Ecologia Oggi, sale sul tetto per rivendicare stipendio e TFR

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Sono passate poche settimane da quando Francesco Porco, ex dipendente di Ecologia Oggi, ha ricevuto la lettera di licenziamento da parte dell’azienda che, esasperato dalla situazione, ha deciso di protestare.

La sua è una storia complicata, che abbiamo già avuto modo di raccontarvi. Francesco, suo malgrado, si trovò invischiato in una storia per una presunta rapina, e per questo arrestato. Arresto che gli costò il licenziamento.

La vicenda finì in Tribunale e Francesco venne assolto da ogni accusa perché secondo il giudice il fatto non sussiste. E venne reintegrato al lavoro. Ma l’azienda si appellò in Cassazione e gli ermellini sentenziarono che il licenziamento effettuato dall’azienda, indipendentemente dall’assoluzione, è da ritenersi legittimo. Una sentenza per certi versi incomprensibile.

Se il motivo del licenziamento è venuto meno, non si capisce sulla base di che cosa questo licenziamento viene motivato. Come se Tizio venisse accusato di omicidio perché non si trova da un po’ di giorni una persona con cui qualche giorno prima ha avuto un diverbio,  e viene messo in carcere.

porco2Ad un certo punto questa persona che si pensava fosse stata uccisa dal Tizio messo in carcere, si presenta in commissariato per dire che si era solo allontanato per fatti suoi ed è vivo e vegeta.

Ma nonostante questo, il Tizio, solo perché è stato accusato deve restare in galera. E’ chiaro che Francesco sconta la sua parentela.

Sconta una avversione personale nei suoi confronti da parte della dirigenza dell’azienda, Francesco era uno che andava fatto fuori ed ogni scusa è stata buona. Fino a questa mattina quando è salito sul tetto per rivendicare almeno le sue spettanze: stipendio e TFR.

E’ rimasto sul tetto per diverse ore, fin quando gli avvocati di entrambe le parti non si sono messe in comunicazione. E pare un piccolo canale si sia aperto. Francesco è sceso, ma non si arrende. Ha deciso di portare la sua causa fuori i confini italiani. Perché lui dice che qui a Cosenza, non esiste la giustizia. E’ giusto che chi sbaglia paghi, ma se non ha sbagliato non si capisce perché deve essere condannato lo stesso.