Covello-Di Donna-Smurra: come fregare Renzi per fare (più) grande la Simet

Gerardo Smurra e Stefania Covello

E’ un momento molto particolare per Stefania Covello, figlia di Franco “Caciocovello”, ex gatta morta del cerchio magico di Renzi. Dopo l’esclusione, ampiamente prevedibile, dalla segreteria nazionale, la dolce Stefania, forse perché avrà capito che la vigna è finita, non ha avuto nessun timore a rendersi protagonista di una vicenda grottesca.

Una storia di ordinarie clientele e favoritismi messa in moto per salvaguardare l’azienda con la quale collabora il marito della Covello. Una storia di trasporti pubblici, emblematica del clima di corruzione dilagante nel quale pascola la signora.

La parola magica è Flixbus ovvero un bus low cost della multinazionale del trasporto che crea molti problemi alle aziende che foraggiano e vengono foraggiate dalla malapolitica per fare quello che vogliono nei territori di competenza. La Covello è riuscita, grazie anche al provvidenziale intervento del presidente della Commissione Francesco Boccia, un emendamento che, di fatto, blocca questo bus.

Tra le aziende rivali del progetto Flixbus c’è la Simet di Rossano, della potente famiglia Smurra, acquisita recentemente da Ferrovie per creare un nuovo operatore del trasporto su gomma. Il marito della Covello è Andrea Di Donna, commercialista e componente del collegio sindacale di Simet, del quale è invece presidente suo fratello (e quindi il cognato della parlamentare) Luca Di Donna.

Lo studio Di Donna è una corazzata e si dice che abbia le mani in pasta o forse sarebbe meglio dire le stimmate per gestire molti affari importanti relativi ai colletti bianchi della Calabria. Insomma, quando si muove questo studio, il risultato è assicurato.

Risparmiamo ai lettori il resoconto del “cazziatone” fatto da Renzi alla Covello, che prelude ormai al suo mancato inserimento nei posti che contano delle prossime elezioni politiche anticipate e passiamo volentieri al grande protagonista di questo blitz che evoca i fasti di “Caciocovello”. Buon sangue non mente.

Gerardo Smurra, beato lui!

Gerardo Smurra, il patron della Simet, boicotta da sempre la cosiddetta filiera dei trasporti pubblici. Foraggiando senatori e deputati, nel tempo ha fatto sì che la fascia ionica rimanesse nell’arretratezza in cui versa. Ferrovie del ventennio e strade anni settanta: una condizione imprescindibile per continuare a fare il bello e il cattivo tempo.

L’azienda Simet, lasciatagli in eredità dal padre, stava quasi fallendo e Gerardo, uomo che non si fa scrupoli, ha capito che la strada giusta per risollevarne le sorti era quella di foraggiare la malapolitica. Un po’ come fanno le cliniche private, che godono e guadagnano dal declino della sanità pubblica.

Agazio Loiero

Gerardo Smurra, allora, ha sempre lavorato sottobanco contro questo territorio per i suoi interessi privati, come quelli delle cliniche. Basti pensare a quello che fece il caro Agazio Loiero. Quando era sottosegretario ai Trasporti nei primi anni ’90 mise a segno il “colpaccio” della chiusura di tutte le stazioni ferroviarie della tratta ionica a vantaggio delle aziende gommate che per sopperire alla mancanza pubblica presero bei soldini dallo stato per garantire i servizi di mobilità.
E basti pensare che a Crotone la Simet ha ricevuto in dote un’area grandissima quasi a parametro zero dove adesso ci sono tutti i mezzi.
Morale della favola: adesso la Simet di Gerardo Smurra è una specie di impero chem di riffe o di raffe, riesce ad avere sempre grandi benefici dalla malapolitica. E noi, come sempre, paghiamo!