Curriculum vitae, inviati per anni ma nessuna speranza di trovare lavoro

Il libero mercato in Italia non esiste. Per non parlare del Sud e della nostra Calabria. La concorrenza è sleale, le carte il più delle volte sono truccate. Le imprese vivono di lottizzazioni, appannaggi, nomine irregolari, relazioni politico istituzionali truccate, raccomandazioni, bustarelle e chi più ne ha più ne metta.

Anche la selezione della forza lavoro risponde a queste regole. E così, sempre più persone, giovani e adulti, rinunciano a inviare la propria candidatura. Tutti, ormai, ci domandiamo: “a che serve inviare curriculum?” Non c’è più fiducia nel sistema di reclutamento della forza lavoro.

“Serve una spinta”, “Serve l’aggancio”, “Servono conoscenze per farsi raccomandare”. Non si rinuncia certo per scarsa determinazione, ma dopo miliardi di affannosi tentavi nell’inviare CV, che si traducono nel nulla totale, l’autostima crolla e si perde la speranza.

Pochissime sono le persone che hanno ricevuto una telefonata dopo aver inviato il proprio curriculum; nei tempi di internet, il vecchio CV non basta più per trovare un’occupazione.

Per anni lo si invia, tanto che il lavoro diventa proprio quello di inviare CV, proporsi a chiunque e aspettare, aspettare in eterno.

I recruiters spesso denunciano il fatto che il 50% dei candidati non sono qualificati per l’offerta lavorativa. Appunto per questo in molte aziende, prima che un CV arrivi nelle mani di un essere umano, vengono usati software che grazie all’algoritmo interno estirpa/trancia/trincia/brucia il 50% dei CV/candidati presenti.

E l’altro 50%? L’annuncio di lavoro, spesso, serve solo a rendere di dominio pubblico il fatto che quell’impresa sta cercando personale e quindi non è un’impresa in crisi; insomma una specie di pubblicità perversa. Per i restanti si tratta invece di veri annunci per effettive carenze di personale ma che non sono destinati ai singoli candidati ma ai referenti politici delle imprese per avvisarli che le stesse sono “pronte allo scambio”.

Insomma lasciate ogni speranza voi che inviate CV, oggi come oggi, trovare un lavoro grazie alla propria autocandidatura scritta, diciamoci la verità, è impossibile.

D’altronde il CV ha fatto il suo tempo, Calvino nell’autunno 1969 scrisse il suo a Franco Maria Ricci e già si percepiva ciò che sarebbe accaduto: “Così, preparato al Peggio, sempre più incontentabile riguardo al Meglio, già pregusto le gioie incomparabili dell’invecchiare.”

Valentina Mollica