Dialogo sull’attore: stasera al TAU incontro con Toni Servillo

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“Dialogo sull’attore” – Incontro con Toni Servillo

31 maggio 2017 ore 19:00 Teatro Auditorium Unical

Pensare l’attore. Tra la scena e lo schermo

International Conference a cura di Roberto De Gaetano, Bruno Roberti e Daniele Vianello

Toni Servillo chiuderà i lavori dei panel del convegno “Pensare l’attore. Tra la scena e lo schermo”, che si sta svolgendo dal 29 maggio presso il Teatro Auditorium dell’Università della Calabria.

Il convegno prevede infatti diverse attività collaterali e la partecipazione non solo di studiosi provenienti da diverse università italiane e straniere, ma anche di registi e attori che, sul palcoscenico del Tau, metteranno in gioco il loro  modo di “pensare l’attore”. Dopo il monologo di Marco Paolini, toccherà a Toni Servillo calcare il palcoscenico che gli ha fatto da cornice anche nelle altre due passate stagioni della programmazione al Teatro Auditorium.

Oggi, mercoledì 31 maggio, alle ore 19:00, Toni Servillo realizzerà un incontro/dialogo sul mestiere dell’attore. Questo suo “Dialogo sull’attore” prenderà spunto dal suo lavoro di attore e regista sugli scritti di Eduardo, Goldoni, Molière e Jouvet. Il Dialogo sarà condotto da Stefano De Matteis, antropologo del teatro e dello spettacolo, nonché Keynote Speaker per il convegno “Pensare l’attore”.

COSA VUOL DIRE RECITARE

di Toni Servillo

«Non pensate a un Goldoni di fazzolettini ricamati, parrucchette, musichette, gondolette. È un inganno, un equivoco, ma che paradossalmente nasce da una delle cose più affascinanti del ritmo della battuta goldoniana: molto spesso è più importante il modo del fraseggio, che non quello che si dice. Una differenza essenziale che c’è tra questa scena delle Smanie di Goldoni e quella del Misantropo di Molière è che in Molière le parole hanno una importanza fondamentale, arrivano come delle spade, delle lame, feriscono, fanno male, invece in Goldoni va gestito più un comportamento fisico che è eloquente di per sé, il tono, l’atteggiamento…».

«Dovreste avere consapevolezza che alla cultura nazionale italiana è mancato Molière, è mancato quest’uomo. La nostra storia è “fregata” dal cattolicesimo. Invece sentite Molière come tratta la vita, come, anche nel gioco d’amore, tira fuori certi problemi in maniera laica, semplice, naturale. E l’ha pagata, nel suo paese. L’ha pagata col Tartufo, coi processi. E io sento nella gioventù che c’è bisogno di Molière. Bisognerebbe imporlo, per decreto ministeriale: gli attori tra i 20 e i 25 anni devono recitare tutti Molière per un anno. Perché sento che è il vostro autore. Questa è proprio roba vostra. Il fatto che nella nostra cultura sia mancato un autore così ha creato quell’atmosfera di mortificazione, molto cattolica, che poi ha prodotto atteggiamenti esattamente opposti. Per cui noi siamo un paese in cui il femminile si proietta nelle veline. Mentre il femminile di Molière lo ritrovi in un certo cinema francese: Truffaut, Rohmer. E questo a noi manca».

Questo è recitare. Andare da qua a là è recitare. Jouvet lo dice con molta chiarezza: il camminare, che è un gesto, deve accompagnare il testo. Quando cammini sei nel testo, sei nel personaggio. Recitare è l’arte di smuovere la propria sensibilità per trovare nuove strade, nuovi incroci, nuovi punti di partenza. Quindi si tratta di smuoverla questa sensibilità, questa zona misteriosa».