Cozzolino: fichi, pane e vino

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C’è da dire una cosa, per onorare il vero, che non significa togliere nulla a quello scafato di un Cozzolino. Integre rimangono le sue già decantate lodi.

L’inchiesta che riguarda il signor Bafaro Aniello, in realtà, è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Amantea su mandato della procura di Paola. Poi, qualcuno si è accorto che i principali indagati erano di Cosenza, o chissà per cos’altro, e l’inchiesta approda nella stanza di quel marinaio di un Cozzolino.

Per dirla tutta, e fino in fondo, in questa storia poco c’entrano le capacità investigative. Escluse, naturalmente, le capacità che fanno riferimento a quell’ arringatore di un Cozzolino. Infatti, l’indagine sui finti corsi ad Amantea, dove è sparito oltre mezzo milione di euro, nasce dalla denuncia di un operaio di quel gattopardo di un Colavolpe.

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L’imprenditore, curi sordi di caggi, dei fichi secchi. Conosciuto in tutto il mondo, per la sua specialità: i fichi al cioccolato. E poi, per le ancor più rinomate crucette, della premiata ditta Nicola Colavolpe & C. snc.

Quel fico secco di un Colavolpe (Gerardo), in combutta con Aniello Bafaro, che ha acchiappato, ancora una volta, un bel malloppetto di 120.000 euro dai soliti POR Calabria 2000.2006 (misura 3.9), decidono di organizzare un bel corso, articolato in due interventi, avente come oggetto la produzione artigianale di prodotti a base di fichi. Appunto!

Il signor Aniello, che è uno che sa come far girar le carte negli uffici, per sbloccare la guagna, subito si dà da fare. Stipula una bella convenzione con l’allora Provincia di Cosenza, nell’anno del Signore 30.06.2008 , n. 109, e parte la giostra. Incarichi di docenza, tutoraggio, coordinamento didattico, progettazione, attrezzature a noleggio, viaggi, contabilità, consulenze varie, e tutto il cucuzzaro. Ce n’è per tutti.

Ovviamente tutto si svolge solo sulla “carta”. Niente è reale. Compresi i corsi di specializzazione previsti per gli operai di quel marsupiale di un Colavolpe. Che per questo gode di agevolazioni fiscali importanti. Sarà proprio questo aspetto a far crollare il castello di bugie dei due furbacchioni. Perché, uno degli operai, della premiata ditta Colavolpe, viene licenziato, e non ci sta. E per “ripicca” si reca dalle fiamme gialle e racconta tutto sul finto corso.
La macchina dell’imbroglio è in moto. E i contraffattori di professione sono più attivi che mai. Come da prassi, falsificano registri, affidano false consulenze e fraudolenti incarichi, e parte il tourbillon di fatture tarocche. E si va col liscio. I poveri funzionari e dirigenti dell’allora Provincia di Cosenza, nulla possono contro questi marpioni del raggiro, e firmano tutto quello che Aniello Bafaro gli porta. Che a detta loro, risulta tutto in regola. Nessuno si prende la briga di controllare. Del resto il signor Bafaro è uno conosciuto negli uffici, ci si può fidare, avranno pensato i responsabili pubblici che dovevano controllare. Ogni volta che passa dai pubblici uffici, il signor Bafaro, accontenta tutti. E tutti gli vogliono bene. Basta la sua parola, accompagnata da qualche bustarella ben farcita. Infatti, non ci sono problemi a liberare le risorse, e presto viene liquidato un primo accontino di 48.000 euro il 08.10.2008, ed un secondo il 29.06.2009 di 47.000 euro. Giusto per gradire. Poi magari a controllare ci passiamo un’altra volta, avranno di nuovo pensato i responsabili pubblici dei nostri soldi. Tanto si sa che il denaro dato al signor Bafaro, è denaro ben speso.
Dopo la denuncia dell’operaio, gli investigatori delle fiamme gialle iniziano ad attenzionare l’associazione Promoteo: pedinano, intercettano, filmano i responsabili durante l’esecuzione della truffa. Passano al setaccio i loro bilanci, e i vari conto correnti intestati a diversi soggetti facenti capo all’associazione. Interrogano i corsisti, e i fornitori. Il quadro che ne viene fuori è quello di una vera e propria associazione a delinquere dedita alla truffa allo stato e al fisco. Altro che onlus! Le prove della loro colpevolezza sono chiare e limpide. I fornitori ammettono le fatture tarocche, e i corsisti confessano di non aver mai fatto nemmeno un giorno di lezione. Senza contare la montagna di firme false apposte sui registri delle presenze. Insomma, il quadro probatorio è da condanna sicura, non si scappa. Tant’è che, come dicevo nelle puntate precedenti, il signor Bafaro, decide di confessare. Non ha alternativa. Ma non vuole farlo alla procura di Paola. Ed ha le sue ragioni.
Il signor Bafaro, ha capito di essere nel mirino delle fiamme gialle, prima ancora del suo famoso interrogatorio, e sta già tentando di correre ai ripari. Ha parlato con qualche intimo amico e si è confidato con qualche parente, per capire se c’è la possibilità di fare qualcosa, di intervenire sull’inchiesta.

Tutto lo staff dell’associazione è al corrente della grave situazione. L’allarme è generale. Se salta il coperchio del tutto sono guai seri. Bisogna quantomeno arginare il danno. Per fortuna, “nell’entourage” del signor Bafaro, c’è qualcuno che c’è già ‘ncappato. E sa come fare per uscirne alla meglio e con il minor danno possibile. Conosce le persone giuste per apparare. Gente di provata fede che ha già risolto, appunto, lo stesso tipo di problemi. Ovviamente c’è un prezzo da pagare. Ma questo per il signor Bafaro non è un problema, basta solo dargli le giuste garanzie, e l’affare si può fare.

Garanzie che vuole verificare in prima persona. Ed iniziano così, i viaggi della speranza, in quel di Torre Annunziata. E’ l’avvocato Massimiliano Lafranco l’uomo della provvidenza. Colui il quale dice di poter fornire tutte le garanzie del caso per apparare i guai del signor Bafaro. Ecco perché l’avvocato Lafranco, la sera dell’interrogatorio, è lì davanti alla pasticceria Siciliana ad attendere il suo amico Aniello.
3 – Continua
GdD