Ditte amiche, le note dei revisori dei conti inchiodano i dirigenti. Ora tocca al GIP

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Per meglio far capire ai nostri lettori che noi non ci inventiamo niente, vi diamo la prova provata di come agivano i dirigenti del quarto piano del Comune di Cosenza, attraverso le note del collegio dei revisori dei conti, che nell’analizzare le richieste di pagamento dei cottimi fiduciari dati all’acqua di rose, mette in evidenza le gravi mancanze amministrative negli atti e, nonostante ciò, molti di questi lavori sono stati pagati lo stesso.

Tutti questi atti dove sono “certificati” i reati commessi dai dirigenti, giacciono sulla scrivania del GIP Branda, che evidentemente sta studiando un metodo per coprire il tutto. Altrimenti non si spiega. In altre città italiane per molto meno dirigenti e politici sono finiti in galera. Ma qui da noi puoi anche aver frodato per anni le pubbliche casse che un giudice che ti dà una mano lo trovi sempre.

Ma vediamo le carte: fate attenzione al CONSIDERATO CHE:atto1

Fate sempre attenzione al CONSIDERATO CHE:

atto2

e ancora:

atto3

Potremmo continuare con almeno altre 100 determine. Come potete notare tutti voi che leggete, gli atti sono privi di protocollo. Oltre a non essere a norma per quel che riguarda la certificazione da presentare e soprattutto manca sempre l’atto che certifica l’avvenuta esecuzione dei lavori.

Lo scriviamo da mesi che i reati commessi dai dirigenti, sono scritti nelle loro stesse carte, ma a nessuno gliene frega niente. E per poterli pagare lo stesso, il collegio dei revisori dei conti, a tutte le mancanze documentali risponde così, alla Ponzio Pilato:atto4

Insomma, la certezza dell’avvenuto lavoro e la mancanza di documentazione nelle pratiche viene sopperita con la fiducia che tutti noi dobbiamo avere nei riguardi dei dirigenti. Se lo dicono loro, dobbiamo crederci.

Per i loro amici la documentazione corretta non serve. Li possiamo pagare a scatola chiusa. Provate a farvi pagare dal Comune un lavoro senza fattura, senza computo metrico, senza domanda protocollata, senza ordine di servizio, e poi mi dite se avete lo stesso trattamento di questi.

Di noi si può dire quello che volete, ma noi abbiamo sempre scritto, come provano questi documenti, sempre e solo la sacrosanta verità. Il problema è che a nessuno gliene frega niente se il Comune paga gli amici degli amici senza aver svolto nessun lavoro.

Ma tanto possiamo sempre dire che è meglio Occhiuto di Perugini, almeno il primo ha fatto. Sì, ha pagato otto milioni di euro a ditte amiche senza che la città ne abbia tratto vantaggio. Ma per i cosentini tutto va bene. L’importante è che Occhiuto finisca piazza Fera.