Democratici e Progressisti, ecco cosa c’è dietro le manovre del trio dei buffoni

Advertising

Facciamo un po’ di chiarezza sulla diffida da parte del trio dei buffoni formato da Carbone, Aiello e Giudiceandrea all’uso del simbolo DP ovvero Democratici e Progressisti.

Il simbolo è di proprietà della federazione di Cosenza del PD che lo ha utilizzato alla Provinciali del 2009 e del 2014. Basta andare sul sito del Ministero degli Interni per verificarlo. Alle Regionali, quando si facevano le liste e Giudiceandrea non sapeva nemmeno se fosse stato candidato o meno e Ferdinando Aiello vagava come un’anima in pena perchè nessuno se lo filava, il simbolo c’era già e gli uomini forti della lista erano Pietro Lecce e Giovanni Manoccio.

Prevalse Giudiceandrea perché all’ultimo riusci a recuperare anche la non belligeranza di qualche signorotto del PD eletto in Regione e con una bella “botta di culo” risultò tra gli eletti. A quel punto, con un gruppo di tre consiglieri alla Regione, si diedero da fare.
Neri fu nominato questore, Bova presidente antindrangheta senza nessuna credibilità (lo avete mai sentito parlare di don Magorno e del convolgimento del PD nelle inchieste sul clan Muto?) e Giudiceandrea, il famoso comunista col culo degli altri, addirittura con ambizioni da assessore. Poi, per fortuna dei calabresi, è rimasto soltanto con il ruolo di capogruppo e di segretario nella terza commissione.

Poiché nel PD non se li fila nessuno, in quanto lui ed Aiello provengono da SEL e Carbone fa riferimento a quella oca giuliva della Boschi, hanno depositato il simbolo e il nome DP alla Camera e al Senato ma in effetti è come se lo avessero “rubato”, il tutto per creare un gruppo e una corrente autonoma all’interno del PD per prendersi il partito in mano sia a livello regionale che a Cosenza. Ricordate il blitz del commissariamento, dove al posto di Guglielmelli si voleva mettere Aiello reduce da Rimborsopoli? Beh, allora gli andò male ma adesso ci riprovano più seriamente.

Ma l’obiettivo principale del trio dei buffoni è quello di voler condizionare la politica di Oliverio in Regione.

Giudiceandrea, che è un lecchino nato, si sta consumando la lingua con Oliverio, salvo poi criticarlo alle spalle, come fa pure con Nicola Adamo e sua moglie Madame Fifì. Attacca la giunta dei tecnici perchè spera lui in un posto in giunta. Il PD gli ha detto di confluire in un unico gruppo ma lui (che maneggia un sacco di soldini da quella postazione) si è rifiutato, ha fatto una figura barbina con la vicenda dei vitalizi inducendo in errore anche altri colleghi e ora per far vedere a Renzi che è un suo fedelissimo tira fuori la questione del simbolo che nel frattempo gli scisssionisti hanno corretto.
Aiello, dal canto suo, ha fiutato che rischia il posto di deputato, come del resto Carbone, perché se si vota con le preferenze manco 300 voti prendono… Volete sapere come finirà? Quanto prima finirà tutto in vacca, perchè tra loro non si fidano e all’occorrenza si faranno le scarpe e uscirà vincente il più furbo dei tre. Che non è certo Giudiceandrea…