei capoluoghi di provincia.

Da questi dati viene fuori un quadro allarmante che negli anni abbiamo più volte denunciato pubblicamente. Delle 1293 esecuzioni di sfratto ben 1205 (93%) sono relative alla provincia di COSENZA. A sua volta dei 1205 procedimenti, oltre il 90% interessano la sola città di Cosenza (994 totali) con 553 relativi per finita locazione e 441 per morosità. 
Dati alla mano, nella nostra provincia avviene uno sfratto ogni 251 famiglie a fronte di una popolazione di 302.871 abitanti. Una stima preoccupante rispetto alle altre province calabresi (basti pensare che a Reggio Calabria si registra uno sfratto ogni 18.315 persone e a Catanzaro uno ogni 3.000).

L’andamento delle procedure di rilascio degli immobili ad uso abitativo in calabria fino a meno di 10 anni fa contava numeri molto bassi. Con l’avanzare della crisi si è passati dai 600 del 2009, ai 1.100 del 2010 fino a lievitare ai 1.400 del 2014.
Se inoltre considerassimo i numeri degli affitti non registrati, quelli a nero, molto in voga nel nostro territorio, il numero degli sfratti sarebbe di gran lunga molto più pesante di quello censito dal ministero. Quanti sono i casi di famiglie che logorate dalla crisi, non potendo far più fronte all’affitto, sono state “allontanate” da casa con pratiche non “convenzionali”?

Questo è un dato che è difficile accertare ma che consegna un quadro certamente desolante e amaro.
Di contro, invece, le politiche attivate per far fronte al fenomeno dell’emergenza casa tendono ad affrontare la questione solo marginalmente, incentivando meccanismi speculativi senza aggredire strutturalmente la questione. I fondi ex Gescal sono la cartina di tornasole di come nella nostra calabria venga affrontato il tema abitativo. Oltre 200 milioni di euro finiti direttamente nelle tasche di politici e palazzinari.

Un tesoretto sperperato in consulenze, o svanito nel nulla per ingrassare i redditi degli amici degli amici, non certo speso per la ristrutturazione delle case popolari o per la realizzazione di nuovi alloggi.
Altra grande anomalia politica sul diritto all’abitare riguarda la legge regionale sulla casa, una norma vecchia e obsoleta, che non tiene conto dei nuovi livelli economici delle famiglie dentro la crisi e delle nuove composizioni sociali che si affacciano nelle nostre città. Per non parlare della gestione malaffaristica delle ATERP o del clientelismo dilagante nei nostri comuni tendente sempre a favorire la causa degli amici palazzinari.

Solo a Cosenza il comune spende quasi 30.000 euro al mese per l’emergenza abitativa, pagando affitti ai privati. Con i soldi regalati a Pianini e Scarpelli avrebbero potuto realizzare o acquistare ogni anno un numero di case tale da ridurre notevolmente il numero delle emergenze e far respirare le casse comunali. Ed invece la logica degli affitti e delle emergenze è utile ad alimentare il solito clientelismo ed allargare il bacino di miserabili tenuti sotto ricatto.

Alla politica tutta, trasversalmente a centrodestra e centrosinistra costringere centinaia, migliaia di famiglie nell’incertezza, nella precarietà, nel disagio conviene molto di più in termini di ritorno elettoralistico. È col ricatto e le asfissianti promesse di un lavoro e di una casa che i vari padroni della politica hanno fatto di Cosenza un loro feudo.
Fino a quando la politica non darà risposte concrete, e siamo certi che non ne darà, la nostra azione non si fermerà. Se l’ingiustizia diventa legge la resistenza diventa un dovere.

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