Crotone, Tricoli: la toga per un giudice è un abito a vita (di Roberto Galullo)

Franco Tricoli
Advertising

I fratelli Vrenna assestano un altro schiaffone alla DDA di Catanzaro. Dopo aver incassato il risultato di aver “salvato” tutti i loro beni dalla confisca, compreso l’FC Crotone, sono stati assolti anche dall’accusa di trust aziendale insieme a un ex magistrato, tale Franco Tricoli, ex procuratore capo di Crotone, che ormai si è messo dalla loro parte. 

Nei giorni scorsi abbiamo ripreso un bell’articolo di Attilio Bolzoni su Repubblica, il quale si chiedeva se è possibile che un giudice possa curare gli affari di imprenditori indagati per mafia. Oggi abbiamo scoperto che anche un altro grande giornalista nazionale, Roberto Galullo de Il Sole 24 Ore ha scritto sull’argomento. Così, casomai ai fratelli Vrenna fosse sfuggito, possono tranquillamente denunciarlo, così come hanno fatto con Bolzoni. Per quanto ci riguarda, consigliamo ai Vrenna di non farlo perché siamo nullatenenti e perderebbero solo tempo.

Tanto, qui in Calabria si sa che la legge la fanno i mafiosi in combutta con i giudici corrotti.

Ma ecco l’articolo di Galullo risalente all’estate del 2008.

di Roberto Galullo

A Crotone un magistrato – anzi, il Procuratore capo della Repubblica – da lunedì 18 agosto 2008 ha deciso di andare in pensione. Bene: giocherà con i nipotini direte voi. Nulla di più sbagliato. Il baldo giudice – Franco Tricoli, appartenente a una delle famiglie più influenti di Crotone, armatori così potenti da essere soprannominati i “Lauro” calabresi – smessa la toga diventerà un superconsulente. E quale sarà il primo incarico che andrà a ricoprire? Amministrerà i beni – valutabili in almeno cinque milioni – di Raffaele Vrenna, imprenditore calabrese condannato in primo grado a 4 anni e mezzo di reclusione per una sfilza di reati e la cui moglie è la storica segretaria del suddetto Tricoli.

Ora, a parte il fatto che Vrenna in provincia di Crotone ha anche un ramo familiare di ‘ndrangheta, a voi pare naturale che quello che fino all’altro ieri era capo della Procura dalla quale sono partite le indagini che hanno portato al processo nei confronti di Vrenna Raffaele (ex presidente dell’Unione industriale e del FC Crotone), diventi poi l’amministratore dei suoi beni? Qualcuno potrà obiettare: ma è un uomo libero e poi proprio il fatto che la Procura abbia perseguito Vrenna è indice di grande professionalità e imparzialità.

E no amici. Io la penso come il giudice Rosario Livatino (trucidato dalla mafia). La toga per un giudice è un abito a vita. Come il saio per un francescano e – aggiungo io – la penna (ora la tastiera) per un giornalista. Non si smette di essere giudice un attimo dopo aver messo nel cassetto la toga.

Chi ha amministrato per una vita la giustizia non può dal giorno dopo mettersi dalla parte di chi quella giustizia ha calpestato, dalla quale è stato condannato (seppur in primo grado) e che oltretutto è da una vita chiacchierato per i suoi rapporti non troppo limpidi. E poi quanto alla libertà d’azione della Procura di Crotone è meglio stendere un velo pietoso: in un territorio in cui le cosche dominano, finora era stato processato solo qualche pesciolino, mentre gli squali si ingrassavano (e ingrassavano gli amici).

Il caso Vrenna è un’eccezione che si deve a un magistrato (che non nomino perché è nel mirino da tempo della ‘ndrangheta) che non guarda in faccia a nessuno. Bravo.