Crisi di governo: il traghettatore e la resa dei conti nel PD

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Oggi Renzi sale al Quirinale per rassegnare le dimissioni ma il capo dello stato continuerà comunque a cercare di percorrere la via della stabilità.

Molto difficile, dunque, che si voti a marzo come chiedono Cinquestelle e Lega. Più probabile, invece, che si ragioni su elezioni anticipate a giugno (dopo il G7 che si terrà a Taormina il 26 e 27 maggio), con un governo di transizione che si occupi di approvare al più presto la legge di Stabilità.

Tra le priorità, infatti, secondo Mattarella, c’è da dare subito un segnale di solidità all’Europa, visto che con molta probabilità andremmo incontro a giorni di turbolenze finanziarie e con lo spread in salita.

I nomi dei possibili traghettatori sono quelli già fatti in questi giorni: dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al presidente del Senato Piero Grasso, fino alla new entry delle ultime ore Romano Prodi. Una scelta su cui peserà anche quel che vorrà fare Renzi che, in quanto segretario del Pd, avrà comunque l’ultima parola.

Non è detto, infatti, che il premier uscente voglia davvero andare al voto a giugno, visto che in soli sei mesi sarebbe davvero difficile recuperare tutto lo svantaggio accumulato nel voto di ieri.

E in un simile scenario il nome giusto per Palazzo Chigi potrebbe essere quello di Graziano Delrio, uomo vicinissimo a Renzi. In questo quadro, ovviamente, si profila anche una durissima resa dei conti dentro il Pd, visto che i tanti parlamentari bersaniani che due anni fa diventarono renziani nel giro di una notte benedicendo il killeraggio di Enrico Letta ora sono pronti a seguire esattamente lo stesso schema con Renzi. Non è un caso che già ieri sera si vociferasse di movimenti in corso nei gruppi parlamentari dem.

Non che le acque siano meno agitate nelle opposizioni. A parte i Cinquestelle, infatti, il centrodestra è destinato da qui breve a fare i conti con i due diversissimi approcci che hanno Silvio Berlusconi da una parte e Matteo Salvini e Giorgia Meloni dall’altra. A partire dal sedersi al tavolo per rimettere mano alla legge elettorale. Sarà proprio quello il primo terreno di scontro.