Depurazione: Granata, la “gara del secolo” e la General Construction

Maximiliano Granata,e Occhiuto
Advertising

Sono di nuovo giorni frenetici al Consorzio Valle Crati. Il presidente Maximiliano Granata, personaggio a dir poco ambiguo ed equivoco, sta facendo di tutto per portare a termine le procedure relative all’aggiudicazione della gara ultramilionaria per la gestione della depurazione e degli impianti delle acque reflue di 26 comuni dell’agglomerato Cosenza-Rende. Qualche mese fa l’abbiamo definita, non a caso, la “gara del secolo”.

In gioco ci sono 35 milioni per progettazione e lavori stanziati direttamente dal Cipe grazie a un project financing e 13 milioni all’anno per la gestione al fortunato vincitore. Che sono la “manna dal cielo” per la quale si sono mossi i soliti apparati della politica e della giustizia deviata.

Il bando di gara è finito ormai da anni (i termini per la presentazione della domanda sono scaduti a marzo 2015) sulla ribalta delle cronache per una serie di strafalcioni che possono capire anche i profani in materia.

Si è discusso a lungo della fissazione della tariffa per la gestione dello smaltimento delle acque reflue, fissata in 40 centesimi a metro cubo quando la media italiana non supera i 20 centesimi. E si è parlato a lungo anche di altre irregolarità, tipo il mancato coinvolgimento del Consiglio d’amministrazione del Consorzio Valle Crati o tipo la pacchiana e grottesca “trasformazione” del Valle Crati in azienda speciale (definita in maniera palesemente irregolare), come prescriveva lo stesso bando di gara.

Per non parlare dei rilievi dell’Ordine degli Ingegneri e della stessa Assindustria di Cosenza.

Ma l’anomalia più grande è legata all’azienda designata ormai da tempo per vincere la gara.

volpe

Si tratta della General Construction Spa.

Subentrata a Salvaguardia Ambientale nella gestione dell’impianto di depurazione di contrada Coda di Volpe a Rende, l’azienda è entrata direttamente grazie a un decreto della procura della Repubblica di Cosenza (eccola qui di nuovo!), che ha dissequestrato la struttura (che, nei fatti, non è stata mai sequestrata) e l’ha “regalata” a questi signori.

L’obiettivo, manco a dirlo, era ed è proprio quello di mettere le mani sul corposo finanziamento del Cipe e sui 13 milioni all’anno di gestione per lo smaltimento delle acque nere.

E’ del tutto evidente che il bando di gara è stato costruito su misura per la General Construction. In questo, ci ha messo la faccia Maximiliano Granata, che, forte del suo legame con la moglie Lucia Marletta, giudice della procura di Cosenza, ha messo in piedi tutto il sistema per favorire i suoi amici.

Il suo garante politico? Il sindaco Mario Occhiuto, ci mancherebbe altro. Che lo ha investito della presidenza del Consorzio in maniera scandalosa e gli ha affiancato quella vecchia volpe spelacchiata dell’ingegnere Rino Bartucci, al quale è stato affidato il compito (!) di redigere lo studio di fattibilità per arraffarsi i milioni.

Ma torniamo alla General Construction. Il suo deus ex machina è Alfonso Gallo, faccendiere napoletano legato mani e piedi ai servizi segreti e al noto “traffichino” Luigi Bisignani, notissimo in tutto il mondo per la sua vicinanza, ai tempi d’oro, a Sua Eccellenza Giulio Andreotti. 

Alfonso Gallo
Alfonso Gallo

Gallo, massimo esperto in servizi segreti e finanza creativa, si cura dei giochi sporchi di Bisignani. Intorno a lui hanno ruotato i momenti principali delle corruttele relative alle indagini del ministro Giulio Tremonti portate avanti dalla procura di Milano.

Luigi Bisignani
Luigi Bisignani

Gallo emerge alla fine degli anni Novanta con operazioni in materia di energia. E’ il protagonista numero uno della vicenda del rigassificatore di Brindisi, sulla quale, da corruttore, assunse il ruolo di concusso. Al tempo, narrano le cronache, tentò di corrompere il procuratore aggiunto Bottazzi, che poi denunciò… Il rapporto ambiguo con magistrati e forze dell’ordine, del resto, è una costante di tutta la sua carriera.

Fino al 2009, scrivono i suoi biografi ufficiali, avrebbe fatto transitare in Italia da tre società fiduciarie in Lussemburgo circa 500mila euro al mese, che avrebbe diviso in finanziamenti a nero tra Renzo Lusetti (dirigente di spicco del Pd fino all’altro ieri), il direttore generale del ministero dell’Ambiente Mascazzini, Marco Milanese (in proprio e per Tremonti), Enzo Morichini (uomo di D’Alema), Emilio Spaziante e Donato Ceglie. Poco tempo dopo, finirà anche nell’inchiesta P4, diventando spietato accusatore dell’ex magistrato Alfonso Papa, per bocca e per conto del pm Woodcock. Così “credibile” da far crollare tutto l’impianto accusatorio del prode magistrato. Insomma, una carriera di tutto rispetto. L’ideale per portarci questo soggetto a casa nostra.

Scriveremo a parte dei padrini politici e anche giornalistici (?!?) della General Construction. Perché, giusto per introdurre il tema, è evidente che all’interno della politica calabrese si è aperta una sorta di faida per mettere le mani su questa “gara del secolo”.

Nel bel mezzo dei casini che si sono aperti quando “La Provincia” e quindi il sottoscritto ha tirato fuori questa storia, il signor Granata, in perfetto stile “procura di Cosenza”, ha dato il via alle procedure per mettere in piedi la “solita intimidazione”, materializzatasi nell’incendio della sua autovettura, per dimostrare che lui era nel giusto e che c’era la “mafia” a contendergli la gara su cui ha messo le mani da anni.

Da allora (5 maggio), Granata è andato alla velocità di una Formula Uno. Anche perché il sottoscritto ha lasciato “La Provincia” in attesa di mettere in piedi “Iacchite’”.

Aperte le buste e rintuzzato il ricorso al Tar dell’azienda che non doveva vincere la gara, adesso sta dando fiato alle trombe perché vuole a tutti i costi accelerare i tempi e convocare la Conferenza dei servizi per papparsi tutti i soldi della “gara del secolo”.

Ma la misura è colma ed è venuto il momento di raccontare tutte le incredibili menzogne con le quali il signor Granata vorrebbe incriminare un uomo che ha già pagato i suoi conti con la giustizia e dovrebbe essere sacrificato, secondo i papponi del depuratore, sull’altare della loro sporca e squallida “gara del secolo”.

Gabriele Carchidi

1 – Continua