Cosenza, un grande loculo di cemento armato

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Caro Iacchite’,
sono contento di constatare che la cementificazione selvaggia che caratterizza la nostra città sotto la guida di Occhiuto sia oggetto di continua attenzione da parte del vostro giornale.

Rispetto a questo tema, fondamentale per la qualità della vita, l’atteggiamento dei nostri concittadini sembra tendenzialmente favorevole all’attività del sindaco, mentre, in coloro che si oppongono prevale la rassegnazione. Molti esprimono ammirazione per piazza Bilotti o il ponte di Calatrava e non si accorgono che ogni metro quadrato di superficie che residua al cemento viene utilizzato per la costruzione di nuovi palazzi, edificati, come se non bastasse, senza alcuna uniformità stilistica.

Ricordo che un’amica spagnola, giungendo per la prima volta a Cosenza, si disse sorpresa per la mancanza di omogeneità nella costruzione dei palazzi. Tutto lasciato all’arbitrio dei progettisti nella scelta delle dimensioni, dei materiali, dei colori! Più grande fu la sua meraviglia nel verificare, dopo una lunga passeggiata, l’abbandono totale del centro storico, vero patrimonio artistico e storico della città, che fa da contraltare alla follia cementificatoria che imperversa nella Cosenza nuova.
La maggioranza dei cosentini che sostengono Occhiuto non si accorge del degrado in cui versa la città appena fuori corso Mazzini. Camminare in un quartiere come quello di Via Popilia chiarirebbe a chi non vuol vedere qual è la situazione reale! Decine di scheletri di nuovi edifici disseminati ovunque. Vecchie case basse ora sovrastate da palazzi nuovi, costruiti uno sull’altro e distanziati di pochi metri. Strade costeggiate da rifiuti, dissestate e, soprattutto in corrispondenza dei maleodoranti tombini, piene di buche pericolose per motociclisti ed automobilisti. Durante l’estate la presenza massiccia di cemento rende il caldo ancora più insopportabile. Il verde è inesistente. Questa descrizione è rappresentativa anche dei restanti quartieri urbani,(Via degli Stadi, Panebianco, San Vito ecc).

La qualità dei servizi è di livello infimo. Delle strade ho già fatto cenno. Su trasporti e sanità è meglio stendere un velo pietoso! Non esiste l’edilizia sociale e non ci sono iniziative politiche finalizzate a sostenere la parte di popolazione che vive in condizioni di povertà assoluta o disagio economico. I pochi lavori che i nostri ragazzi riescono a trovare sono in nero, con condizioni orarie e retributive al limite della schiavitù.

Tutti lo sanno, ma le istituzioni preposte al controllo fanno finta di non vedere. La rete idrica è un colabrodo e l’acqua è razionata in molte zone della città. D’altronde, in qualsiasi graduatoria che viene pubblicata, inerente la qualità della vita nel suo complesso, siamo sempre agli ultimi posti. Ma al nostro sindaco tutto ciò non interessa. Lui è impegnato con Alarico, Calatrava e calcestruzzo.

Quando, a causa dell’attuale siccità, la crisi idrica diverrà così grave da privarci quasi completamente di questo bene primario, andremo in massa dal nostro lungimirante primo cittadino, che ci condurrà in pellegrinaggio sul ponte di Calatrava e davanti la statua di Alarico a pregare qualche santo di far piovere.

Nonostante cotanto sciagurati amministratori, lungo Viale Parco, Viale Magna Grecia o Gergeri, qualche luogo potrebbe ancora essere salvato dal cemento. Basterebbe trasformare questi spazi in semplici prati alberati e innestare tante altre piante lungo tutto il territorio urbano. Tale elementare principio, fondamentale in una città asfittica come la nostra, non sembra albergare nella mente di occhiuto e della sua illuminata giunta, forse perché troppo pochi sono i quattrini da ricavarne. Nessuno di questi personaggi ha mai pensato di destinare una grande area a parco pubblico, perché la sola idea di sviluppo che hanno in testa è tarata sugli affari e non sul benessere dei cittadini.

Al giorno d’oggi quasi tutti, almeno qualche volta, hanno avuto la possibilità di viaggiare in Europa. Non voglio citare i paesi del nord che costituiscono una sorta di modello avanguardistico per tutti gli altri, ma invito i sostenitori non interessati di occhiuto a confrontare la realtà di Cosenza con quella di qualsiasi altra città tedesca, francese, spagnola ecc. Qualcuno si sente davvero di definire la nostra una città europea? A me sembra di vivere in un paesone cresciuto nell’assenza totale di criteri, di una qualsivoglia idea di sviluppo. La sensazione complessiva è quella di trovarsi in un grande loculo di cemento armato!

Francesco Cundari