Dopo l’usura degli italiani, tocca al narcotraffico degli zingari

Franco Bruzzese
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L’operazione di ieri, come in molti avranno capito, è solo il preludio di una più vasta operazione che sta per abbattersi su Cosenza.

Operazione di polizia mirata solo ed esclusivamente ad annientare i clan malavitosi organizzati della nostra città.

Per vedere un politico coinvolto in una inchiesta, nonostante le tante chiamate in correità, ed i palesi reati commessi, a Cosenza non basta neanche fotografarli mentre leccano dalle dita la marmellata appena rubata dal vasetto. E’ così. Gratteri o non Gratteri. Ci sono poteri occulti nella nostra città la cui forza va ben oltre la determinazione, eventuale, di Gratteri.

Non basta la competenza, l’onestà, la fermezza di un magistrato a fermare una macchina criminale consolidata a tutti i livelli come la cupola che agisce indisturbata da decine di anni nella nostra città.

Lo abbiamo scritto tante volte, per fermare la cupola bisogna arrestare sindaci, prefetto, questore, magistrati, procuratori, avvocatoni, ingegneri, commercialisti, qualche notaio, dirigenti della pubblica amministrazione e servitori dello stato infedeli. E nessuno può fare questo, neanche Gratteri. Al quale permettono, a differenza degli altri, di poterne parlare in pubblico. Ma la sua tanta decantata libertà si ferma qui: alle sole parole. Non può andare oltre a questo.

A dire questo, e a sostenere l’esistenza di questi poteri forti, non sono solo io che sono un fumatore di spinelli sballato, ma anche un magistrato come il pg alla Corte d’Appello di Roma, Francesco Mollace. Che nel commentare le note vicende giudiziarie  di queste ultime settimane in quel di Reggio Calabria, e ripercorrendo la sua esperienza da magistrato proprio in quella città, dice: «Siamo stati fermati quando abbiamo toccato i fili del rapporto tra clan, logge e politica».

MollaceE aggiunge – in merito alla nota vicenda che lo ha visto coinvolto come colui il quale avrebbe favorito, da magistrato, gli affiliati al clan Lo Giudice, accusa da cui è stato completamente scagionato – con molto fervore: “Reggio è popolata da sciacalli che continuano a operare vendette per quel periodo”. E che oggi, a detta del magistrato, continuerebbero a perseguitare chi provò a fermarli. Questo, Mollace, lo ha detto ieri in occasione dell’incontro organizzato dal Rotary club Parallelo 38, a Reggio Calabria. Discussione a cui ha partecipato anche l’ex pm Antonio Di Pietro.

Porto questo esempio per dire che anche qualora Gratteri volesse intervenire contro i veri corrotti e i veri mafiosi presenti a Cosenza, deve stare molto attento: potrebbe fare la fine del dottor Mollace. E dunque: chi glielo fa fare? Arresta 4 malandrini, si mette la coscienza a posto, e sta tranquillo. Lo capisco. Ci vuole il coraggio  pari a quello di un kamikaze, per promuovere una inchiesta su Cosenza come quella di Reggio Calabria.

La posta in gioco è alta, e non sempre il gioco vale la candela. E poi, del resto, le “lusinghe” non mancano. Conviene assoggettarsi a questo infame potere. E purtroppo per lui, e per noi, non resta altro da fare che accettare la sconfitta.

gratteri intervistatoDovrà, però, il dottor Gratteri, quanto prima, spiegare alla gente perché a Cosenza non si procede mai nei confronti dei veri mafiosi che come sappiamo tutti da noi esistono e na picca i cchiù. Non può nemmeno più dire, il dottor Gratteri, che a Cosenza la “cupola” non c’è. Perché è stato lui stesso che ha definito la mafia a Cosenza “acculturata e raffinata” e che merita una “osservazione” speciale. Confermando l’esistenza di una cupola che va oltre il livello prettamente criminale presente in città. Dunque, non può usare la scusa, come fanno molti politici tra cui il sindaco Occhiuto, che a Cosenza non c’è la mafia. Ma prima o poi sarà costretto a dire la verità.

In questo fosco e triste quadro, per sopperire a questa “mancanza”, cioè quella che non si possono arrestare i politici e i veri corrotti nella pubblica amministrazione, la DDA per non fare brutta figura si sta adoperando per arrestare più malandrini possibili. Che a Cosenza non si possono arrestare personaggi “altolocati” lo abbiamo visto ieri con i verbali che abbiamo pubblicato: nonostante quel lurido strozzino pentito di Calabrese ha fatto, oltre a quelli degli arrestati, altri nomi, avvocati, carabinieri, poliziotti, commercialisti, in galera sono finiti i soliti noti. Giudicate voi da soli. Leggete e fatevi la vostra idea. Gli articoli con tanto di verbali originali li trovate nel sito.

Con l’operazione di ieri la DDA ha posto fine all’esistenza di uno degli ultimi gruppi malavitosi, di “italiani” legati ai clan storici, rimasti a Cosenza. Infatti l’operazione di ieri scaturisce dalle dichiarazioni di quel lurido strozzino di Calabrese. Una operazione che giaceva nel cassetto da tanto tempo.

Daniele Lamanna
Daniele Lamanna

Ora tocca agli zingari, e a quel che rimane degli “italiani” ancora in circolazione. Perché va ricordato che dalle dichiarazioni di Lamanna e Bruzzese ancora non è scaturito neanche un arresto. E da come stanno cantando non mi pare che il repulisti di malndrini ordinato da Gratteri su Cosenza si possa fermare alla retata di ieri.

Questo è chiaro anche ai malandrini che sono rimasti in circolazione. Quella che stanno preparando adesso è la retata “regina” proprio sulle dichiarazione di Daniele Lamanna, Franco Bruzzese e un altro pentito di cui non si conosce ancora l’identità. Infatti, questi, sono giorni frenetici di lavoro per i PM della DDA di Catanzaro, e per i carabinieri impegnati su questo fronte.

Anche in questo caso è solo questione di poco, c’è chi azzardava una sorta di doppietta. Cioè: un blitz dietro l’altro. A distanza di qualche giorno. Ma non è dato sapere. Certo è che sta per scattare. Ogni giorno può essere quello giusto. Dunque cari malandrini, conzativicci, che ciò che deve accadere accadrà. Perché per voi non c’è più speranza.

GdD