Crisci è un danno per l’Unical (di Sergio Iritale)

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“Le statistiche pubblicate recentemente da “Il Sole 24 Ore” attestano impietosamente la decadenza dell’Università della Calabria non solo nell’ambito del sistema universitario italiano, ma persino tra gli atenei della nostra stessa regione.

L’Unical perde posizioni rispetto a tutte le categorie oggetto dell’indagine. Questo, però, è solo l’ultimo indice di una perdita di prestigio, di credibilità e di capacità attrattiva che era stata già segnalata, con crescente malessere, da parte di tutte le componenti interne dell’ateneo di Arcavacata, le quali, in una recente assemblea, erano arrivate a chiedere le dimissioni del Rettore, giudicato incompatibile con la necessità di una gestione culturalmente e organizzativamente efficiente e moderna dell’Unical.

Sono stati analizzati ed evidenziati dati difficilmente contestabili, che parlano di inadeguatezza e arretratezza dell’offerta formativa, di guida verticistica e chiusa al confronto e alle istanze provenienti dall’intero corpo accademico, di lontananza ostinata e arrogante dalle esigenze del territorio, dal peso e dal ruolo che l’ateneo calabrese dovrebbe avere nei processi di sviluppo della regione e nella selezione delle sue classi dirigenti.

Ben altra storia ha vissuto l’Unical nei decenni trascorsi, quando, pur tra mille, obiettive difficoltà, è riuscita ad essere punto di riferimento e di stimolo per l’intellettualità calabrese, soggetto attivo e presente nella dialettica culturale e sociale, officina di formazione e di studio per intere generazioni di giovani calabresi.

Tutto questo patrimonio, costruito grazie alla passione, all’impegno, alla dedizione, alla competenza di eminenti personalità, che alla nascita e allo sviluppo del primo ateneo calabrese hanno riservato le loro migliori energie intellettuali e fisiche, si è deteriorato e impoverito con la sciatteria che sta caratterizzando il mandato del rettore Gino Mirocle Crisci.

Il danno che si sta arrecando agli studenti, alle prospettive di crescita dell’ateneo, alle necessità della regione di avere sul territorio delle sedi di alta formazione e ricerca, è incalcolabile. Prima si chiude questa brutta pagina, prima si riapre l’opportunità di lavorare a un progetto serio e qualificato di rilancio dell’Unical, attorno al quale possano ritrovarsi e unirsi le forze che, riconoscendosi nella critica serrata e documentata avanzata nei confronti del rettore Crisci, intendono riprendere nelle loro mani la bandiera della cultura alta e realmente formativa, che abbatte e supera le mediocri e non più tollerabili reti opportunistiche e affaristiche, per guardare in avanti, per chiamare i giovani a crederci, per interloquire con le forze sane e non parassitarie o clientelari che certamente in Calabria non mancano, ma che solo attendono di riprendere il cammino.

Diversamente, senza questa inversione di tendenza, il destino dell’Unical sarebbe quello di andare verso una deriva inarrestabile e definitiva, che ne segnerebbe irrimediabilmente il futuro, ponendola tra le università più scadenti in Europa, con conseguenze facilmente immaginabili.

Ritenendo il prof. Crisci strutturalmente incapace di recepire questo bisogno, di riconoscere la sua inadeguatezza a guidare l’ateneo e di farsi da parte, auspico che da tutti i livelli di responsabilità della regione e da ogni ambiente intellettuale e sociale si levi l’appello affinché sia rapidamente superata la sua gestione e si proceda a una ridefinizione del ruolo dell’Unical in Calabria, in Italia, in Europa.

Queste mie considerazioni sono anche il risultato di una esperienza vissuta in Cultura e Innovazione Scarl, Distretto tecnologico dei Beni Culturali calabresi. Ho guidato il distretto nella fase di avvio con grande entusiasmo, finito in una grande delusione con la presidenza di Crisci. Sono stato ingannato e per questo reagisco con fermezza e risolutezza ai guasti provocati dal Rettore dell’Unical.

Guardavo con rispetto al mondo universitario quale soggetto essenziale e strategico per favorire nella nostra regione, e a Crotone in particolare, la nascita di politiche culturali nuove, avanzate ed innovative per la conservazione, la tutela e la valorizzazione dell’intero patrimonio culturale della Calabria. Non a caso ho fortemente voluto e ottenuto che la sede sociale del Consorzio C&I Scarl fosse a Crotone. Così è stato, fino a quando ho dato le mie dimissioni da Presidente del CdA per favorire la presenza delle Università, ritenendole funzionali alla strategia da me avviata.

Purtroppo, con l’arrivo di Crisci alla presidenza le cose sono cambiate e non si è capito più nulla. A distanza di anni, nel corso del 2016, in rappresentanza del Comune e della Provincia di Crotone, ho dovuto prendere atto che parte del vertice dell’Unical ha prodotto nel corso della gestione del Consorzio C&I uno sfascio totale, che ha determinato il capovolgimento completo delle strategie concordate con la Regione Calabria al momento della convenzione con lo stesso Consorzio.

Crisci è il responsabile principale di questo sfascio. Ecco perché deve lasciare, e chiedo che la Regione Calabria, gli organi di controllo e la stessa Corte dei Conti intervengano subito per verificare dove siano finite le risorse finanziarie, 26 miliardi delle vecchie lire, senza che ci sia sta alcuna produzione di risultati scientifici da consegnare all’economia regionale per favorire la crescita del nostro territorio. Ricordo che la convenzione tra la Regione Calabria, il Distretto Tecnologico ed il Polo d’Innovazione dei Beni Culturali aveva previsto la creazione di 250 nuovi posti di lavoro.

Di tutto ciò non c’è traccia, tranne le assunzioni di parenti ed amici di Crisci ed altri nell’ambito della gestione. Ma l’episodio più rilevante verificatosi con la conduzione di Crisci e del CdA è in riferimento a un finanziamento di circa 300.000 euro ad un socio, peraltro membro del CdA, la cui somma, ad oggi, non è stata restituita, nonostante le mie ripetute sollecitazioni. A che titolo questa somma è stata concessa, in contrasto con tutte le norme statutarie e del Codice in vigore? Auspico che queste osservazioni vadano nella giusta direzione per schiarire queste zone d’ombra, davvero molto inquietanti.

Le istituzioni competenti devono intervenire immediatamente, per porre rimedio ad una situazione gravissima.

Concludo con la speranza che in Calabria finalmente ci sia un risveglio delle coscienze e che soprattutto i giovani, che sono le vittime principali dell’affossamento di qualsiasi idea di innovazione e di progettazione del futuro, prendano in mano la bandiera della moralità e della tutela dell’interesse collettivo, sconfiggendo le consorterie varie che hanno determinato la caduta di fiducia e di credibilità della politica, troppe volte compromessa con il sottobosco delle clientele e del malgoverno”.

Sergio Iritale

già presidente della Provincia di Crotone