Don Ernesto Magorno si dà alla latitanza

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Ho girato e rigirato il web, i giornali, e ogni anfratto informativo possibile alla ricerca di un comunicato di Magorno, come deputato e membro della commissione antimafia, per capire se, all’indomani dell’intervento della DDA che scoperchia il pentolone del malaffare anche a Cosenza e provincia, abbia proferito parola. Niente di niente. Eppure è delle sue zone, oltre che di Cosenza, che parla l’antimafia. L’epicentro del malaffare, individuato dalla DDA,  è situato nei paesi dove Magorno prende i voti.

La cosca interessata è quella dei Muto di Cetraro, luoghi e personaggi che don Ernesto conosce bene. Ma nonostante ciò: silenzio.

Il segretario regionale del PD, partito che governa la regione, deputato e membro della commissione antimafia, sulla presenza della ‘ndrangheta nel suo paese, non si esprime. Non pronuncia neanche una sillaba sul dato più inquietante dell’operazione della DDA: la quasi totalità dell’economia pubblica e privata è gestita dalla ‘ndrangheta. Di cui fanno parte imprenditori malavitosi, massoni mafiosi, professionisti corrotti e politici collusi.

Un argomento che avrebbe dovuto suscitare non solo la sua indignazione, ma una presa di posizione politica forte, dignitosa e indirizzata al suo partito e a tutti i cittadini. Avrebbe dovuto promuovere subito una pubblica assemblea per discutere di questo, di come intervenire, come isolare i mafiosi e i violenti, e invece è scappato dalla Calabria. Né si vede, né si sente. Delegando come sempre tutto alla magistratura.

Ma perché questo silenzio di Magorno? Qualcuno lo sa spiegare? Persino Madame Fifì, alla luce egli eventi, è stata costretta ad intervenire, seppur di facciata, ma qualche stronzata l’ha detta.

Magorno niente. Neanche un rigo per salvare la faccia.

Fa finta di essere impegnato in chissà quali faccende politiche, ma in realtà si nasconde come un latitante.

Siamo di fronte alla prova provata della sua complicità in affari di mafia e di appalti. Non c’è dubbio. Una brava persona con le sue cariche politiche, sarebbe già salita sulle barricate, promuovendo la battaglia a livelli nazionali e pretendendo l’intervento di tutti. E invece lui fa di tutto per mettere a tacere la questione. La regola dei mafiosi in questi casi è: silenzio. Meno se ne parla e meglio è. Ed è questo il suo atteggiamento: l’omertà mafiosa. Ma vi pare possibile che un personaggio politico con le sue prerogative sull’argomento “del giorno” non abbia proferito parola?

E’ come se all’indomani del terremoto in centro Italia, il presidente della Repubblica non si fosse neanche degnato di pronunciare due parole a sostegno e conforto delle popolazioni colpite dall’evento naturale.

E’ evidente che ha una faccia di bronzo, e se non parla è perché non lo può fare, da affiliato alla cosca Muto deve rispettare il patto di fedeltà. E poi, ancora per un po’, Magorno se ne può stare tranquillo, perchè gode dell’immunità parlamentare ed è difficile per i Pm della DDA intervenire nei suoi confronti. Come è giusto che sia, vanno richieste le necessarie autorizzazioni a procedere. Perciò sguazza, sa che non lo possono toccare. E sa che molto materiale raccolto dai ROS che attesterebbe la sua partecipazione attiva al sodalizio criminale, non può essere utilizzato nei suoi confronti senza le necessarie autorizzazioni. Un deputato della Repubblica non può essere intercettato.

La battaglia di Magorno non è certo quella di liberare la nostra terra da mafiosi e parassiti, perché come ho detto ne è parte attiva, ma piuttosto capire come dovrà fare per farsi eleggere di nuovo, altrimenti via l’immunità e allora sì che saranno guai.

GdD