Emergenza incendi, vogliamo ripensare al ruolo di Calabria Verde? (di Angelo Broccolo)

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Da giorni la squadra di terra composta da volontari e dai pochi superstiti del consorzio di bonifica del Pollino ex Afor (Calabria verde) lottano da terra per tentare di spegnere l’incendio che divampa tra i faggeti di Monte Cerviero. E’ uno dei casi emblematici sui quali spesso cala il silenzio.

Loro conoscono il territorio e negli anni sono stati fondamentali nel prevenire, spesso in assoluto anonimato, che gli incendi arrivassero alle proporzioni devastanti che in queste settimane stanno inginocchiando l’intera regione.

Anche questa emergenza, che ovviamente riconosce cause molteplici (caldo eccessivo, piromani difficilmente individuabili, patologicamente predisposti ovvero in concorso con altre tipologie criminali), è facilitata dalle dismissioni degli organi statuali in difesa del territorio.
In ultimo il capolavoro dell’eliminazione recente del corpo forestale dello Stato che segue a ruota l’ormai ben datato blocco del turnover dei forestali.

Intendiamoci: conosciamo benissimo quale marciume si sia condensato nel tempo, soprattutto nel secondo caso (forestali), l’ilarità generale suscitata dagli articoli apparsi su stampa nazionale che descrivevano situazioni ben oltre il paradosso, le infiltrazioni di vari tipo, le clientele e tutto il resto.
Ma come sempre si è preferito “buttare bambino ed acqua sporca”, anzi a dire il vero… soprattutto il bambino.

Oggi le pregresse attività di prevenzione e controllo che svolgeva il corpo forestale dello Stato, sono state spezzettate e delegate a Carabinieri e Vigili del fuoco.
I primi credo abbiano ben altre gatte da pelare in una terra come la nostra, al netto della competenza, i secondi molto probabilmente, efficacissimi in termini di intervento ”urbano”, sono evidentemente meno addentrati sulle dinamiche che comporta la conoscenza dell’intervento sul territorio.

La riforma Madia si è abbattuta perfino sul DOS, acronimo che sta per “direzione delle operazioni di spegnimento” laddove, com’è noto, si procedeva a bonificare il territorio prima e dopo l’eventuale incendio.

Le ubriacature liberiste che subdolamente hanno ispirato le litanie del non possiamo permetterci nulla che comporti “spese” ingiustificabili, segnano il nostro presente come in altri contesti. Oltre ai danni ben più consistenti in termini di patrimonio comune, andrebbe stabilito l’effettivo “risparmio”, considerato che gli interventi dal “cielo” costano migliaia di euro all’ora e facendo i conti suggeriti dal buon senso la domanda sorge spontanea: cui prodest?

Forse è arrivato il tempo di ripensare al ruolo di Calabria Verde (exAfor) e di ripensare in senso generale la presenza dello Stato nella difesa ampia del nostro territorio. E forse è tempo che questo problema sia da rimettere all’ordine del giorno dell’agenda politica.

Angelo Broccolo
Segretario regionale Sinistra Italiana