Don Magorno, Madame Fifì e la clinica Tricarico di Belvedere

Si gioca tutta sul rapporto tra sanità privata, politica e ‘ndrangheta sul Tirreno cosentino la delicata partita del coinvolgimento del PD nell’inchiesta della DDA di Catanzaro sul voto di scambio, sulla corruzione elettorale e sulle associazioni a delinquere di stampo mafioso.

La sortita agostana del consigliere regionale cetrarese del PD Giuseppe Aieta ha sparigliato le carte. Aieta, che è stato anche sindaco del centro tirrenico, aveva deciso all’epoca di sospendersi perché una parte del PD, alleata con il Cinghiale, aveva messo in un angolo l’ospedale di Cetraro.

Giuseppe Aieta
Giuseppe Aieta

O meglio, ha fatto saltare i nervi a qualche sottosegretario del PD, che, conoscendo i verbali dei pentiti, ha deciso (ad agosto, appunto) di far uscire fuori i corposi interessi del clan Muto proprio nel settore della sanità. Per essere più precisi, delle diverse strutture private che, direttamente o indirettamente, fanno riferimento al boss Muto. E così abbiamo scoperto che “… un parlamentare del PD si ritroverebbe al centro di indagini della Dda per via dell’assidua frequentazione con un boss della sanità privata sospettato di essere intestatario di cliniche per conto dei Muto…”.

Ora, questi personaggi della politica “segreta” non devono conoscere molto bene il territorio del Tirreno cosentino o quantomeno fanno finta di non conoscerlo. Perché tutti, ma proprio tutti, sanno che la clinica più importante del Tirreno cosentino è la “Tricarico Rosano” di Belvedere. Ce ne sono anche altre ma, per dimensioni e volumi d’affari, non può esserci dubbio che la sola ad attirare certi appetiti possa essere proprio la “Tricarico”.

STRUTTURA_esterno_1-986x396La Casa di Cura Tricarico Rosano sorge nella Marina di Belvedere Marittimo ed ha iniziato la sua attività oltre 60 anni fa (nel 1952). La proprietà è sin dalla fondazione della famiglia Tricarico Rosano e il direttore sanitario è il dottore Pasquale Tricarico Rosano. Ed è proprio lui il deus ex machina della “baracca”.

La clinica di Belvedere “si pone ai massimi livelli regionali, rappresentando un vero punto d’eccellenza per la sanità calabrese. È la seconda struttura privata regionale sia per dimensioni strutturali sia per volume d’affari”.

Lo scrivono direttamente loro, i responsabili della clinica, sul sito ufficiale della casa di cura, nel quale si legge ancora che la struttura è immensa (11mila metri quadrati coperti!), che ha addirittura un pronto soccorso autonomo attivo dal 1990 che eroga oltre 12.000 prestazioni, che è centro cardiologico dotato di tecnologie e professionalità per il trattamento in angioplastica ed è dotata anche di un’elisuperficie per elisoccorso, collaudata ed autorizzata dall’ENAC, e già utilizzata dal 118. Insomma, una macchina da guerra più che un centro di eccellenza. Con 120 posti letto distribuiti nei raggruppamenti di Medicina e Chirurgia.

Anzi, per essere più precisi, la più grande macchina da soldi del Tirreno cosentino in ambito sanitario. Eppure, questa storica clinica spesso e volentieri si caccia in delicatissime crisi finanziarie, che vengono sempre “magicamente” risolte dalla politica.

INDAGINI_salaoperatoria-540x280L’ “Istituto Ninetta Rosano S.r.l.” di proprietà della famiglia Tricarico-Rosano, in particolare, nasce il 12 dicembre del 1973 con 177 addetti e un capitale sociale di oltre 670mila euro. Tutto procede bene fino al 28 gennaio del 2011, quando la società, a causa di una forte condizione debitoria da svariati milioni di euro, cede l’attività alla nuova società costuituitasi, la “Casa di cura Tricarico Rosano S.r.l.”, a cui le nuove leggi consentono una costituzione di una Società a Responsabilità Limitata con soli 20mila euro di capitale sociale. Così, tanto per mettersi al riparo da un eventuale fallimento.

In effetti, è da allora, dal 2011, che si parla di chiusura del Pronto soccorso, di mancato inserimento nella rete Emergenza/Urgenza della Regione e di mancata valorizzazione delle eccellenze nel campo della Cardiologia. Figurarsi se i nostri politici, davanti ad una clinica che fattura milioni e milioni, che dà lavoro diretto e indiretto a centinaia e centinaia di persone e che è inevitabilmente “vicina” al clan dominante nella zona, non intervengono per salvare capre e cavoli.

minniti-magornoIl politico più esposto al fianco di Pasquale Tricarico è senz’altro Ernesto Magorno, non foss’altro che per motivazioni territoriali, visto che è un uomo del Tirreno, che è stato a lungo sindaco di Diamante e che è sempre stato tra i “big” del PD.

Dopo il primo “salvataggio” dell’estate del 2011, la clinica Tricarico ha bisogno anche di altro e nel 2013, con Ernesto Magorno candidato addirittura al Parlamento, c’è l’occasione giusta per fare altri, significativi passi avanti.

E così, dopo l’elezione di Magorno, inizia la “battaglia” per inserire la clinica Tricarico nella Rete Urgenza/Emergenza dell’Alto Tirreno Cosentino e perché le venga concessa l’autorizzazione ministeriale per il riconoscimento di un presidio cardiologico da inserire nella struttura sanitaria urgenza/emergenza di pronto soccorso.

Obiettivi raggiunti grazie soprattutto al generoso impegno del neoparlamentare diamantese.

presta-magobrunoNel 2013, tuttavia, si avvicina alla clinica Tricarico anche un altro “pezzo grosso” del PD ovvero Madame Fifì (per quei pochi che non lo sapessero si tratta di Enza Bruno Bossio).

Tra le aziende che hanno finanziato la cavalcata vincente che ha portato Bruno Bossio in Parlamento dopo l’affermazione nelle primarie del Pd in Calabria compaiono ben due società finite nel mirino della Direzione investigativa antimafia di Catanzaro. Un particolare imbarazzante, probabilmente, per un deputato come Madame Fifì che siede nella Commissione antimafia. Nell’elenco dei finanziatori, infatti, alle prime due posizioni, ci sono le società Riace srl e Centro clinico San Vitaliano srl, entrambe con 2.500 euro. Ed entrambe confiscate nel luglio 2014 dalla Direzione investigativa antimafia di Catanzaro perché ritenute riconducibili all’imprenditore Pietro Citrigno.

bossio_primaSubito dopo, al terzo posto, c’è la clinica Tricarico di Belvedere, che ha contribuito con 5.000 euro ai successi di Madame Fifì. Quindi, anche lei è tra i sostenitori della clinica tirrenica.

L’11 febbraio del 2014, dopo questo tourbillon e dopo le politiche del 2013, la clinica Tricarico torna alla proprietà precedente. Evidentemente i conti sono tornati in regola, o forse no.

Perché se la proprietà riesce ad accumulare fortune, gli oltre 200 dipendenti, come spesso è successo negli anni, continuano invece a lamentare ritardi e disagi nei pagamenti. Il tutto mentre dalla Regione continuano a piovere soldi per gli accrediti, e anche per rimborsi che lasciano più di una perplessità.

guardia-di-finanza-1Ma nel gennaio 2015, la Guardia di Finanza della tenenza di Cetraro infligge un duro colpo all’amministratore unico pro tempore. Un sequestro preventivo pone i sigilli su 137 beni tra mobili e immobili da un valore complessivo pari a quasi 5 milioni di euro. L’accusa è una presunta maxi evasione fiscale relativa agli anni di attività compresa tra il 2008 e il 2010.

Nonostante gli imprevisti, la casa di cura continua a macinare numeri, veri o presunti, e diventa ancora di più il punto sanitario d’avanguardia di tutto il Tirreno cosentino. La professionalità indiscussa di chi vi opera fa tutto il resto.

A marzo 2016 ritorna la “tarantella” ovvero lo spettro della chiusura del Pronto soccorso e del reparto di rianimazione cardiologica. Sarebbe un disastro lasciare scoperto un bacino di utenza di 62mila persone. I Tricarico lo sanno e azzardano la “minaccia”: o ci date i soldi o chiudiamo.

La giornalista Francesca Lagatta si è occupata a lungo degli affari della clinica Tricarico. La collega è di Praia a Mare e ha dato giustamente battaglia quando ha capito che la politica e soprattutto il PD non aveva avuto esitazioni a chiudere l’ospedale di Praia per favorire sfacciatamente la clinica Tricarico.

“…Quando la sera del 3 marzo scorso, di fretta e furia – ricorda Francesca Lagatta – è stata convocata la conferenza stampa per l’annuncio di una possibile e immediata chiusura del reparto di rianimazione cardiologica e del Pronto Soccorso della clinica Tricarico, la puzza di bruciato si sentiva da lontano.

In realtà l’operazione mediatica messa in piedi dallo staff della clinica privata altro non era che un ricatto bello e buono per “estorcere” altri fondi alla Regione, non contenti del fiume di danaro di cui è già destinataria.

Scura e Urbani
Scura e Urbani

Succede questo. Con la nuova riorganizzazione sanitaria, da Roma vengono imposti nuovi tagli sui fondi che coinvolgono anche la clinica belvederese. Al tempo stesso il Commissario alla sanità, Massimo Scura, come avviene da 4 anni a questa parte, continua a garantire pieno potere alla casa di cura, riconfermando l’inserimento della rete emergenza-urgenza, ovvero il funzionamento del Pronto Soccorso, la Chirurgia e la Medicina, riconoscendole funzioni di SPOKE con UTIC (Unità di Terapia Intensiva Coronarica) ed emodinamica.

Si toglie alla sanità pubblica e si dà, il doppio, il triplo, alla sanità privata facendo credere il contrario. Nel documento ufficiale le si riconosce inoltre “il ruolo operativo a copertura dei bacini di utenza dell’alta costa tirrenica dell’Area Nord. Tale struttura sarà inserita nei protocolli operativi regionali e di Area in un’ottica di supporto ed integrazione alla rete pubblica”.

Francesca Lagatta ha scritto testualmente sul sito “La spia”.

“… Così, i Tricarico, ben sapendo che la chiusura del Pronto Soccorso e l’unità coronarica avrebbero rappresentato una vera e propria tragedia per l’utenza tirrenica, hanno indetto la conferenza stampa paventandone l’immediata chiusura per coinvolgere la popolazione e le istituzioni a sostenere la propria causa. Detto fatto. Al grido di “oggi siamo tutti la casa di cura Tricarico”, ignari comitati, associazioni e rappresentanti istituzionali hanno dichiarato di essere pronti a scendere in campo con una battaglia ad oltranza per la sua difesa. E la riconversione dell’ospedale di Praia a Mare è stata attuata proprio per deviare lì il flusso d’utenza, grazie anche soprattutto allo strapotere della famiglia Tricarico….

Cena di lavoro all'Ariha Hotel, l'albergo de iGreco. Si riconoscono, oltre ai fratelli Greco, Luca Lotti, Stefania Covello, Ernesto Magorno e il "solito" Aiello
Cena di lavoro all’Ariha Hotel, l’albergo de iGreco.
Si riconoscono, oltre ai fratelli Greco, Luca Lotti, Stefania Covello, Ernesto Magorno e il “solito” Aiello

“… E’ bastato dunque un Magorno qualunque per mantenere intatta la rete di emergenza/urgenza in seno alla clinica privata belvederese, una vera e propria impresa per la quale l’ex primo cittadino di Diamante meriterebbe una laurea honoris causa in scienze della comunicazione o in management. Dove è riuscito lui, infatti, i suoi colleghi, delle più disparate fazioni politiche e delle più svariate cariche istituzionali, hanno fallito miseramente. Per l’ospedale di Praia a Mare, lo ricordiamo, non sono stati sufficienti neppure una sentenza del Consiglio di Stato, un giudizio di ottemperanza, l’ira dei sindaci, l’interessamento del Governo e la battaglia del Consiglio regionale…”.

In tutta sincerità, c’è davvero poco da aggiungere e, a questo punto, si tratta solo di capire chi tra Ernesto Magorno e Madame Fifì è il parlamentare che scorrazzava con la macchina dei boss lungo il Tirreno. Ma ognuno di voi, leggendo queste note, si sarà fatto un’idea precisa del “disegno”.

E non solo: messo in salvezza il Pronto Soccorso, resta ancora l’incognita sul funzionamento del reparto di rianimazione cardiologica, tra i migliori in assoluto della zona. Anche qui la politica dei tagli alla sanità ha imposto ristrettezze economiche che agli imprenditori del settore privato non sono andate giù.

Non resta che attendere il prossimo intervento miracoloso della politica. O questa volta interverrà prima la Giustizia?

Dal tenore della fuga di notizie il “pericolo” è più che mai reale. Perché, come dice il Cinghiale, sul Tirreno i clan mafiosi governano la sanità con una parte del PD.

Ma nessuno può e deve controllare quello che fa il clan del Cinghiale nella sanità cosentina.

Così vanno le cose a… Cos Angeles.