Duplice omicidio a San Lorenzo del Vallo: Attanasio, le armi e la questura di Cosenza

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Per capire qualcosa in più rispetto all’omicidio della madre e della sorella di Francesco Attanasio, giovane 33enne coinvolto in una serie di vicende che definire poco chiare è un eufemismo, è più che mai necessario ripercorrere tutte le tappe utili ad afferrare il filo logico del discorso.

Il 27 aprile 2015 è un giorno particolare per la polizia di Cosenza, specialmente per la squadra mobile. Alle prime luci dell’alba, viene arrestato l’ex ispettore della squadra mobile Vincenzo Ciciarello, accusato di essere una talpa del clan Rango-zingari. E’ una faccenda che getta grande discredito sulla polizia cosentina e “serve” urgentemente qualcosa che possa distogliere l’atterzione. Magari qualcosa che sia già pronto, che vada soltanto rivelato ai media, che così la finiranno di rompere i coglioni con la polizia cosentina corrotta.

Detto, fatto. Poche ore dopo, la questura di Cosenza reagisce al disonore ed annuncia in pompa magna, con tanto di conferenza stampa, il ritrovamento di un arsenale dei clan cosentini.

L’ARSENALE A QUATTROMIGLIA DI RENDE

In un box a Quattromiglia di Rende, in particolare, sono conservate numerosissime armi, comuni e da guerra, ed un grosso quantitativo di munizioni. Un vero e proprio arsenale che non si esclude possa appartenere a personaggi legati a qualche cosca locale.

C’è di tutto: armi corte e lunghe. Fucili mitragliatori di precisione, e pistole. Addirittura un vero e proprio “pezzo d’epoca” come il fucile mitragliatore Thompson, per capirci, l’arma usata dai gangster di Al Capone nella Chicago anni 30. Perfettamente funzionanti.

Un arsenale pronto all’uso, visto lo stato di conservazione. Perfettamente oleati e conservati come solo un “armiere” sa fare.

Quello del 27 aprile, addirittura, si inquadrava come uno dei maggiori sequestri fatti dalla squadra mobile di Cosenza. Persino il questore che di esperienza ne ha, a sua memoria, non ricorda un sequestro di queste dimensioni.

armiNon si sbilancia, però, il questore. Ci tiene a sottolineare che, essendo un tecnico, non formula ipotesi. Le indagini sono in corso e i suoi uomini sono al lavoro per risalire a chi avesse l’uso di questo box.

In conferenza stampa gli inquirenti affermano che tra i primi ad essere stati sentiti c’è ovviamente il proprietario del box, che è risultato del tutto estraneo ai fatti.

Non solo: il questore e i suoi colleghi dicono che pare certa l’individuazione di chi in quel box andava e veniva. Ed era da quella notte, quella tra il 26 e il 27 aprile, che qualcuno risulta attivamente ricercato dalla polizia.

Certo è che il ritrovamento non è casuale. Come evidente è che gli uomini della mobile sono andati a colpo sicuro.

Ma la domanda resta: chi aveva un arsenale di queste proporzioni a disposizione? I clan locali, una organizzazione terroristica? Tutto farebbe pensare ai clan locali. Da quando è iniziato il festival dei canterini a Cosenza, qualcuno deve aver pensato di mettere al sicuro l’arsenale, spostandolo da un luogo all’altro, viste le tante cantate.

armi 2Ma evidentemente non avevano fatto i conti con gli ultimi pentiti, quelli di cui ancora non si sa il nome. Perché non possono essere certo stati i vecchi pentiti (per capirci Foggetti e compari) a far ritrovare l’arsenale.

Deve per forza essere stato qualcuno che fino a qualche mese fa era ancora in libertà. Perché lo spostamento è stato fatto di recente. E quindi nessuno di quelli che da tempo cantano potevano essere al corrente del nuovo “covo”.

Insomma, la questura di Cosenza dice e non dice…

2 MAGGIO 2015: L’OMICIDIO DI DAMIANO GALIZIA

A Quattromiglia di Rende viene trovato il cadavere di Damiano Galizia, 31 anni, originario di San Lorenzo del Vallo, ucciso con alcuni colpi di pistola.

La polizia, dopo averlo interrogato per alcune ore, ha fermato il sospettato. Si tratta di Francesco Attanasio, 33 anni, con il quale Galizia aveva una serie di conti in sospeso, sembra debiti.

E’ stato lo stesso Attanasio – si apprende – che si è presentato in questura la sera prima, invocando la legittima difesa e facendo trovare il corpo del Galizia.

Una storia torbida e non molto chiara. Attanasio ha raccontato alla polizia che il 26 aprile scorso (fate sempre attenzione alle date) avrebbe avuto una discussione molto accesa con il Galizia, sfociata poi in un alterco. Attanasio a quel punto avrebbe esploso alcuni colpi di pistola e avrebbe ucciso il Galizia. Ritornando poi il giorno dopo sul luogo del delitto e occultando ogni traccia.

Sono passati alcuni giorni e la sera tra il 1° e il 2 maggio, secondo la questura, Attanasio si è costituito raccontando la sua versione dei fatti.

GALIZIA, ATTANASIO E L’ARSENALE

attaFinora non c’è niente che possa legare il ritrovamento dell’arsenale alla morte di Galizia, a parte il fatto che sarebbe stato ucciso il 26 aprile e che la stessa notte siano state trovate le armi.

Improvvisamente, però, la questura di Cosenza decide di rivelare ai media che Attanasio, in realtà, non si era costituito la notte tra il 1° e il 2 maggio ma qualche giorno prima e (udite udite!) rivelò alla polizia il luogo in cui era nascosta una vera e propria santabarbara, celata in un box a Quattromiglia di Rende. Proprio quello di Galizia! 

“… Da tempo – confesserà Attanasio secondo la questura di Cosenza – avevo sospetti che all’interno del box fosse contenuto qualcosa di “illecito” o “pericoloso” ma ignoravo che nello specifico si trattasse proprio di armi. Questo sospetto era nato in me dagli avvertimenti che mi aveva fatto Damiano Galizia, e in particolare Galizia mi aveva intimato di stare lontano dal box e addirittura di evitare di transitare con la macchina in prossimità dello stesso”.

Sarebbero tali paure a spingere Francesco Attanasio a “segnalare in via riservata alla squadra mobile della Questura di Cosenza che all’interno del box affittato grazie alla mia intermediazione, si trovasse qualcosa di illecito. Effettivamente poi la squadra mobile intervenne e rinvenne un considerevole numero di armi da fuoco”.

CONSIDERAZIONI

Volete sapere quello che pensiamo? Ve lo diciamo tranquillamente. La questura di Cosenza ha bisogno che qualcuno venga “accusato” di custodire tutte quelle armi, altrimenti dovrebbe “confessare” che la soffiata per trovare l’arsenale viene direttamente da uno dei nuovi pentiti della ‘ndrangheta di Cosenza. E allora si inventa questa fantasiosissima storia di Attanasio e di Galizia, che va benissimo per confondere le acque e inserirci dentro le armi.

Dall’altra parte invece c’è il contesto della faida nella quale matura la vendetta di questa mattina. Ed ecco che si spiega lo spietato duplice omicidio.

LE INDAGINI ALLA DDA DI CATANZARO

Per completare il quadro, c’è da ricordare che il 13 maggio 2015 si è appreso che le indagini sulla scoperta dell’arsenale passano alla DDA di Catanzaro.

Secondo gli inquirenti la ‘santabarbara’ rinvenuta potrebbe essere a disposizione di una cosca del Cosentino. Ecco perché la procura di Cosenza, con una coda di paglia lunga quanto corso Mazzini, ha trasmesso il fascicolo ai colleghi della Dda di Catanzaro.

La polizia, come abbiamo visto, ha cercato di far luce sul fatto ma con parecchie zone d’ombra. Ora la DDA di Catanzaro si trova davanti a tre omicidi che avrebbero come movente ‘sto cacchio di arsenale. Possibile che sia tutto riconducibile ai problemi tra Attanasio e Galizia? O forse c’è in mezzo il nome di qualche pentito che non si può rivelare?

Ai posteri l’ardua sentenza.