Depurazione, oggi arriva il patron Alfonso Gallo: Granata trema

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Tanto tuonò che piovve.

Per oggi è annunciato in città l’arrivo di Alfonso Gallo, il faccendiere napoletano deus ex machina della General Construction, oggi Geko, l’azienda che gestisce dalla fine del 2013 l’impianto di depurazione di contrada Coda di Volpe a Rende e che sperava di “vincere facile” un mega appalto con a base 35 milioni ma soprattutto da 13 milioni all’anno di gestione grazie alle tariffe sulle acque reflue.

Alfonso Gallo
Alfonso Gallo

Alfonso Gallo non viene spesso a Cosenza. L’ultima volta è stato circa due anni fa, quando è stato messo su il bando di gara cucito su misura per la sua azienda da quel cazzone del presidente del Consorzio Valle Crati, Maximiliano Granata, meglio noto come il marito della giudicessa Marletta. Ma da allora la gara non ha fatto nessun passo avanti e l’auspicata Conferenza dei servizi, prevista per dicembre, non è stata mai indetta. Dunque, è necessaria nuovamente la presenza del “capo”.

Nei giorni scorsi l’amministratore delegato Elia Vallino ha scritto una lettera ai sindacati e al presidente del Consorzio Valle Crati Maximiliano Granata nella quale lascia chiaramente intendere che il feeling si è interrotto.

La General Construction scrive che “per una serie di inadempienze contrattuali che si protraggono ormai da diverso tempo e che generano criticità da parte delle amministrazioni, si trova nella spiacevole situazione di non poter garantire il versamento delle competenze dei lavoratori entro il 15 gennaio 2016”.

Questo significa che già da mesi il Consorzio Valle Crati e pertanto anche il Comune di Cosenza, che ne è l’azionista principale, sono inadempienti negli accordi. E se finora rimaneva in ballo la questione della gara per la gestione della depurazione, adesso, con il bando finito di nuovo nei casini, la General Construction ha capito che deve cambiare strategia.

Niente gara e niente soldi? E allora tagliamo i rami secchi. Il primo è il Consorzio Valle Crati e prima ancora il suo presidente. Che ci sta a fare lì Granata se non garantisce neanche gli adempimenti? Così tutti saremmo in grado di fare gli amministratori. Di conseguenza, la General Construction, capita l’aria che tira, ha forzato la mano.

Granata e Occhiuto
Granata e Occhiuto

Intanto, non pago i dipendenti. Poi vediamo se tu (Granata) riuscirai ancora a rimanere al tuo posto. Una mossa largamente scontata e prevedibile. Rimane da vedere, a questo punto, che farà il sindaco Occhiuto. Scaricherà anche lui Granata come sta facendo la General Construction? La sensazione è che Occhiuto in questo momento abbia altri problemi a cui pensare. E che Gallo stia cercando alleati per assestare un bel calcio nel sedere a Granata e prendersi lui la gestione dell’impianto, anche se la gara non vedrà mai la luce.

CHI E’ ALFONSO GALLO

Abbiamo già scritto che ci troviamo davanti ad un imprenditore particolare. Napoletano, vulcanico e massimo esperto in finanza e soprattutto servizi segreti. Un personaggio creato da quel vecchio marpione del faccendiere andreottiano (impelagato nelle matasse degli “spioni”) Luigi Bisignani e finito più volte nel mirino della magistratura.

Luigi Bisignani
Luigi Bisignani

Intorno a lui hanno ruotato i momenti principali delle corruttele relative alle indagini del ministro Giulio Tremonti portate avanti dalla procura di Milano.

E’ stato il protagonista numero uno della vicenda del rigassificatore di Brindisi, sulla quale, da corruttore, assunse il ruolo di concusso. Una classica per gente come Gallo. Al tempo, narrano le cronache, tentò di corrompere il procuratore aggiunto Bottazzi, che poi denunciò… Il rapporto ambiguo con magistrati e forze dell’ordine, del resto, è una costante di tutta la sua carriera.

Fino al 2009, scrivono i suoi biografi ufficiali, avrebbe fatto transitare in Italia da tre società fiduciarie in Lussemburgo circa 500mila euro al mese, che avrebbe diviso in finanziamenti a nero tra Renzo Lusetti (dirigente di spicco del Pd fino all’altro ieri), il direttore generale del ministero dell’Ambiente Mascazzini, Marco Milanese (in proprio e per Tremonti), Enzo Morichini (uomo di D’Alema), Emilio Spaziante e Donato Ceglie.

Ma la sua notorietà è stata molto alta qualche anno fa con la storia della P4, l’inchiesta condotta dal magistrato Henry John Woodcock.

La cosiddetta P4 (la suggestione parte sempre dalla P2 di liciogelliana memoria mentre la P3 è quella scoperta ma non catturata da De Magistris) avrebbe avuto l’obiettivo di gestire e manipolare informazioni segrete o coperte da segreto istruttorio, oltre che di controllare e influenzare l’assegnazione di appalti e nomine, interferendo anche nelle funzioni di organi costituzionali.

Alfonso Gallo, che era stato chiaramente colto con le mani nella marmellata dal magistrato, si presta in tutti i modi ad accusare il parlamentare Alfonso Papa (ex magistrato e quindi inviso a Woodcock) per incastrarlo secondo la volontà del pm.

Stando alla tesi dell’accusa, Papa sarebbe stato per Luigi Bisignani (il punto di riferimento di Alfonso Gallo) una delle principali fonti di notizie sensibili riguardanti soggetti investiti di funzioni istituzionali. Allo scopo di ottenere tali informazioni riservate, l’onorevole Papa si sarebbe avvalso del supporto del maresciallo della Finanza, La Monica.

Gallo diventa il principale accusatore di Papa. Dice che c’era un piano per spostare da Napoli a Roma l’inchiesta della P4 e per screditare lo stesso pm Woodcock. Ammette di aver pagato a Papa e alla sua amica ucraina Luda soggiorni in alberghi di lusso.

I pm Curcio e Woodcock, quindi, sentono Gallo, il quale è quasi desideroso di sfogarsi: “Papa – spiegava – utilizzava le sue relazioni con ambienti giudiziari e con forze di polizia per “andare sotto”, fare richieste e chiedere favori a imprenditori come me”.

Aggiungendo anche notizie sul suo capo, cioè Bisignani (“dirige di fatto l’Eni”) e sui suoi rapporti con la regina di Giordania (“il figlio lavora per lei”) e ancora sui rapporti di Papa col generale Poletti dei servizi segreti (Aise). E concludeva: “Ritengo che Papa sia una persona molto pericolosa dalla quale bisogna guardarsi”.

Morale della favola? L’impianto accusatorio di Woodcock e Gallo non viene ritenuto attendibile.

Poi la scalata nel settore dell’energia e della depurazione. In Campania vince tutti gli appalti, in Calabria, nonostante sponsor occulti come Ferdinando Aiello e Marco Minniti e la benedizione di faccendieri come Paolo Pollichieni, la “consacrazione” invece non è ancora arrivata.

Minniti e Pollichieni
Minniti e Pollichieni

A “pilotare” Gallo nei meandri della trasversalissima politica cosentina e calabrese è Paolo Pollichieni, il giornalista che oggi dirige il Corriere della Calabria (prima era stato il numero 1 a Reggio della Gazzetta del Sud e dopo aveva diretto Calabria Ora, il giornale dello strozzino cosentino Piero Citrigno) ed è legato a doppio filo al potentissimo Marco Minniti, eminenza grigia dei sistemi di sicurezza (si fa per dire) del nostro paese.

Gallo e Pollichieni (lo sanno tutti, anche i suoi prodi giornalisti) hanno antichi rapporti romani e la leggenda narra che Pollichieni usufruisca ancora oggi di un bellissimo appartamento romano a via Condotti. Per non parlare dei contributi che elargisce (sottobanco, che ‘cca nisciuno è fesso) per la causa “giornalistica”.

Ferdinando Aiello
Ferdinando Aiello

Per non far esporre Minniti, invece, il suo referente è Ferdinando Aiello, oscuro parlamentare roglianese, imparentato con un potente generale della Guardia di Finanza con le mani in pasta nei servizi, Walter Cretella Lombardo. 

La questione della “gara del secolo” (con annesse milionate) la stavano gestendo alla grandissima ma a neanche due settimane dalla scadenza dei termini per la presentazione delle domande qualcosa si è bloccato. E sono venute fuori sui media tutte le magagne del bando di gara.

A livello politico, è evidente che c’è stata una talpa a soffiare le notizie e a creare il polverone. E’ stata la solita faida interna al Pd (Pollichieni, che è di Locri, è un’autorità in materia). O meglio, una fronda anti Minniti. Anche se chi dovrebbe e potrebbe revocare il bando è il presidente della Regione Oliverio, che però si accuccia subito quando sente il nome di Marco Minniti.

Pollichieni si arrabbia molto quando gli vengono ricordati i suoi trascorsi con Marco Minniti e altre vicende che considera “spazzatura” ma che fanno parte della storia della politica calabrese. Tanto tra “spazzatura” e depurazione delle acque nere, siamo sempre lì.