Da Soriano a Limbadi: la ‘ndrangheta è nervosa (di Bruno Palermo)

Foto LaPresse - Adriana Sapone 07/07/2015 Reggio Calabria ( Italia ) Cronaca I militari del Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, hanno dato esecuzione a 10 ordinanze di custodia cautelare, a carico di soggetti indagati per associazione di tipo mafioso aggravati dalla transnazionalità dei reati, perchè commessi in Italia e Germania. Nella foto, da sinistra il procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho e il procuratore aggiunto presso la Procura di Reggio Calabria, Nicola Gratteri Photo LaPresse - Adriana Sapone 07/07/2015 Reggio Calabria (Italy) chronicle The soldiers of the Provincial Command of the Carabinieri of Reggio Calabria, have implemented 10 arrest warrants, against those under investigation for mafia-type association aggravated by the transnational nature of the crimes, because committed in Italy and Germany. Pictured, from left, the chief prosecutor of Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho and the deputy procurator at the procurator of Reggio Calabria, Nicola Gratteri

L’ultima autobomba nel 2008, doveva nascere il nuovo Governo

di Bruno Palermo

Fonte: Crotone News (https://www.crotonenews.com/)

Da Soriano a Limbadi ci sono tre strade. La percorrenza va dai 38 km in 50 minuti, passando per i boschi delle Serre vibonesi, ai 49 km in 45 minuti lungo l’autostrada del Mediterraneo (A2), per finire ai 41 km in 57 minuti passando da Piscopio e dal capoluogo di provincia. Comunque la si voglia mettere è sempre territorio dove la famiglia storica di ‘ndrangheta dei Mancuso ci mette bocca e tanto altro. Da Soriano a Limbadi c’è una giornata di lotta dello Stato, le Istituzioni e probabilmente la lotta vera alla ‘ndrangheta. Da una parte la forza militare dello Stato che negli ultimi tempi sta aggredendo, grazie alle operazioni delle forze dell’ordine coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Catanzaro, i territori sottraendoli alla criminalità, alla ‘ndrangheta imperante. Una vera e propria guerra che ha portato il procuratore della DDA di Catanzaro, Nicola Gratteri, a parlare quasi come un generale: “Lavoriamo per riprenderci la provincia di Vibo Valentia”.

Dall’altra parte la battaglia culturale dei cittadini e delle associazioni che dalla mattina alla sera combattono contro la ‘ndrangheta, con denunce, consumo critico, andando nelle scuole, parlando con i giovani e i ragazzi, facendo capire loro, anche e soprattutto attraverso il dolore dei famigliari delle vittime innocenti delle mafie, sempre in prima fila, quanto la ‘ndrangheta faccia schifo e quanto dolore e miseria produca.

Così si passa in poche settimane da diverse operazioni anti ‘ndrangheta nel Vibonese, alla manifestazione regionale di Libera che il 21 marzo ha portato per le strade di Vibo Valentia dieci mila persone. Tantissimi giovani, tante istituzioni, moltissimi famigliari di vittime innocenti di ‘ndrangheta. Una manifestazione nei numeri sottovalutata da tutti. Nessuno si aspettava che a Vibo Valentia arrivassero dieci mila calabresi pronti a gridare la loro rabbia e il loro no alla ‘ndrangheta e alle logiche ‘ndranghetistiche.

Da Soriano a Limbadi potrebbe esserci un filo rosso che si chiama paura. Paura delle famiglie di ‘ndrangheta che qualcosa stia cambiando in quel territorio e forse in tutta la Calabria. Paura perché ai vertici della Magistratura e delle forze dell’ordine ci sono persone incorruttibili e, quindi, pericolosissime per la ‘ndrangheta e le mafie.

È mattina quando a Soriano viene scoperta la violenza per sfregiare il monumento dedicato a Filippo Ceravolo, giovane di 19 anni, ucciso nel 2012 in una macchina nella quale era salito chiedendo un passaggio. L’obiettivo era il conducente di quell’automobile. Martino, il papà di Filippo, da allora grida perché vuole verità e giustizia per il suo bambino, trucidato nel fiore della vita. E nessuno parla a Soriano, anzi sfregiano il monumento di Filippo. Il 21 marzo scorso Martino Ceravolo era in piazza a Vibo Valentia a leggere i nomi delle vittime innocenti delle mafie. Solita maglia nera con la foto di Filippo. Solita forza nel chiedere verità e giustizia.

È pomeriggio quando un ordigno sistemato nel cofano dell’automobile fa saltare in aria Matteo Vinci, di 42 anni, che perde la vita, mentre il padre Francesco, 70 anni, resta gravemente ferito. Da quanto è emerso la famiglia Vinci avrebbe avuto dei dissidi con qualcuno dei Mancuso per dei terreni. L’ultima relazione della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) parla del Vibonese come di una “costellazione di cosche che ruota attorno alla famiglia dei Mancuso”.

Ma serviva davvero un’autobomba contro padre e figlio?

Quell’autobomba cosa significa?

L’ultima volta era accaduto il 26 aprile del 2008. Con un telecomando a distanza fu fatta esplodere l’auto dell’imprenditore Antonino “Nino” Princi.

“L’ipotesi della vendetta maturata negli ambienti della criminalità organizzata della Piana di Gioia Tauro, – scrisse all’epoca Repubblica – un territorio ad alta densità criminale e nel quale gli investigatori temono sia in atto uno scontro tra le cosche Piromalli e Molè, un tempo alleate”. Princi morì l’otto maggio successivo.

La strana coincidenza, ma solo di questo potrebbe trattarsi, è che esattamente in quel periodo in Italia non si faceva altro che parlare della formazione del nuovo Governo che, dopo le elezioni del 13 e 14 aprile, vide la luce solo il 7 maggio.

Tra Soriano e Limbadi, per chi ne avesse voglia, si potrebbe raccontare la Calabria e forse l’Italia.

“A Vibo Valentia abbiamo una ‘ndrangheta di serie A, – dice Gratteri nella conferenza per gli arresti della cosiddetta faida dei boschi – come quella che abbiamo nel Crotonese. È stato necessario intervenire con urgenza perché si stava preparando un altro omicidio e noi non ci potevamo permettere che avvenisse un ulteriore fatto di sangue nella provincia di Vibo Valentia, perché dobbiamo cominciare a riprenderci con più determinazione e con più forza, con maggiore vigore, il territorio dell’intera provincia di Vibo. Vedo un certo nervosismo e un certo dinamismo da parte di locali di ‘ndrangheta e ‘ndrine e questo ci preoccupa, ma allo stesso tempo ci obbliga a stare più attenti. Quindi ritengo, complessivamente, di poter essere un filo ottimista su questa provincia”.

L’autobomba di ieri probabilmente è esattamente quello che racconta Nicola Gratteri.