Depurazione, la grande bufala dell’attentato a Granata: il ruolo-chiave di Ferdinando Aiello

Ferdinando Aiello
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Il presidente del Consorzio Valle Crati Maximiliano Granata, qualche giorno prima dell’apertura delle buste per la gara relativa alla gestione della depurazione nell’agglomerato Cosenza-Rende (noi l’abbiamo ribattezzata la “gara del secolo” perchè in ballo ci sono stati 35 milioni cash e 13 milioni all’anno di gestione per 15 lunghi anni…), è in ansia.

Ha paura che il bando di gara venga smascherato in tutte le sue palesi irregolarità e ha bisogno di una notizia eclatante che possa far capire quanto sia in pericolo per il suo lavoro disinteressato di amministratore.

Esce fuori così l’incendio della sua autovettura su piazza Europa, la sera del 5 maggio, a tre giorni dall’apertura delle buste per la “gara del secolo”, della quale il Consorzio Valle Crati è la stazione appaltante.

Abbiamo già visto come gli organi inquirenti siano stati abilmente indirizzati verso Francesco Pezzulli, detto lo smilzo, con un passato burrascoso, ma che, ormai da una decina d’anni, si dà da fare per mantenere la sua famiglia e accetta ogni tipo di lavoro, compreso quello al depuratore di Coda di Volpe.

Granata e Occhiuto
Granata e Occhiuto

LA MOGLIE GIUDICE DI GRANATA

Prima di riprendere l’esame delle carte relative all’ordinanza emessa qualche giorno fa dalla sezione Gip/Gup del Tribunale di Cosenza, è necessaria una premessa.

Maximiliano Granata ha portato a termine l’operazione “gara del secolo” (o almeno lui crede di averla portata a termine…) grazie al provvidenziale intervento della procura di Cosenza, che ha dissequestrato (si fa per dire) l’impianto di Coda di Volpe per consentire al Consorzio di darlo in affidamento alla General Construction ovvero l’azienda che “deve” vincere la “gara del secolo”.

Granata è molto introdotto in procura per un semplice motivo: sua moglie è il giudice Lucia Angela Marletta, in servizio nella sezione penale (!!!) diretta dal dottor Enrico Di Dedda. In tutte le procure del mondo sarebbe stata trasferita perché incompatibile col ruolo politico del marito ma qui a Cosenza tutto si può fare. E così, il Nostro, senza nessun tipo di problema, dopo essere venuto a conoscenza (per usare un eufemismo) della presenza dell’auto di Pezzulli sul luogo dell’attentato, ritorna in procura e spiega (addirittura!) il movente dell’atto intimidatorio.

Se non fossero cose estremamente serie, ci sarebbe davvero da farsi una risata…

LA VERSIONE DI GRANATA: IL “MOVENTE”

“… Il Granata – si legge nell’ordinanza del Tribunale di Cosenza -, venuto a conoscenza della presenza sul luogo del delitto dell’autovettura in uso a Pezzulli Francesco, prospettava agli investigatori il “movente” del gesto intimidatorio compiuto ai suoi danni. In particolare, riferiva di alcuni dissidi avuti con Pezzulli all’indomani dell’estromissione della cooperativa “Fox” (presso cui il Pezzulli prestava attività lavorativa) presieduta da Volpentesta Francesco, dalla gestione dei servizi di manutenzione e vigilanza del depuratore di contrada Coda di Volpe di Rende, esclusione decisa dai vertici della General Construction nel mese di marzo scorso per via di problemi sorti con il Volpentesta…”.

Insomma, Granata ha capito tutto, dall’alto della sua incommensurabile “saggezza”.

E riferisce alla procura (dove, lo ripetiamo, lavora la moglie, il giudice Lucia Marletta) tutta l’intricata matassa che avrebbe portato all’attentato contro la sua macchina a piazza Europa.

“… Nel mese di gennaio del 2014 – afferma Granata alla procura -, nel prendere in carico la gestione del depuratore, la General Construction ha affidato il servizio di vigilanza non armata, in quanto costava di meno rispetto a quella armata svolta da “La Lince”, alla società cooperativa denominata “Fox”, con sede in Rende, presieduta da Francesco Volpentesta abitante a Rende in località San Biase. Preciso che conosco personalmente Angelo Volpentesta, fratello di Francesco, in quanto lo stesso ha ricoperto la carica di consigliere del Comune di Rende quando io ero segretario regionale del partito politico Alleanza di Centro…”.

Ferdinando Aiello
Ferdinando Aiello

IL RUOLO DI FERDINANDO AIELLO

A questo punto entra in ballo il “politico di grido” che certamente avrà contribuito a far lavorare Francesco Pezzulli, ma che, successivamente (come vedremo), non ha esitato un attimo a venderselo per compiacere il Granata.

Ma lasciamo che sia il presidente del Valle Crati a spiegare tutto.

“… Su segnalazione del parlamentare del Pd Ferdinando Aiello, il quale mi aveva chiesto se c’era la possibilità di far lavorare allo scopo di reinserirlo socialmente, tale Pezzulli Francesco, che aveva già lavorato nelle cooperative sociali della Provincia quando Aiello ricopriva la carica di assessore alle Politiche sociali, mi sono rivolto ad Angelo Volpentesta. E gli ho chiesto se potesse assumere Pezzulli. I Volpentesta hanno aderito alla mia richiesta inserendo il Pezzulli nell’organico della cooperativa…”.

“… Nel mese di febbraio dell’anno in corso, è nato un dissidio tra la General Construction e il dipendente del Consorzio Valle Crati Nino Volpentesta, padre di Francesco e Angelo, a cui la società che gestisce il depuratore ha contestato delle inadempienze nello svolgimento delle sue mansioni lavorative… A motivo di tale contrasto, che ha avuto come corollario reciproche denunce tra la società che gestisce il depuratore e i Volpentesta, la prima non ha inteso rinnovare il contratto che la legava alla cooperativa “Fox”…”.

Dunque, la cooperativa “Fox” perde il contratto e Pezzulli si ritrova senza lavoro. Vediamo cosa racconta, a tale proposito, il prode Granata.

“… Il 21 marzo scorso verso le ore 12, ho ricevuto sulla mia utenza cellulare un messaggio di testo (sms) da Francesco Pezzulli… Tale messaggio, che ho poi cancellato, scritto in dialetto cosentino, recitava pressappoco così: “Favanculu cacagliusu” (vai a quel paese, balbuziente, ndr). A tale messaggio, che ho cancellato, ho immediatamente risposto testualmente per come segue e per come è ancora contenuto nel mio telefono cellulare: “Il prossimo sms che ricevo lo inoltro ai carabinieri e inoltre ti denuncio all’autorità giudiziaria penale competente nella mia qualità di presidente del Consorzio Valle Crati…”. Subito dopo aver inoltrato al Pezzulli il predetto messaggio di testo, dalla mia utenza cellulare gli ho telefonato e quando mi ha risposto gli ho subito intimato di non rivolgermi più minacce altrimenti lo avrei denunciato ed egli mi ha detto che non temeva la mia reazione. Quindi gli ho detto che qualora avesse voluto riferirmi qualcosa lo avrei incontrato, anche subito, in piazza Europa ed egli ha prontamente accettato…”.

L’INCONTRO A PIAZZA EUROPA

“… Di lì a breve ci siamo incontrati nel luogo indicato e nella circostanza Pezzulli mi ha detto che la minaccia era riferita al mio mancato intervento per favorire la sua riassunzione, atteso che la società General Construction aveva cessato ogni rapporto con la cooperativa presso la quale egli lavorava. Gli ho dunque spiegato che non ero in grado di intervenire in tal senso e che tra me e lui non intercorreva alcun tipo di rapporto, ribadendogli la mia ferma volontà di denunciarlo qualora avesse inteso nuovamente minacciarmi. Detto ciò, il Pezzulli si è allontanato senza aggiungere altro…”.

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LA TELEFONATA E L’AUTISTA DELL’ONOREVOLE AIELLO

Granata deve essersi reso conto che, su queste basi, non avrebbe convinto neanche… sua moglie che Pezzulli potesse essere il pericoloso incendiario della notte e allora rincara la dose.

Leggete e tremate…

“… Rappresento che la mattina del 5 maggio scorso, cioè lo stesso giorno in cui si è verificato l’incendio della mia autovettura (guarda un po’ tu il caso…, ndr), mi ha telefonato l’onorevole Ferdinando Aiello per dirmi che poco prima il Pezzulli si era recato a casa sua e gli aveva chiesto, con animosità e insistenza, di contattarmi per chiedermi di intervenire presso la società che gestisce il depuratore perché lo riassumesse. In tale occasione ho raccontato all’Aiello delle minacce ricevute dal Pezzulli e dell’incontro avuto con lui… Egli ha cercato di mediare dicendo che si ha a che fare con un disperato che ha bisogno di un sostentamento…”.

E qui Granata si ferma ed entra in scena nientepopodimenoche l’autista dell’onorevole Ferdinando Aiello!!!

“… La circostanza che Francesco Pezzulli, dopo il suo licenziamento – scrive ancora la sezione Gip/Gup del Tribunale di Cosenza -, abbia tentato di essere riassunto presso la società che gestisce il depuratore è avvalorata dalle dichiarazioni rese da Amedeo Girimonte, autista del parlamentare Ferdinando Aiello…”.

Il buon Aiello, in sostanza, non solo se ne lava le mani ma consente anche al suo autista di dare informazioni “utili”. Perchè non è davvero concepibile che lui non sappia nulla di questa deposizione. Insomma, siamo alla vigliaccheria vera e propria. E questo signore, anzi onorevole, gira per l’Italia vantandosi di essere il massimo referente di Renzi in Calabria. Meditate gente, meditate.

Domanda: Ricorda, se oltre il discorso dell’incendio dell’auto, ha parlato di altro con l’avvocato Granata?”

Risposta: Abbiamo parlato di un uomo, del quale ricordo solo che si chiama Francesco… Quest’uomo, chiamato “Smilzo”, faceva parte di una cooperativa che lavorava presso il Consorzio e che poi è stata mandata via. Questo Francesco, che mi conosceva e sapeva che facevo l’autista all’onorevole Aiello, ha cominciato a telefonarmi per far sì che io gli facessi da intermediario con l’onorevole… Francesco ha cominciato a dirmi che era stato licenziato e che aveva grosse difficoltà economiche e, per questo, mi chiedeva continuamente aiuto. Subito dopo il suo licenziamento, è arrivato a farmi quasi 20 telefonate al giorno nelle quali lamentava tutti i suoi bisogni economici. Ho cercato di aiutarlo come meglio ho potuto ma poi sono arrivato a non rispondergli più. Con me ha anche lamentato il fatto di essere stato licenziato dall’avvocato Granata e per tale motivo, adesso, non aveva soldi… Con l’avvocato Granata abbiamo discusso di questo Francesco. Granata ha capito immediatamente di chi stavo parlando e mi disse che non voleva avere più rapporti con la cooperativa della quale faceva parte Francesco. Granata in particolare mi disse che la decisione di mandare via la cooperativa era stata presa e non voleva più tornare indietro. Mi fece anche capire che lo “Smilzo” lo aveva trattato male… Ho ricevuto chiamate da Francesco sino a quasi 20 giorni fa…”.

In sostanza, si sta mettendo in piedi tutto il necessario per far ricadere ogni colpa dell’attentato su Francesco Pezzulli. Con l’appoggio determinante di un parlamentare, per giunta “renziano”.

Ma il bello deve ancora venire…

2 – (Continua)