Edilizia sociale, un patto milionario tra Gentile e i palazzinari

Un perverso, “legale” e lucroso accordo tra alcune imprese edili e la Regione ha fatto fluire nelle casse delle ditte fior di milioni ben prima di mettere su persino un mattone. In ballo ci sono i 155 milioni di fondi pubblici per la cosiddetta edilizia sociale, 4mila case che non ha visto e forse non vedrà mai nessuno.

Il romanzo a puntate sull’edilizia sociale e la legge 36 del 2008 che l’ha innescato non finisce più. E’ come se le gru, il cemento e i liquidi che ci girano attorno si fossero aggrovigliati in un perverso e impenetrabile ballo accanto al fuoco e cioè allo sportello della Regione.

La legge 36 del 2008 (siamo nell’era Loiero) dava disposizioni e incaricava una cinquantina di aziende spalmate in graduatoria a sportello di edificare in giro per la Calabria 4mila case che una volta non avremmo fatto fatica a chiamare “popolari”.

Arriva la nuova giunta e arriva inevitabilmente il cavillo cioè quell’escamotage tecnico che annulla la graduatoria stessa, blocca i fondi e di fatto tiene alla finestra e a bocca asciutta le imprese teoricamente vincitrici. Una sospensione del bando piuttosto controversa, con il giallo della ditta Lapietra di Rossano, di cui fa parte anche l’ingegnere Capristo (ne è progettista e tecnico), che è al contempo consulente dell’assessorato ai Lavori pubblici di Pino Gentile. Un conflitto d’interessi grande quanto una… casa popolare. E l’impresa di Rossano, guarda caso, è la prima delle escluse a sportello.

Quelli che si nutrono di cattivi pensieri non hanno impiegato molto tempo a fare due più due ma di fatto, cioè stando alle carte, la Regione decide di sospendere quel vecchio bando impostandone uno nuovo. Il cavillo poteva essere uno qualunque, non è questo il cuore del problema.

Le imprese vincitrici (sulla carta) ovviamente s’infuriano.

Il dato finora certo è che la revoca è stata posta in essere in coincidenza dei primi mesi di attività della giunta Scopelliti, con una serie di passaggi a dir poco dubbi prima della formalizzazione ufficiale datata 29 novembre 2010. Anche la revoca, però, ha avuto le sue brave zone d’ombra, svelate da un accesso agli atti chiesto dall’impresa di Giuseppe Gatto Costruzioni (vincitore nella graduatoria riferita al primo bando, non partecipante al secondo).

Gatto si è presentato negli uffici della giunta per vedere la delibera dell’annullamento (cui aveva partecipato). E si è trovato davanti un atto anomalo, quasi tutto in bianco, senza neppure l’indicazione degli assessori presenti e assenti, recante la firma dell’assessore Gentile, la data del 20 settembre 2010 e il numero 622.

Domenico Maria Pallaria
Domenico Maria Pallaria

IL RUOLO DI PALLARIA

Ma come si è arrivati all’annullamento?

Gentile, che deve tutelare Lapietra ma ovviamente anche altri suoi amici, chiede al potentissimo dirigente Domenico Maria Pallaria (del quale ci siamo già ampiamente occupati) di sospendere il bando poiché aveva avuto notizie di numerose anomalie. Il dirigente generale solertemente predispone una relazione e la invia immediatamente alla giunta regionale insieme a una proposta di delibera per la sospensione degli atti relativi. Nel mese di giugno 2010 la giunta regionale approva la delibera dando mandato allo stesso dg di sospendere il bando e di avviare le procedure per l’eventuale annullamento. Nel frattempo, nel mese di luglio, Pallaria viene sostituito nel ruolo di dirigente generale dall’ingegnere Giovanni Laganà, il quale, ricevendo dalla giunta regionale il mandato, decide di nominare una commissione di esperti per la valutazione degli atti.

LA COMMISSIONE

A presiedere detta commissione viene chiamato lo stesso Pallaria, appena sostituito dall’incarico di dirigente generale. Della serie: non si capisce più niente.

E anche la commissione è una burletta. Ci sono dentro Eugenio Madeo, ex presidente della Provincia, Antonio Bove, Antonio Artusi e Luigi Rinaldo Brusco. Galleggiano tutti nel centrodestra cosentino agli ordini dei fratelli Gentile e hanno tutti compiti importanti nel Pdl.

“Un quartetto di tecnici prestati alla politica, tutti di stretta osservanza gentiliana – scrive Pablo Petrasso sul Corriere della Calabria -. Chiudono il quadro altri membri della cerchia dell’assessore: il fratello di un ex manager dell’azienda ospedaliera (nominato sempre dietro consiglio dei Gentile) e il congiunto di uno dei più stretti collaboratori dell’assessore. Quando si dice il primato della politica. Che, in questo caso, si confonde con la famiglia”.

Laganà, sulla scorta delle indicazioni della commissione, procede all’annullamento del bando con tutte le note conseguenze, anche in termini di risarcimento danni, che la Regione fu costretta a pagare.

Come si può rilevare, la modalità con la quale il “solito” Pallaria gestisce atti molto delicati non è solo superficiale, irresponsabile o maldestra, ma evidenzia profili di rilevanza penale e contabile. Prima approva gli atti della commissione consentendo l’emanazione dei decreti di finanziamento (con il consolidamento dei diritti in capo ai beneficiari), poi annulla gli stessi atti da lui approvati (al cambio dell’amministrazione regionale) determinando numerosissimi contenziosi e danni (già pagati peraltro) per svariati milioni di euro.

I RICORSI

Altro dato certo è l’avvio dei lavori da parte delle aziende ammesse a finanziamento con il primo bando: secondo quanto dispone l’art. 13 dell’avviso, l’avvio dei lavori avrebbe dovuto avere luogo “entro e non oltre il 180° giorno dalla ricezione della comunicazione di ammissione”. Le imprese che hanno ricevuto comunicazione hanno rispettato tali direttive. E’ evidente che la sospensione in autotutela operata dalla nuova giunta regionale ha causato un danno economico importante a quelle aziende che hanno sostenuto spese di personale, materiale di costruzioni e quant’altro. Ebbene, diverse imprese partecipanti e ammesse a finanziamento, preso atto dell’annullamento hanno promosso ricorso al Tar Calabria che successivamente ha accolto il ricorso dei ricorrenti. Gatto, per esempio, ha già incassato 4 milioni di euro come da regolare transazione.

GLI INTRECCI DI GENTILE

Intanto, Pino Gentile, con dichiarazioni comunicate alla stampa giorno 1 e 3 marzo 2012 ha reso noto di aver «invitato» le nuove imprese vincitrici del secondo bando che «entro 180 giorni dovranno iniziare i lavori».

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L’azienda rossanese Lapietra è destinataria di incentivi su due canali: quello per la realizzazione di alloggi di edilizia sociale da offrire in locazione (4 milioni di finanziamento sui 5 dell’intervento) e quello per gli alloggi da offrire in proprietà (in questo caso l’incentivo è di 4,8 milioni su quasi 17). Nel secondo caso l’impresa aggiudicataria è la San Nilo srl, la cui proprietà però è interamente della Lapietra srl. La società è stata costituita nel mese di novembre del 2010, qualche giorno prima che il vecchio bando fosse cancellato (e il nuovo redatto).

Ai limiti dell’incredibile (siamo a livello di Pallaria, tanto per intenderci) il ruolo giocato nel tormentatissimo iter dei bandi da uno dei dirigenti esterni del dipartimento Lavori pubblici.

Antonio Capristo è un ingegnere rossanese. Ha lavorato per amministrazioni pubbliche e costruttori. Ha esperienza nel campo dei fabbricati civili e delle energie alternative. È arrivato negli uffici del dipartimento Lavori pubblici da dirigente esterno di settore, nominato sulla base del rapporto fiduciario con l’assessore Pino Gentile. Proprio al tecnico di fiducia, il titolare della delega ha assegnato nel 2010 un compito molto delicato, quello di seguire il procedimento di revoca della prima delibera, che stabiliva la suddivisione dei fondi per l’edilizia sociale.

Nel ricorso al Tar della Calabria presentato dalla Gatto Costruzioni, si approfondisce la posizione di Capristo.

“Capristo non è proprio uno sconosciuto nell’ambiente dell’edilizia – si legge nel documento prodotto da Gatto -; infatti il professionista è l’autore di uno dei progetti presentati per la partecipazione al bando di riferimento è alla pratica presentata proprio dalla società Lapietra srl, di Rossano: si tratta della costruzione di 135 alloggi”.

La ditta, però, era stata esclusa dal primo bando annullato dal centrodestra.

“Il fatto – si legge ancora – è che i rapporti di Capristo con la Lapietra srl non sono esattamente stati sporadici. La circostanza salta fuori sempre dal curriculum pubblicato sul sito della Regione: la Lapietra srl è committente dell’ingegnere Capristo in diversi interventi edilizi, alcuni in corso, altri ultimati e altri in via di istruttoria”.

“Nella terra del conflitto di interessi, – scrive il Corriere della Calabria – la cosa non ha stupito più di tanto l’assessore Gentile: Capristo è rimasto al suo posto e ha revocato il procedimento al quale aveva partecipato (come progettista)”.

Tonino Gentile e Gianfranco Scarpelli
Tonino Gentile e Gianfranco Scarpelli

Altra circostanza curiosa è la presenza tra i vincitori del bando della ditta “Via Rivocati”.

L’amministratore unico della società è Giovanni Pianini, professionista cosentino e stretto congiunto di Gianfranco Scarpelli, all’epoca direttore generale dell’Azienda sanitaria di Cosenza nominato notoriamente dai fratelli Gentile. E sarà proprio uno dei fratelli, Pino, a concedere i fondi alla ditta Via Rivocati riconducibile a uno dei suoi uomini di fiducia. Scarpelli, infatti, ne è stato amministratore in passato.

EPILOGO

La vicenda ha avuto anche un certo risalto sui media regionali ma ormai si trascina da troppo tempo. Qualche tempo fa, proprio su Iacchite’, scrivevamo che questa inchiesta della procura di Catanzaro, affidata al giudice Guarascio, era ripiombata nell’oblio. Per fortuna, invece della prescrizione siamo arrivati alla conclusione delle indagini e adesso alla richiesta di rinvio a giudizio della quale ci dà notizia la Gazzetta del Sud. E’ troppo evidente che siamo davanti a un sistema di corruzione impressionante.

Ma il finale (provvisorio) di questa storia è ancora più inquietante.

In un paradosso quasi kafkiano con la sua nomina, nel settembre 2013, alla reggenza della dirigenza generale del dipartimento lavori pubblici, Pallaria ereditò anche l’interim del settore politiche della casa e con esso anche, pensate un po’, la gestione del medesimo bando di edilizia sociale. E oggi, incredibile, ma vero, è ancora lui il protagonista della vicenda, chiamato ad approvare scorrimento della graduatoria, decreti di finanziamento o di decadenza, decreti di pagamento e compagnia bella.

Perché qui lo stato è un optional. Ma forse stavolta qualcuno se n’è accorto. O no?