Diamante, la giornata nera di don Magorno. E Savarese lo accusa: “Ti ho pagato la campagna elettorale!”

Don Ernesto Magorno e la moglie vicesindaco di Diamante

E’ saltato il piano del senatore Magorno di asfaltare il sindaco di Diamante Sollazzo. Restano fuori dalla maggioranza Francesca Casella, la moglie vicesindaco e due consiglieri con deleghe importanti del suo partito-famiglia.

L’operazione nel consiglio comunale di oggi, concordata con l’opposizione di Diamante Migliore, non è riuscita. La maggioranza resta ferma con 6 consiglieri contro i cinque (tre di Magorno e due di Diamante Migliore) della minoranza. L’altra opposizione, quella di Diamante Futura, si è astenuta consentendo quindi l’approvazione del bilancio consuntivo, salvando la giunta e scongiurando l’arrivo del commissario prefettizio che tanto sarebbe piaciuto a don Magorno.

Ora è Magorno che resta fuori dal governo di Diamante e per un anno intero non potrà più distribuire pacchi, né fare favori attraverso gli uffici comunali, né elargire altro, e soprattutto non potrà favorire l’amico farmacista Graziano Santoro da Cosenza nel piano del porto. Proprio ieri mattina, guarda caso, il dottore Santoro è piombato al Comune accompagnato dal consigliere Cauteruccio e da un esponente del Pd locale per consegnare la fidejussione richiesta dalla Regione per ottenere la concessione demaniale.

Sembra che sia fuori tempo massimo, ma adesso lo stabiliranno gli uffici tecnici del Comune e non un commissario amico di Magorno. Lo sapremo nei prossimi giorni se queste fidejussioni sono valide o meno. L’unica cosa che si è riusciti a sapere è che sarebbero state pagate da un istituto bancario di Arezzo molto probabilmente tramite il fratello massone Giorgio Santoro, fino a pochi mesi fa Gran maestro della loggia massonica calabro pugliese Alam, poi espulso e poi di nuovo reintegrato.

Magorno quindi resta al palo e le prossime mosse che potrà fare saranno quelle di racimolare una lista sperando di poter vincere alle prossime elezioni. Cosa molto difficile stante i voti racimolati nelle ultime elezioni politiche.

Intanto, nel consiglio comunale il consigliere Giuseppe Savarese lo ha sferzato per bene ed ha fatto delle rivelazioni sulle quali la magistratura, se ne esiste una, nel Tirreno cosentino dovrebbe approfondire, dal momento che il senatore Magorno è ancora oggi membro della commissione antimafia. Savarese, infatti, ha parlato espressamente di un assegno versato al Pd di don Magorno.

Ma ecco i passaggi salienti integrali dell’intervento di Giuseppe Savarese.

Pino Savarese

“… Nacque una nuova maggioranza comunale che comprendeva i gruppi capeggiati da Magorno e da Savarese. Per riuscire a fare tale rinnovamento avevamo stipulato un nuovo accordo politico con Pino Pascale, assessore storico della giunta Caselli. Il patto prevedeva che Pascale avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di futuro capolista della nuova aggregazione nata dai ribaltone.
Ho rinunciato di buon grado al posto di futuro capolista. A me non serve l’autorità del titolo
Sono stato sempre un attore politico grazie alla mia capacità dì ragionare con autorevolezza!
Nel corso di quell’esaltante esperienza amministrativa si tenne la campagna elettorale per le elezioni provinciali.
Magorno con l’appoggio politico di tutta la coalizione nata dal ribaltone, ha ottenuto a Diamante circa 2100 voti. Cosa inimmaginabile nella storia elettorale delta nostra comunità.

Personalmente, oltre a portargli tanti voti, ho anche contribuito finanziariamente alla sua campagna elettorale. Per questa, su sua richiesta, ho consegnato, tra l’altro, un congruo assegno, regolarmente registrato al segretario del suo partito. Successivamente, dopo aver tradito il patto stipulato, avrebbe dovuto quanto meno restituirmi i soldi ricevuti, considerato che i voti non avrebbe più potuto restituirli.

Se fossi stato io al suo posto, gli avrei subito rimborsato il maltolto, mentre il senatore non lo ha fatto prima e non lo farà neanche ora che è diventato un ricco esponente della casta parlamentare. Da lui, sono stato cornuto e mazziato.
In nome dell’onestà di cui si riempie sempre la bocca, quale appartenente alla nuova maggioranza nel periodo dei ribaltone, Magorno ha con forza sponsorizzato grandi speculazioni consentendo poi, da sindaco, che gli stessi speculatori prima sponsorizzati si appropriassero illecitamente dì aree comunali e che utilizzassero volumi abusivi, in violazione della convenzione stipulata tra l’ imprenditore e la Pubblica amministrazione.
Ed inoltre, d’accordo con il segretario comunale costruì un bando di gara su misura, affinché un immobile confiscato alla mafia finisse nella disponibilità di un suo sostenitore politico.
Ancora. Per meglio supportare i costi della sua campagna elettorale alla Provincia, pretese che fossero finanziati i gruppi consiliari.
I finanziamenti erogati dal Comune ai gruppi finirono esclusivamente nelle sue tasche.
Per il momento non voglio andare oltre; spero solo che il senatore non faccia con me il “muto”, così come ha fatto con “lacchitè”.

Dopo aver incamerato vantaggi patrimoniali e politici, al fine di raggiungere l’obiettivo di capolista nel successivo turno elettorale, il senatore tradì tutti gli interlocutori della maggioranza nata dal ribaltone e d’accordo con il dott. Sollazzo mise in atto un contro ribaltone che ha interrotto la nuova esperienza amministrativa dell’epoca, aprendo le porte ad un commissario prefettizio che gli ha agevolato l’elezione a sindaco.

Sia nella conferenza stampa, che nei messaggi telefonici inviati al sindaco il senatore, a mo’ di pavone, si e attribuito il grande demerito di aver scelto il dott. Sollazzo come sindaco di Diamante. In tal senso ha anche chiesto scusa al Paese.
Dimentica costui che nel 2007 fu, invece Sollazzo che lo nominò sindaco, con tutti i vantaggi politici che poi scaturirono da quella elezione.
A dire il vero, la vittoria della lista capeggiata da Magorno non fu solo merito dei 500 e/o 600 voti portati da Sollazzo ma dipese da molti fattori esterni che nulla hanno in comune con il consenso democratico.
L’entrata in campo del dott. Santoro e del dott. Tricarico hanno alterato il normale svolgimento delle elezioni comunali.

Per vincere le elezioni non bisogna avere scrupoli e come per le guerre, ci vogliono uomini e mezzi. Santoro e Tricarico li fornirono; “c’est l’argent qui fait la guerre”.
Qualche giorno addietro, dopo essere stato chiamato in causa nella conferenza stampa tenuta da Magorno, il giornalista Carchidi, in modo pilotato e strumentale, ha ripubblicato sulla testata di Iacchitè alcuni fatti che mi appartengono ma che nulla hanno a che fare con la politica.
Su tali fatti avevo già risposto esaustivamente facendo piena luce sulle vicende pubblicate.

Dimenticando i miei chiarimenti pubblici, al fine di oltraggiarmi m modo plateale, una sorella del senatore ha condiviso sui social il merito delle cose pubblicale da “lacchitè”.
Non ha pensato, questa signora, che cosi facendo ne avrebbe accettato la linea giornalistica e, conseguentemente, avrebbe legittimato gli articoli che Carchidi ha pubblicato su don Magomo e sui suoi torbidi rapporti intercorsi con il dott. Santoro ed i! dott. Tncarico.

Dopo che la sorella del senatore ha condiviso gli artìcoli di “lacchitè” non solo siamo tutti
autorizzatì a pensare come le vicissitudini inerenti la costruzione del porto siano riconducibili agli accordi stretti da Magomo nel 2007 ma siamo anche autorizzati a credere che l’articolo pubblicato su “lacchite” ieri, il 25 maggio, e che riguarda don Magorno, il porto e la ‘ndrangheta, sia meritevole di attenzione giudiziaria (http://www.iacchite.com/diamante-le-mani-della-ndrangheta-sul-porto/).

Ora che la pattuglia dei consiglieri santorianì è uscita dalla maggioranza restituendo al consiglio comunale dei Diamantesi quella autonomia di azione necessaria per far valere, nelle competenti sedi giudiziarie ed amministrative, i diritti di una comunità già lungamente mortificata dall’arrogante presenza dei vari Santoro e Salatino, non consentiremo che don Magomo, dopo essere uscito dalia porta rientri dalla finestra, nel suo ruolo di garante della Concessionaria dei lavori portuali, sostituendo Sollazzo con un Commissario Prefettizio di comodo.

Giustifichi il senatore perché da sindaco ha delegato la Regione come unico soggetto responsabile per l’esecuzione dei lavori portuali, facendo esclusivamente gli interessi del Concessionario.
Cì racconti il senatore quali azioni concrete e giuridicamente congruenti ha messo in atto da
sindaco prima e da parlamentare dopo, per sostenere gli interessi del popolo a cui appartiene, contro quelli di una Concessionaria che da circa dieci anni è responsabile del paesaggio spettrale, creato a ridosso di una delle passeggiate marinare più belle del mondo…”.