Edilizia sociale, Guccione presenta un dossier: dove sono finiti i soldi?

Foto di FABRIZIO LIUZZI
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Il consigliere regionale Carlo Guccione sta per presentare un dossier alle procure interessate e alla Corte dei Conti sulle inadempienze, i ritardi e le inefficienze del settore Politiche della casa, addebitabili al Dipartimento ai Lavori Pubblici della Regione Calabria e di conseguenza alla giunta regionale. 

Siamo venuti in possesso della corposa documentazione e, anche se (come del resto sapete bene) non siamo certo tra gli estimatori del politico in questione, abbiamo ritenuto opportuno pubblicarlo a causa delle gravi denunce che vi sono contenute e che presto saranno sottoposte al vaglio delle fatidiche autorità giudiziarie.

IL DOSSIER DI GUCCIONE

A fronte di sedici (16!!!) programmi in itinere per il settore delle Politiche della casa, edilizia sociale se vogliamo semplificare, la Regione non ne ha avviato neanche uno e risulta malinconicamente in fondo alla classifica nazionale per gli interventi attuati. Una situazione talmente imbarazzante che ha indotto Guccione ad illustrarla per filo e per segno. E che trova ampio riscontro nella tabella che pubblichiamo.

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RECUPERO E RAZIONALIZZAZIONE ALLOGGI ERP

Il settore Politiche della casa della Regione Calabria avrebbe dovuto avviare il programma di recupero e razionalizzazione degli alloggi ERP. Nell’ambito di questo programma alla Regione sono stati assegnati circa 12 milioni di euro dal decreto interministeriale dell’11 giugno 2015 per alloggi siti in immobili localizzati nei Comuni con popolazione superiore a 5mila abitanti.

I soggetti titolati a proporre gli interventi erano le Aterp e i comuni stessi ma il settore Politiche della casa non ha ancora avviato il programma mentre tutte le altre Regioni sono in fase avanzata nell’attuazione della spesa delle risorse.

ALLOGGI DI EDILIZIA SOCIALE 

Passiamo quindi al bando di concorso per la realizzazione di alloggi di edilizia sociale da offrire in locazione secondo i criteri dell’ormai famosa legge regionale n. 36 del 2008.

Parliamo quindi del famigerato bando approvato, annullato e poi riproposto, sul quale la procura di Catanzaro ha indagato, individuato dei responsabili precisi, a partire dall’ex assessore regionale ai Lavori pubblici Pino Gentile (compa’ Pinuzzo) e avrà un processo.

pino-gentileLe richieste sono state effettuate anche nei confronti del superdirigente regionale Domenico Maria Pallaria, dell’ex dirigente regionale Antonio Capristo e del dirigente dell’Avvocatura Regionale Filippo Arilotta mentre non andranno a processo i rappresentanti legali di una serie di cooperative e imprese di costruzione, che comunque hanno beneficiato dell’affare.

Nel dettaglio: William Grimoli (cooperativa Casabella), Giovanni Pianini (cognato dell’ex direttore generale dell’Asp Gianfranco Scarpelli, nella sua qualità di titolare dell’impresa di costruzioni Arteg), Fiore Cava (impresa Cava), Antonio Tallarico (impresa Simea, quella che ha costruito e sta costruendo i grattacieli a via degli Stadi), Santo Fuoco (cooperativa Valentina) e Bina Sprovieri (cooperativa Il Parco).

Gentile e i dirigenti sono accusati di abuso d’ufficio e falsità ideologica. Tutto ruota proprio intorno all’annullamento del primo bando sull’edilizia sociale, varato dalla Giunta Loiero. Quando si insediò Gentile, procedette, in maniera rocambolesca, prima a sospenderlo e poi ad annullarlo. Secondo l’accusa, Gentile avrebbe favorito una serie di cooperative e imprese di costruzioni a lui vicine. Quelle che abbiamo appena elencato. Insomma, un patto milionario tra compa’ Pinuzzo e tutti questi “signori”. 

Le richieste pervenute prevedevano complessivamente la realizzazione – nuove costruzioni e recupero – di circa 2.200 alloggi su tutto il territorio calabrese con soggetti attuatori: imprese, cooperative edilizie, Comuni, Aterp e Università.  Le graduatorie sono state pubblicate addirittura il 15 dicembre 2011.

“E’ sicuramente il programma più complesso ed impegnativo – si legge nel dossier – avviato dal settore Casa nell’ultimo decennio. Un programma di edilizia sociale che finanzia 175 milioni di interventi su tutto il territorio calabrese.

Più volte è stata vanamente evidenziata la necessità di costituire un idoneo gruppo di lavoro in grado di far fronte ai tanti aspetti tecnici ed amministrativi che sono emersi dall’istruttoria delle innumerevoli pratiche, ma niente è stato fatto in tal senso”.

Segue un elenco di possibili violazioni di legge praticamente già riscontrate per le quali Guccione definisce “fondamentale” l’attività dell’ufficio preposto.

  • attività di ricognizione sempre aggiornata sullo stato di avanzamento degli interventi avviati
  • regolare e sistematica interlocuzione con le commissioni di collaudo tecnico-amministrativo opportunamente incaricate di monitorare l’avanzamento dei lavori in cantiere
  • nomina delle commissioni di collaudo tecnico-amministrativo per gli interventi per i quali non si è ancora ottemperato
  • attività di ricognizione sempre aggiornata sullo stato delle polizze fideiussorie stipulate a favore della Regione
  • verifica dei requisiti dei soggetti assegnatari di alloggio
  • regolamentazione delle modalità di assegnazione degli alloggi agli aventi diritto secondo le previsioni del bando e attraverso un percorso da condividere con l’ANCI e le associazioni di categoria
  • avvio di ogni tipo di salvaguardia consentita dalla legge nei casi in cui il soggetto attuatore non proceda, per qualsiasi motivo, all’assegnazione degli alloggi ad aventi diritto
  • definizione pratiche ammesse dal TAR  e revoca definitiva di quelle decadute
  • definizione dei contenziosi avviati presso il TAR
  • VERIFICA DISPONIBILITA’ FONDI DI BILANCIO A DESTINAZIONE VINCOLATA PREVISTI DALLA LEGGE REGIONALE DI RIFERIMENTO

L’ultimo punto è scritto in maiuscolo perché è la cartina di tornasole del traffico di finanziamenti che potrebbe essersi verificato. E Guccione non a caso, sottoscrive una gravissima denuncia. Secondo la quale i soldi si sono “volatilizzati”.

“… Sul capitolo di bilancio risultano solo in parte accantonate le somme assegnate al programma edilizio con conseguente forte rallentamento delle fasi di liquidazione ai soggetti finanziati. Ogni anno il settore Casa dovrebbe relazionare sullo stato di attuazione del programma e comunicare la previsione di spesa per l’anno successivo, ma non mi risulta sia stato fatto negli ultimi anni”.

“Le conseguenze di tutto questo stanno vanificando le finalità della legge regionale, che erano quelle di garantire un alloggio sociale alle famiglie disagiate attraverso un notevole investimento nel campo edilizio in grado di avviare quell’indotto tale da coinvolgere centinaia di aziende operanti nel settore, importante volano per la ripresa economica della Calabria”.

Ma non finisce qui, perché Guccione riporta anche l’incredibile “melina” della quale si sta rendendo responsabile l’attuale giunta regionale.

“A sostegno di questo investimento – ricorda Guccione -, per tutte le difficoltà riscontrate nell’accesso ai mutui edilizi, il Dipartimento con DGR 452 del 30 ottobre 2014 aveva individuato le risorse finanziarie al fine di avviare un fondo rotativo per costituire garanzie accessorie per la contrazione di mutui finalizzati all’edilizia sociale. Ebbene, con DGR n. 67 del 2 marzo 2016, la giunta regionale ha di fatto sospeso l’efficacia e l’attuazione del fondo di garanzia prima costituito”.

“Il 3 maggio 2016 gli assessori Musmanno e Barbalace dichiarano che il fondo di garanzia per l’accesso al credito, istituito nell’ambito del fondo unico di ingegneria finanziaria gestito da Fincalabra, attraverso una modifica del regolamento, viene allargato anche al settore delle imprese di costruzione impegnate nell’edilizia sociale regionale”.

Guccione fa notare come con queste scelte la giunta regionale abbia privato le imprese del settore dell’edilizia sociale di uno strumento finanziario dedicato interamente al proprio settore, in quanto si è allargata la competenza di un fondo di garanzia già in essere, ad oggi non ancora operativo e che così concepito potrà operare ottimisticamente solo per quattro mesi perché scade il 31 dicembre 2016…

1 – (continua)