Cozzolino, un amico con l’ermellino

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Una delle zone più devastate, dal punto di vista economico, dalla cupidigia di politici corrotti, imprenditori ladroni e senza scrupoli, è sicuramente l’area di Piano Lago.

Un territorio destinato ad essere una delle zone industriali più importante della provincia e finito, invece, come nella miglior tradizione calabrese, a rappresentare l’ennesimo non luogo. Con reperti di archeologia industriale che tutti possono ammirare. Decine di iniziative industriali millantate e finite tutte o in truffe, o dopo brevi periodi di produzioni, sono scappate in Cina. La Polti su tutte. Ma anche la famosa Optcal Disc finita dentro i faldoni dell’inchiesta Poseidone – un’indagine iniziata presso la procura di Catanzaro nel maggio 2005 avente come oggetto un presunto uso illecito di 200 milioni di euro di denaro pubblico provenienti da aiuti comunitari destinati al finanziamento di opere di depurazione – condotta da un allora agguerrito pm De Magistris.

Lorenzo Cesa
Lorenzo Cesa

In un filone “minore” spunta il segretario dell’UDC, Lorenzo Cesa, che sarà indagato, in qualità di socio dell’Optical Disc. L’accusa è quella di aver ricevuto un finanziamento per realizzare a Piano Lago uno stabilimento per la produzione di DVD, realizzato soltanto in parte, nel quale non sarebbe mai stata avviata la produzione; insieme a Cesa vengono indagati anche l’ex presidente della Giunta regionale della Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, e l’ex assessore regionale all’Ambiente, Domenico Basile, uno degli uomini di punta dell’allora Alleanza Nazionale in Calabria. Una valanga di soldi finiti chissà dove, senza aver mai prodotto sostanzialmente nulla. Erano i bei tempi del “sciacqua Rosa e viva Agnese”.

In nome del lavoro e dello sviluppo si poteva, e purtroppo ancora si può, rubare di tutto. Basta solo pronunciare queste parole. E per politici navigati come Cesa, era un gioco da ragazzi, all’epoca, far arrivare i soldi, in un’area depressa economicamente come la nostra. Un’orgia del saccheggio senza pari. Centinaia e centinaia di famiglie finite sul lastrico e per strada.

L’illusione del lavoro, dello stipendio e di una vita normale, si spegne presto sotto i colpi delle inchieste giudiziarie che interesseranno diverse aziende di quella zona. Ed è proprio tra i predatori e i prenditori che si aggirano da quelle parti che c’è la soluzione dei problemi del signor Bafaro.

A gravitare intorno all’Optcal Disc, finita nell’inchiesta Poseidone – l’inchiesta, ricordiamolo, nel 2007 viene sottratta a de Magistris per l’ intervento del procuratore Mariano Lombardi, che motiva la sua decisione con irregolarità procedurali – ci sono diverse figure. Tra questi il cognato di suo cognato.

Uno specializzato in corsi di formazione. Si dice di lui che ha apparato diverse vicende legati ad imbrogli simili. Conosce bene l’avvocato Massimiliano Lafranco, con il quale ha già avuto a che fare. Un cavallo sicuro, dice il cognato di suo cognato, al Bafaro. Va da lui e non ti preoccupare.

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Così, il signor Bafaro, in compagnia del cognato, mette in moto la macchina e si reca presso lo studio di Torre Annunziata dell’avvocato Lafranco. Che subito li riceve. Il Bafaro racconta la storia, e dopo aver ascoltato l’avvocato chiede: chi è il pm titolare dell’inchiesta?

E Bafaro rispose: quello spremitore di un Cozzolino. Al che, senza indugiare, l’avvocato Lafranco, invita i suoi ospiti a seguirli sul terrazzo dello studio, e a detta del testimone oculare e uditivo pronunciò la seguente frase: “per queste faccende c’è il mio studio. So già tutto, la tariffa è la solita. Duecentomila euro. Cozzolino è un grande amico mio”. Il signor Bafaro replicò: bene, non ci sono problemi, ma mi serve la sicurezza che ciò che lei dice non sia solo millanteria. E l’avvocato: “datemi una settimana di tempo, che devo scendere a Cosenza e guardare i fascicoli”.
E’ questa la prova che l’avvocato decide di dare ai due presenti nel suo studio. Infatti, essendoci una indagine in corso, nessuno, al di fuori del pm titolare, può avere, in questa fase, accesso ai fascicoli.

Se Lafranco dimostra di aver accesso ai fascicoli, vuol dire che è veramente amico di quella sagoma di un Cozzolino. In più, il signor Bafaro, è confortato da suo cognato, presente con lui in questo primo viaggio a Torre Annunziata, il quale gli conferma che suo cognato (quello che girava intorno all’Optcal Disc), che gli ha suggerito di recarsi da Lafranco, ha avuto realmente problemi con la procura di Cosenza, e tutti risolti positivamente.

C’è da stare tranquilli, sulla serietà e sulle capacità dell’avvocato. Tutto sommato gli “elementi” convergono positivamente, e tutto lascia immaginare che ciò che afferma l’avvocato Lafranco, corrisponde al vero. Anche se hanno qualcosa da ridire sull’esosità della richiesta. Ma se il risultato è garantito, sono soldi spesi bene, si dicono i due sulla strada del ritorno. L’appuntamento con l’avvocato Lafranco è tra dieci giorni, di nuovo a Torre Annunziata, e lì, i due sapranno con certezza se l’avvocato è un millantatore, o no.
Bafaro e il cognato, sono di nuovo in macchina, sono trascorsi 10 giorni, e via di nuovo sulla strada per Torre Annunziata. Questa volta l’avvocato Lafranco li riceve in un bar, con tanto di fascicoli in mano e conferma: tutto apposto, l’affare si può fare. E aggiunge: la cifra rimane 200.000 euro. Di cui 100.000 in contanti. E il resto tramite incarichi professionali.
In sostanza l’avvocato chiede al Bafaro di conferirgli, attraverso l’associazione Promoteo, incarichi professionali al suo studio. Ovviamente fittizi.

I tre, anche se a denti stretti, si stringono la mano. Il patto è stipulato. Ora bisogna passare all’operatività. E prima della chiusura del procedimento, bisogno versare la prima rata di 100.000 euro.
4 – Continua
GdD