Cozzolino, un uomo detto Pino

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Il presidente temporaneo della Promoteo da quando è stata forzatamente nominata, conduce una vita d’inferno. Una nomina funzionale al piano del Lafranco. Che in questa fase non può esporsi personalmente.

Gli conviene restare ancora nell’ombra. Deve prima farsi pagare il suo “onorario”: 200.000 euro di cui 100.000 euro subito e in contanti. Una carica, quella della signora Cafaro, a tempo, giusto quello che serve per firmare un po’ di carte e mandati di pagamento vari.

Difatti, la signora Cafaro, tra le tante carte che deve firmare, ha anche un mandato di pagamento al titolare della S.C.M. Ovvero al marito. Quell’avvoltoio di un Lafranco l’ha pensata bene, con la scusa di pagare le fatture dovute dalla Promoteo alla S.C.M., mette in condizione sia Bafaro che Cafaro di avere il contante necessario per “onorare” l’accordo stipulato a Torre Annunziata. L’avvocato è chiaro: ti paghiamo (parla già come se l’associazione fosse sua) queste fatture ma tu devi versarmi il 50% .

Denaro che va a saldo della prima tranche di 100.000 euro, che a detta sua, servono per il suo amico “Pino” che deve apparare la causa in tribunale. Così è uso chiamare, quel conifero di un Cozzolino, l’avvocato Lafranco.

Infatti versata la quota, come avete potuto vedere dal filmato, inizia la seconda fase: “impossessamento” totale dell’associazione. Perché, il Lafranco deve ancora recuperare i suoi 100.000 euro di incarichi ed ora gli serve, alla guida dell’associazione, una persona di fiducia.

Una che non faccia tante storie come la moglie del Cafaro. Per la signora è tempo di sloggiare dalla poltrona di presidente dell’associazione, e, per convincerla, tira fuori i soliti argomenti. Gli stessi che aveva usato per metterla lì, quando gli faceva comodo, su quella poltrona.

Dice che glielo ha detto il suo amico Pino, perché, le dimissioni della signora Cafaro, porterebbero benefici nella continuazione delle indagini, e propone quale sostituto, se stesso. Hai capito il Lafranco! Ora vuole diventare lui il presidente.

Ma sia la signora che il marito, capiscono che questa mossa li estrometterebbe di fatto da ogni decisione amministrativa, senza più nessuna garanzia di riscuotere il dovuto da parte della Promoteo, che, ricordiamolo, ammonta a 1.250.000 euro.

Cercano di opporsi a questo abuso, chiedendo qualche garanzia. Lafranco, viste le resistenze, senza perdere tempo alza il telefono e convoca Cafaro e la moglie all’Holiday Inn, di via Panebianco.

I due arrivano, e il Lafranco, va dritto al sodo: se non ti dimetti dalla carica, dice alla signora, finite tutti in galera. Parola di Pino Cozzolino, sottolinea. E come da copione tira fuori un paio di manette che fa penzolare davanti ai due esterrefatti personaggi. E dice: scegliete, queste o le dimissioni.

I due restano sconvolti, e non avendo alternativa accettano. Riescono, quantomeno, ad ottenere che non sia lui il nuovo presidente. Quel marpione di un Lafranco, che la lezione l’ha studiata bene, ha subito pronta l’alternativa. E vai di imbroglio: ci sarebbe una mia amica di Torre Annunziata, l’ avvocato Virginia Cerchia, disponibile a ricoprire il ruolo di presidente dell’associazione Promoteo.

Se vi sta bene è così, altrimenti già sapete, sottolinea il Lafranco, ritenendo con questa espressione chiusa ogni “contrattazione”. E visto che c’è, chiede un altro “acconto” al Cafaro che, sapendo, si era già premunito di una bella bustarella farcita con altri 7.000 euro. Una vigna che non ti dico, per l’avvocato Lafranco.

I coniugi Cafaro, e i coniugi Bafaro, sopportano tutto questo solo perché Lafranco gli ha promesso di aggiustare la difficile situazione a loro carico in tribunale. E quel momento è arrivato. Finalmente è giunta l’ora di esporre il piano di quel Napoleone di un Cozzolino.

Bafaro e Cafaro e le rispettive mogli, sono curiosi. Il piano è semplice, e a sentire Lafranco, anche un grande classico che funziona sempre: la famigerata prescrizione. A detta del Lafranco, quel beduino di un Cozzolino, ha così pensato: nell’inchiesta ci infilo tutto l’infilabile. 107 imputati, più 57 aziende.

Una marea di testimoni da ascoltare, decine e decine di avvocati coinvolti. Una sorta di fiera di San Giuseppe in miniatura. Una situazione che facilmente, e senza destare sospetti, può tradursi in eccezioni di qua, notifiche di là, udienze a singhiozzo, e rinvii vari. Insomma: tira oggi ca vena dumani.

Non c’è che dire, quel bohémienne di un Cozzolino l’ha pensata bene. A fare due conti ci siamo quasi. La data della commissione del reato risale al 2008, siamo nel 2015, la differenza fa 7 anni. La prescrizione arriva dopo 7 anni e sei mesi. Manca veramente poco. Bisogna solo stringere un altro po’ i denti. Ma dipende sempre da lui, accelerare o rallentare, fa capire il Lafranco alle sue vittime.
Nel frattempo il nuovo presidente, l’avvocato Virginia Cerchia, arrivata apposta da Torre Annunziata, firma incarichi e consulenze a più non posso. Tra questi affida un bell’incarico di consulenza all’avvocato Rossella Reda. Dice il Lafranco: a questa la dobbiamo sistemare. Me lo ha chiesto Pino. E’ una sua cara amica, pare ci sia stato del tenero tra i due. E ancora: a questa, la figlia di un maresciallo dei carabinieri, dobbiamo fargli fare qualcosa. Insomma, una fila di avvocati e professoroni che non finisce mai. Uno scialacquamento degno di un petroliere.
E dunque, gira vota e riminia, ritorniamo da dove siamo partiti: il famoso interrogatorio del signor Bafaro, condotto da quell’impeccabile di un Cozzolino.
Domani l’ultima puntata.
GdD