Dario Antoniozzi, il ministro di Andreotti

Advertising

Mentre Giacomo Mancini è tra i “pezzi da novanta” del socialismo italiano, all’interno della Democrazia Cristiana c’è un altro cosentino che brucia le tappe e raccoglie il testimone lasciato da Gennaro Cassiani. Si chiama Dario Antoniozzi.

Nato a Rieti, cresce a Cosenza, dove il padre Florindo si era trasferito per ragioni di lavoro (è stato per anni direttore generale della Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania). Eletto per la prima volta alla Camera nel 1953, ha conservato il seggio fino al 1980.

Vicesegretario politico della Dc e leader del partito in Calabria per lungo tempo, è stato sottosegretario e Ministro per circa vent’anni, nel dicastero del turismo e spettacolo con il III Governo Andreotti, ai beni culturali ed ambientali nel IV Governo Andreotti, beni culturali e ricerca scientifica nel V Governo Andreotti, e trascorrendo lungo tempo al Ministero dell’Agricoltura.

Membro del Parlamento Europeo fin dalla sua istituzione, nel 1979 ottenne un ottimo successo personale alla prima elezione diretta dell’Assemblea di Strasburgo. Allora era Ministro dei Beni culturali, ma si dimise per dedicarsi all’Europa.

Indebolito dalle lotte intestine interne alla Dc e dall’avversione esplicita di Riccardo Misasi, esce di scena dalla politica attiva e si specializza in conferenze di alto livello, in tutto il mondo, sull’Europa ed il significato di questa scelta, essendone stato tra l’altro uno dei principali fautori fin dai primissimi albori.