Falsi precari Asp, il record di Calabrò a Rossano: “Mi manda Carletto Guccione”

Carlo Guccione e Teodoro Calabrò

Per quanto se ne sa, la procura della Repubblica di Cosenza ha in corso un’inchiesta sulla delicata vicenda dei 133 “precari” assunti a tempo determinato all’Asp di Cosenza in piena campagna elettorale per le Regionali 2014. Per questa inchiesta a dicembre 2016 ci sono stati anche un arresto e tre interdizioni dai pubblici uffici. Ma da allora, in perfetto stile porto delle nebbie, tutto tace. Staranno certamente “inventando” qualcosa per silenziare il tutto.

All’epoca “La Provincia” (il quotidiano che adesso è di proprietà del potentissimo gruppo di potere cariatese de iGreco mentre dal 10 gennaio al 3 aprile aveva svegliato le coscienze dei cosentini), diffuse lo scomodo elenco dei “precari” dal quale anche i profani e i meno sgamati potevano tranquillamente risalire ai rapporti di clientela tra i lavoratori e i politici cosentini.

Cosenza-Asp

Per chi non lo sapesse, questa pratica, che si definisce “voto di scambio”, è reato e prevede anche la detenzione per chi se ne rende protagonista.

Il mondo politico cosentino fu devastato da questo elenco e partì, come al solito, la gara a chiamarsi fuori da questo pasticcio.

Giacomo Mancini chiese alla procura, a mezzo stampa, se non vi fossero tutte le caratteristiche per giustificare l’apertura di un fascicolo per voto di scambio. Orlandino Greco avrebbe voluto invece una commissione d’inchiesta interna alla Regione. I fratelli Gentile scaricarono tutto sulle spalle indebolite dell’ex direttore generale dell’Asp Gianfranco Scarpelli, tra l’altro loro sodale da tempo immemorabile.

Persino Fausto Orsomarso scaricò la portata dell’emendamento “clientelare” sui precari dell’Asp in direzione di Carlo Guccione. Come dire: io ho contribuito, scrivendo la legge, alla costruzione delle pentole ma poi le pietanze da metterci dentro e gli invitati da far sedere a tavola li ha scelti Carletto, ovvero il consigliere più votato della Calabria. E Carletto, come del resto il governatore Mario Oliverio, non hanno mai detto una sola parola sulla faccenda.

Nei mesi scorsi ci siamo occupati dei clienti cosentini riconducibili al Pd e ci siamo soffermati sui parenti di Giancarlo D’Agni (scomparso l’anno scorso), Raffaele Zuccarelli e Giulio Grandinetti (scomparso anche lui ma negli anni passati). In realtà, sono tutti clienti diretti di Nicola Adamo e della moglie Enza Bruno Bossio, vere e proprie teste di legno ma poiché alle elezioni si candidò Guccione, è evidente che un eventuale collegamento dei “raccomandati” non potrebbe che essere riconducibile a lui. Mentre su Rossano il buon Carletto si è mosso in prima persona.

L'ospedale di Rossano
L’ospedale di Rossano

IL CASO ROSSANO

A Rossano il PD14 è stato all’opposizione fino al 2015, quando la giunta “avversaria” è caduta. Il sindaco Giuseppe Antoniotti, in carica dal 2011, è stato espressione del centrodestra ed è stato supportato da cinque liste. I rossanesi hanno così ribaltato il verdetto elettorale del 2006, quando il centrosinistra vinse le elezioni con il candidato Franco Filareto. Poi, come si sa, anche Antoniotti è stato disarcionato e alle ultime elezioni, il PD – alleandosi con Forza Italia! – ha vinto con il candidato Mascaro.

Ma torniamo al 2011, quando, un po’ come accadde anche a Cosenza, il centrosinistra si era presentato addirittura con tre candidati alle elezioni, regalando in pratica il successo agli avversari.

Teodoro Calabrò è stato il primo dei due consiglieri eletti nelle file del Pd con 657 voti (è stato rieletto anche l’anno scorso). A Rossano è stimato e riscuote consenso anche perchè, per il lavoro che ha fatto per molto tempo, è sempre a stretto contatto con la gente. Calabrò infatti ha lavorato nell’Asp di Rossano, al Centro unico per le prenotazioni, il Cup.

Nel famigerato elenco dei “precari” impiegati all’Asp di Cosenza c’è il figlio, Guerino Calabrò, classe 1983. Difficile pensare che, a 32 anni, sia già un precario storico (come cianciava Orsomarso a proposito della sua “legge”), ma tant’è.

Il bello è che Teodoro Calabrò ha voluto strafare e così nell’elenco è stato capace di inserire addirittura anche la nipote, Roberta D’Oppido, classe 1978, e quindi un po’ più grande, ma sempre difficilmente inseribile nell’alveo del precariato storico. Insomma, un’operazione clientelare in grande stile. Con l’assunzione (anche se a tempo) dei suoi due congiunti, la famiglia Calabrò ha stabilito una sorta di record nel panorama della sanità nazionale. Ma è davvero possibile tacere davanti a una dimostrazione così sfacciata di arroganza e protervia?

Carletto e Madame Fifì
Carletto e Madame Fifì

Nessun dubbio sul regista dell’operazione. Teodoro Calabrò si è lanciato più volte in elogi sperticati ad Enza Bruno Bossio per le vicende legate alla contrattualizzazione dei lavoratori Lpu-Lsu di Rossano, rivendicandone a lei il merito piuttosto che al sindaco.

Ma è anche un grande fan del mitico Carletto Guccione e (guarda un po’ come siamo fortunati) oggi abbiamo anche l’onore di ospitare su Iacchite’ una foto dei due grandi amici mentre posano davanti all’obiettivo. In realtà, a dirla tutta, le occasioni non sono certo mancate nel corso dell’ultima campagna elettorale: inaugurazioni, tagli di nastri, visite in tribunale e finanche in ospedale. Nessun dubbio, dunque, sulla sua appartenenza al Pd. In tutto e per tutto. “Guccioniano” di ferro e così potente da inserire non solo il figlio ma anche la nipote nel prezzo da pagare per il suo appoggio elettorale.

Del resto, a Rossano le elezioni regionali per il Pd sono andate benissimo. 2529 voti a Mario Oliverio (contro i 1500 della Ferro) e 463 a Carletto Guccione, secondo solo all’indigeno Giovanni Zagarese nella lista del partito. Un successo a tutti gli effetti, ovviamente ben ripagato. 

Quanto alla sua attuale collocazione all’interno dell’Asp di Rossano, come abbiamo già scritto, Teodoro Calabrò ha lavorato per molti anni al Cup. Dopo la privatizzazione dell’ufficio, Calabrò è stato dirottato in una postazione diversa, cioè in uno di quegli uffici amministrativi al sesto piano dell’ospedale di Rossano (il Cup è al piano terra), ma sempre con le mani in pasta e con entrature di primo livello nel “cuore” dei potenti del Pd. E sempre con voce in capitolo rispetto alle prenotazioni, con relativi “favori” agli amici degli amici, oltre che ai suoi parenti.

E solo qualche mese fa è stato “promosso” con un bell’incarico in una delle tante strutture speciali della Regione. Tanto Palla Palla e quel maialetto di Guccione, ormai, hanno fatto pace, fanno solo finta di litigare, visti i tempi che corrono.

Povera vita vostra!