Diamante, Madame Fifì sbertucciata dalla folla (magorniana)

Advertising

Stiano tranquilli i nostri lettori, nessuna facile allusione, al massimo avremmo parlato di farfallina, ma non ne parleremo. E neppure ci riferiamo alla pioggia auspicata da quegli ormai pochi irriducibili detrattori rimasti, alias coloro che il Festival (guai a chiamarlo sagra!) lo subiscono. Che poi, in tutta sincerità, chi vive del suo non ha bisogno di augurarsi il male degli altri, sfatiamo pure questo vecchio mito tirato in ballo ad arte dagli speculatori.

Allora, a cosa ci riferiamo? Ma al salotto politico della serata inaugurale della 25ª Edizione del Peperoncino Festival.

Dopo le tante polemiche sull’uso dei soldi pubblici (di qualcuno saranno i soldi provenienti dall’Europa e messi a bando dalla Regione Calabria!), non poteva che iniziare col botto anche il salotto politico di Radio Azzurra, radio ufficiale del festival che trasmette in diretta e in filodiffusione in tutta l’area festival dalle 19 all’una di notte.

Anche quest’anno il parterre è deciso dall’organizzazione, la quale a sua volta delega. Compito affidato, come anticipato da noi, nientepopodimeno che a Don Magorno ed al suo fedele galoppino redivivo. Per la prima volta una voce fuori dal coro, magari per farlo apparire sodale.

Di solito sono solo rappresentanti della maggioranza di Governo nazionale, regionale o loro rappresentanti in Europa. Magorno, dopo gli onori di casa, lascia la sua poltroncina adiacente il salotto e passa in fondo, ascolta e tace, ricordatevelo questo suo atteggiamento nel prosieguo del racconto.

Questa volta a battibeccare con la nostra amata Madame Fifì, il senatore grillino Nicola Morra, anch’egli spesso preso di mira sulle nostre colonne. A condurre la singolar tenzone la voce principe di LaCNews24, Pasquale Motta, cameriere e zerbino della lady di ferro. Uno che fa il giornalista leccando il culo ai potenti del Pd, uno schifo di uomo, ammesso che si possa usare questo termine. 

Torniamo seri. Il dibattito parte con la Bruno Bossio intenta quasi a tessere le lodi dell’avversario di turno e del suo Movimento, per alcune battaglie su temi comuni, ma anche con l’elencazione di buone cose fatta da lei, dal suo Partito e dalla Giunta Regionale.

Ha raccontato insomma un paese che come da narrazione renziana, vedono solo loro, dove la ripresa è partita, dove non ci sono più le autoblu e atavici privilegi, dove la classe politica è classe dirigente, quasi competa solo all’èlite da loro formata, farne parte. In Calabria la Giunta Oliverio avrebbe determinato la crescita economica nei settori del turismo e dell’agricoltura.

Il folto pubblico presente, finché ha potuto, ha ascoltato pazientemente, ma quando sono finiti gli argomenti e qualche chat maldestra ha suggerito lo scontro, sono partite le invettive. Gli astanti avrebbero voluto sentire un mea culpa e poi buoni propositi e invece hanno dovuto subire offese del tipo: “Gente senza cervello… eterodiretti… prendono ordini da Casaleggio…”.

La rivolta montava e la deputata PD ha provato a cavalcarla, accusando il senatore Morra di essersi portato la clacque, manco fosse Belen, più montava la rivolta e più aizzava gli astanti tacciandoli di fascismo. A casa di Magorno, poi, nella tana del PD, poteva essere maggioranza il popolo grillino?

E lui, segretario regionale, non ha mosso neanche un dito per difenderla, anzi dalle retrovie, dopo le prime parole della signora Adamo, sono partiti i mormorii: “S’è venuta a fare la campagna elettorale a Diamante, ecc…”, quasi fosse un avversario scomodo per la corsa alla (ri)candidatura di Magorno. Unici a difendere la lady di ferro, il marito Nicola Capu i liuni con fare provocatorio, petto a petto, pronto a scatenare la rissa e il suo entourage di lecchini ‘ncatarrati.

Il dibattito, complice il suo degenerare, è terminato anzitempo, qualcuno parla addirittura di censura, atteso che il successivo dibattito è iniziato almeno mezz’ora dopo. Insomma, non c’è che dire, anche il salotto è stato infuocato, ma solo la prima sera, non si prevedono altri dibattiti piccanti, eccetto quelli culinari.