“Ecosistema urbano”, tutto quello che Occhiuto non dice ai cosentini (di Matteo Olivieri)

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Presentata ieri a Milano l’edizione 2017 di “Ecosistema Urbano”, il rapporto che Ambiente Italia redige da oltre venti anni in collaborazione con Legambiente, per monitorare le performance ambientali delle città italiane capoluogo. E scoppia il caso mediatico “Cosenza”, dalla stampa eletta “prima città a sud per qualità dell’ambiente” sebbene si trovi in fondo a tutte le classifiche. Abbiamo letto per voi il rapporto. Ecco che cosa abbiamo scoperto.

di Matteo Olivieri

C’è grande interesse mediatico intorno alla città di Cosenza dopo la presentazione di ieri del rapporto Ecosistema Urbano”, che ha incoronato la città calabrese come la prima del Sud Italia sul piano della qualità della vita. Almeno così si apprende dal sito dell’ANSA, che alla città calabrese ha dedicato un intero articolo, definendola pomposamente “prima città a sud per qualità dell’ambiente”. Il sindaco Mario Occhiuto non ha perso l’occasione per cogliere la palla al balzo e appuntarsi al petto meriti, che – per la verità – si fa fatica a rintracciare nel rapporto. In particolare, Occhiuto si è spinto a dichiarare: “è un grande orgoglio e un’immensa soddisfazione essere a Milano invitato tra i sindaci delle ‘città del cambiamento’ alla presentazione del Rapporto che attesta che Cosenza, dopo il lavoro di questi anni, è tra le prime città per qualità della vita”.

“Sindaci, copiatevi!” E’ l’invito rivolto dalla Presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni per aumentare il livello di ecosostenibilità nelle città italiane.

Eppure, a leggere il rapporto emerge un quadro differente, e non sembra affatto che Cosenza venga portata all’attenzione nazionale quale punto di riferimento per la ecosostenibilità urbana nel confronto con le altre realtà italiane. A dirla tutta, della città di Cosenza si fa poca menzione d’onore, se non nulla. E quando viene citata, in generale Cosenza non brilla di certo per i risultati raggiunti. Anzi. “Nella città che vorrei – dice la Presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni – i cittadini fanno la raccolta differenziata dei rifiuti come a Mantova, l’aria è pulita come a Bolzano, la mobilità è sharing come a Milano, le biciclette si muovono in sicurezza come a Pesaro, si risparmia acqua come a Pordenone e l’energia viene prodotta con il solare come a Bologna“. E quindi Cosenza dov’è?

E’ raggiante il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto: “Abbiamo invertito un trend negativo per la nostra terra, perché le città calabresi in passato erano sempre nell’ultima parte della graduatoria”. Ma il rapporto lo smentisce.

Il rapporto declina il tema della città sostenibile in diverse aree tematiche. Si va dall’efficienza energetica, alla mobilità dolce, alla riprogettazione multifunzionale degli spazi urbani (anche in funzione di obiettivi e strategie di adattamento al cambiamento climatico) alla gestione ecoefficiente del ciclo delle acque e dei rifiuti urbani. Secondo il rapporto, «affermare che la qualità ambientale è cosa che appartiene in via esclusiva alle piccole e medie città del Nord sarebbe parziale e iniquo rispetto ad alcune realtà che si danno da fare, lavorano e si trasformano anche in altre aree del Paese». Tra queste viene citata Oristano, che «ricicla più spazzatura (oltre il 70 per cento) di tanti Comuni settentrionali», e Cosenza, che «tra il 2011 e il 2016 è balzata dal 21 al 53 per cento di raccolta differenziata», una cifra ben al di sotto del livello del 65% da raggiungere entro il 2012 per come previsto dall’art. 205 del codice dell’ambiente.

Per quanto riguarda la qualità dell’aria nei capoluoghi, Cosenza, Crotone e Reggio Calabria vengono classificate appena “sufficienti”, precedute da Vibo Valentia che ha raggiunto una valutazione “buona” dell’aria che si respira, e prima ancora da Catanzaro e Sassari, che risultano essere le uniche due città italiane ad aver ricevuto una valutazione “ottima”. Ancora, per quanto riguarda la qualità della gestione della raccolta differenziata, le città di Cosenza e di Catanzaro hanno ricevuto una valutazione “insufficiente”, mentre Reggio Calabria, Crotone e Vibo Valentia addirittura “scarsa”. Per come chiarisce il rapporto, la valutazione di “insufficiente” riguarda «i Comuni che hanno superato il target fissato dalla normativa per il 2006 (35%)» ma non quella del 65% da raggiungere entro il 2012. Invece, il giudizio “scarso” è stato dato ai Comuni che sono ancora sotto la soglia del 35%. In particolare, la percentuale di rifiuti differenziati sul totale dei rifiuti urbani prodotti ha raggiunto a Cosenza quota 52,8%, a Catanzaro 39,9%, a Crotone 6,6%, a Vibo Valentia 12,8%, e a Reggio Calabria 29,2%

Secondo il rapporto, «il dato sulla dispersione dell’acqua nei capoluoghi italiani conferma una situazione, in media, piuttosto critica e non mostra evidenti segnali di discontinuità rispetto al passato». Soltanto 6 città riescono a contenere le perdite sotto il 15% (Monza, Foggia, Macerata, Lodi, Ascoli Piceno, Pordenone).

Per quanto riguarda le percentuali di dispersione della rete idrica, Cosenza, Catanzaro e Vibo Valentia si situano sul gradino più basso, con perdite che raggiungono “oltre il 35%” della fornitura idrica. Solo un pò meglio va a Reggio Calabria, dove le perdite di acqua raggiunge la quota compresa tra il tra 20 e il 35%, mentre – secondo il rapporto – si considera “fisiologica” una dispersione idrica inferiore al 10-15% dell’acqua immessa in rete.  In particolare, la differenza percentuale tra acqua immessa e consumata per usi civili, industriali e agricoli indica che la dispersione idrica è del 36,2% a Cosenza, a Catanzaro del 45,4%, a Reggio Calabria del 20,0%, Crotone n.d., e a Vibo Valentia del 71,9%.

Per quanto riguarda i consumi giornalieri pro capite di acqua potabile per uso domestico (litri/abitanti/giorno), nel 2016 si è registrato un raddoppio del numero di comuni con consumi domestici superiori a 200 litri per abitante al giorno di acqua potabile, «probabilmente riconducibili a utenze non soltanto domestiche ma contabilizzate come tali». Tra questi, Verona, Cosenza (209,5),Milano, Treviso, Pavia, Chieti, Monza, Sondrio, mentre i consumi più bassi si registrano, a Oristano (95,7 litri/abitante/giorno), Agrigento (107), Sassari e Perugia (115). Nelle altre città calabresi va un pò meglio, con valori compresi tra 190,0 litri/abitanti/giorno a Catanzaro, 180,8 a Reggio Calabria, e 127,4 a Vibo Valentia, mentre i dati riguardanti Crotone non sono disponibili. Secondo il rapporto, tuttavia, tali valori virtuosi «potrebbero – in alcuni casi – essere in parte conseguenza di situazioni di carenza idrica durante alcuni mesi dell’anno». Infine, la percentuale della popolazione residente servita da rete fognaria delle acque reflue urbane vede – tra le città calabresi – al primo posto Cosenza 100%, Reggio Calabria 95%, Vibo Valentia 91%, Crotone 85%, Catanzaro 80%.

Infine, per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, il numero di passeggeri trasportati annualmente dal trasporto pubblico (viaggi/abitante/anno) risulta essere Cosenza 22, Catanzaro 40, Vibo Valentia 2, Reggio Calabria 34, Crotone nd. Giusto per dare un esempio, la percentuale diventa 281 a Bologna, 147 a Cagliari. Matera 60 e 44 a Catania. Unica nota positiva nel panorama nazionale, Cosenza è l’unica città capoluogo in cui il numero di morti e feriti causati da incidenti stradali nel 2016 è inferiore a 2 ogni 1.000 abitanti (1,73 per mille), mentre Catanzaro 3,40 ogni 1.000 abitanti, Reggio Calabria 3,97, Crotone 4,15 e Vibo Valentia 4,92. Valori molto più elevati di quelli di Cosenza, ma comunque inferiori alla media nazionale, dove il numero di morti e feriti in incidenti stradali si è attestato nel 2016 a 5,7 ogni 1.000 abitanti. Tale cifra risulta è in calo a livello nazionale di circa il 2% rispetto al 2014.