Crotone, la sanità ai tempi di Palla Palla e il caso Brisinda

Giuseppe Brisinda

Diceva Seneca il filosofo: se vuoi trovare il vero responsabile, cerca “cui prodest (a chi ciò porta giovamento)”.
L’intricata vicenda del titolato primario di Chirurgia dell’ospedale di Crotone, sottoposto alla sanzione disciplinare di sospensione dal servizio di sei mesi senza stipendio, sta infiammando la popolazione del capoluogo: qualche voce critica, ma la maggioranza dei cittadini rivuole Brisinda al suo posto di lavoro, e lo grida da mesi, mentre i vertici ASP, impegnati a leccarsi le ferite della batosta elettorale, tacciono in maniera imbarazzante.

Diverse le voci provenienti dalla direzione e dalla stampa “amica”: la più gettonata nel mese di gennaio era che Brisinda fosse un pluriomicida soggetto ad indagini segrete di cui però solo l’ ASP sembrava essere al corrente, voci insistenti di cartelle cliniche consegnate in procura dai dirigenti dell’azienda stessa (!). Ad oggi nessun avviso di garanzia o rinvio a giudizio.
Sarebbe comunque inusuale la sospensione per tale motivo, visto che l’ospedale non è nuovo a episodi eclatanti di cosiddetta malasanità.

Negli anni scorsi è stata istituita una commissione ministeriale per il decesso di una giovane donna dopo il parto, si ricorda il caso di un giovane morto per un trauma ad una gamba, o ancora il decesso di due neonati, nonché il recente episodio di un paziente deceduto per un intervento di ernia. Data la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, nessun medico del S. Giovanni è mai stato sospeso per un motivo del genere, anche perché una sanzione disciplinare può essere comminata, secondo legge, solo se esiste una condanna definitiva.
Questa ipotesi non ha giovato all’immagine dell’ospedale, ma anzi sta provocando nella popolazione domande a cui non vengono date risposte.

Popolare anche l’ipotesi del malcontento dei chirurghi. I medici però sono gli stessi da molto prima dell’arrivo di Brisinda, quando la Chirurgia di Crotone era una delle peggiori della Calabria. Con l’allontanamento del primario hanno ottenuto l’alleggerimento dell’attività lavorativa e forse un responsabile più tollerante, ma i malumori della gente comune e la ripresa massiccia della emigrazione sanitaria non aggiungono certo stelle al loro curriculum. La Chirurgia di Crotone in meno di tre mesi è tornata ad essere una delle peggiori della Calabria: pochi interventi e tanti decessi, questi ultimi senza i clamori della stampa riservati al caso Brisinda (!).

Altre voci parlano di disaccordi con primari di lungo corso, cosiddetti “poteri forti”. Questi, in assenza di Brisinda sono tornati al loro ruolo istituzionale di intoccabili, minato in due anni da un elemento che non si piegava alle consuetudini, sganciato da interessi locali, spesso irriverente e soprattutto che non praticava attività privata. Questa potrebbe essere una ragione, il nostro “cui prodest”.
Il Direttore Generale dell’Ospedale non si è ancora pronunciato a proposito, lasciando correre le voci.
In questo momento, tra l’altro, il DG ha qualche problema. Fortemente voluto dal governatore regionale, tanto da attendere che ottenesse i titoli necessari alla nomina, pare che questi titoli non siano sufficienti, visto che il suo nome non appare nella lista nazionale degli idonei al ruolo.
Nell’ ASP nel corso della sua reggenza si è aperta una voragine di conti in rosso.

E allora viene da pensare ancora una volta: cui prodest? Un Dg dalla sedia traballante sosterrebbe un altro primario fino al punto di sospenderne il nemico? O cavalcherebbe la tigre di un generico “malcontento” dei dirigenti medici? Che vantaggio può dargli l’allontanamento di Brisinda, fino a novembre 2017 fiore all’occhiello della sua gestione?
Che non ci sia qualcos’altro, legato alla precarietà della attuale posizione del Direttore, ad esempio la promessa di un futuro roseo?

Continuiamo. Nella nostra piccola indagine ci siamo imbattuti in documenti presenti sul sito dell’ASP. Si tratta del bilancio e di previsioni del budget per gli anni a venire. Spulciando attentamente, risulta che verranno spesi 174 milioni per l’acquisto di servizi sanitari da cliniche convenzionate, 53 milioni in più rispetto a quanto preventivato, con una perdita per il 2016 di più di 27 milioni di euro.
I posti letto di Chirurgia Generale (indirizzo oncologico!!!) dei privati convenzionati nella provincia sono 32 + 8 di Day Hospital, tutti accreditati al Marrelli Hospital di Crotone. Da poco tempo può effettuare visite specialistiche ambulatoriali dietro presentazione di impegnativa.
Un numero abnorme, considerato che la chirurgia dell’Ospedale ha solo 30 posti letto, e nessuno di Day Hospital.

E tuttavia la Chirurgia del S. Giovanni in due anni ha macinato un numero considerevole di interventi chirurgici di alta complessità, annullando l’attività dei privati convenzionati.
Dal gennaio 2018 la clinica, forte del nuovo serbatoio di clienti, ha ripreso fiato con interventi e battage pubblicitario sui media di proprietà, sui giornali e anche sui social.
Se tutto va “bene”, la sanità privata della provincia tornerà agli antichi splendori, e questa potrebbe essere una splendida notizia per i cittadini, se ciò non avvenisse a discapito dell’unico ospedale pubblico.
Più di uno avrà giovamento dall’addio di Brisinda a Crotone, dopotutto.